Storie di giocattoli, la Napoli che “nun pazzea”

Storie di giocattoli

Storie di giocattoliDall’8 dicembre 2016 al 19 marzo 2017, all’interno del convento di San Domenico Maggiore, sarà aperta al pubblico la mostra Storie di Giocattoli. Dal Settecento a Barbie”, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, in collaborazione con l’associazione Arcigay Napoli, il Museo del Giocattolo di Napoli e l’Università Suor Orsola Benincasa.

La mostra, curata principalmente da Vincenzo Capuano con l’aiuto di Claudio Finelli, dedicata a Luca De Filippo, si tiene in quello che Nino Daniele nel suo intervento definisce “il luogo più filosofico di Napoli“, dove hanno lavorato San Tommaso D’Aquino, Giordano Bruno, Tommaso Campanella: San Domenico Maggiore.

Il luogo presenta un lungo corridoio con giochi “femminili” e “maschili” rispettivamente sulla sinistra e sulla destra, ponendo l’obiettivo volontariamente sulle discriminazioni di genere che sono state fatte nel corso dei secoli e che, nella parte iniziale della mostra, non sono così evidenti.

Si inizia infatti con i giocattoli più recenti, come le Barbie e le Action Figures, per poi proseguire tra giocattoli di latta sempre meno all’avanguardia e bambole non più in celluloide ma in legno. Intorno alla seconda metà del ‘900 abbiamo i primi orsetti, creati da Margaret Steiff, per sopperire all’esigenza dei bambini di avvicinarsi a giocattoli più femminili, da “coccolare”, senza però perdere la loro virilità. Andando indietro negli anni si arriva fino all’ultima vetrina, centrale, che contiene la collezione della principessa di San Nicandro, una vera e propria corte borbonica di bambole, e molti altri giocattoli. Il pezzo più antico presente nella sala è una piccola bambolina romana.

Durante il percorso vengono enfatizzati: le problematiche di genere che sono da sempre connesse ai giocattoli, ma anche le differenze sociali che permettevano di acquistare un giocattolo piuttosto che un altro; e così, se i giocattoli di legno erano certamente indirizzati ai bambini più poveri, la perfetta riproduzione in scala delle prime automobili era un lusso che solo in pochi potevano permettersi.

“Storie di Giocattoli” e “Con i Giocattoli nun s’pazzea”, due percorsi educativi che sono molto più di un gioco.

Nella sala accanto alla mostra si tiene un percorso espositivo intitolato “Con i Giocattoli nun s’pazzea”, promossa dall’Associazione “Museo del Vero e del Falso” in collaborazione con la Procura della Repubblica di Napoli, la Direzione Nazionale Antimafia, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, la Guardia di Finanza di Napoli, Confindustria Campania, l’Unione Industriali di Napoli, la Camera di Commercio di Napoli, S.I. Impresa e l’Università di Napoli “Federico II”, il tutto curato da Luigi Giamundo, presidente dell’associazione.

L’esposizione, che consiste in una mostra didattica, ha lo scopo di spiegare, ai bambini con attività interattive e supporti audiovisivi, e agli adulti con grafici e didascalie dettagliati, i pericoli della contraffazione dei giocattoli e del loro acquisto. Vernici dannose, parti male assemblate che rischiano di essere ingerite, oltre al fatto che questi prodotti rappresentano un grave danno per l’economia italiana, provenendo per lo più dall’estero.

In una Napoli che sembra rappresentata in un modo sempre più corrotto, la lotta alla contraffazione, di cui i giocattoli rappresentano nel 2015 il 14% del totale del materiale sequestrato, diventa una battaglia che bisogna vincere. Le esposizioni “Storie di Giocattoli” e “Con i Giocattoli nun s’pazzea” possono svolgere un ruolo importante nel lanciare un messaggio forte di dissenso, così da far diventare un simbolo coloro che per la città si impegnano e non quelli che tentano di distruggerla.

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A proposito di Camilla Brancaccio

Venti anni, nata a Napoli, frequento il terzo anno di lettere moderne e spero di lavorare come editor di testi, un giorno. Ho la passione per la lettura e la scrittura, per il teatro e il cinema, e adoro fare nuove esperienze.

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