Sergio Fermariello, in dialogo con Luciano Romano, ha inaugurato la prima tappa del ciclo “Aperitivo con gli artisti” allo Studio Trisorio.
Dettagli dell’incontro: Sergio Fermariello e Luciano Romano
| Dettaglio dell’evento | Informazioni |
|---|---|
| Artista ospite | Sergio Fermariello |
| In dialogo con | Luciano Romano |
| Location | Studio Trisorio, via Carlo Poerio, Napoli |
| Data | Mercoledì, 29 aprile 2026 |
| Partner gastronomico | Joca Restaurant (Chef Gianluca D’Agostino) |
Indice dei contenuti
Mercoledì, 29 aprile 2026, l’evento ha trasformato la sede espositiva dello Studio Trisorio di via Carlo Poerio a Napoli – una delle due anime della storica galleria partenopea di Laura Trisorio – in uno spazio di confronto aperto e di riflessione sul sistema dell’arte, tra artisti, curatori e pubblico.
Il dialogo informale ma denso di contenuti si è sviluppato intrecciando aneddoti personali, riflessioni e momenti diversi della ricerca di Sergio Fermariello, che hanno ispirato anche il suo recente libro edito da Moebius, dal titolo Il sacrificio del guerriero. Conversazioni con Alessandro Beltrami (2026): dai suoi esordi figurativi alla prima mostra presso la galleria di Lucio Amelio nel 1989 – anno in cui ottenne il premio internazionale Saatchi & Saatchi per giovani artisti – fino ai progetti più recenti.
Sergio Fermariello allo Studio Trisorio: un viaggio tra segno e memoria
Il dialogo si è aperto con il riferimento ai progetti di Sergio Fermariello concepiti in luoghi aperti e citati nel video introduttivo, come Avviso ai naviganti (1999) e La terra di nessuno, la monumentale installazione realizzata dall’artista nel 2014 sul litorale domizio. Qui Fermariello interpreta questo tratto di costa come una soglia, un limen stratificato di memorie arcaiche e migrazioni originarie, segnato da una progressiva trasformazione e dal degrado del paesaggio.
Il suo intervento si configura così come un gesto insieme simbolico e critico: una forma armonica che, rispetto alla frattura del paesaggio contemporaneo, riemerge dal passato per riportare alla luce un ordine perduto. Una sorta di “cattiva coscienza” che opera per ossimori, tra armonia e abbandono, restituzione e scarto.
A partire da questo lavoro, la conversazione si è poi concentrata sul tema centrale della sua ricerca: il rapporto con l’antenato e con l’invisibile; una dimensione che attraversa tutta la sua produzione e che trova nel minuscolo pittogramma riconoscibile nella figura stilizzata del guerriero la sua naturale declinazione. Non un simbolo eroico, ma una presenza reiterata, che rimanda a un’umanità eccedente, fatta di storie perdute e possibilità mancate. «I miei guerrieri hanno in mano un attributo, la “i” e la “o”, la lancia e lo scudo, ma in fondo sono tutte anime perse, perdute», commenta Fermariello.
L’esercito di Fermariello tra immagine e parola: “tracce di storie incompiute”

Luciano Romano introduce poi il tema della serialità del segno: «La tua scrittura così fitta non lascia spazio. Questo esercito è in una posizione che negli scacchi si definisce di stallo. Tu, nell’andare a costruire questo palinsesto, hai già previsto che questo esercito non vada da nessuna parte. Come giustifichi ciò?».
Fermariello riconduce questa condizione all’idea di eccedenza teorizzata da Jean Baudrillard: figure “di troppo”, scarti produttivi di un sistema che genera surplus di significazione e di forme. I suoi guerrieri non avanzano, non agiscono, ma permangono come tracce di storie non compiute. È proprio a partire da queste marginalità che Fermariello definisce il senso del suo lavoro.
Per l’artista, il segno non ha una funzione decorativa, ma orientativa: non rassicura, ma indica una direzione. La reiterazione del guerriero, in apparenza una forma di stasi, diventa così un sistema di segnali, simile a quelli tracciati sugli alberi in un bosco per orientarsi in un contesto complesso, oscuro, dove ciò che conta è trovare una possibile via d’uscita.
Fermariello riflette infine sulla questione del rapporto tra immagine e parola, individuando una frattura originaria nel passaggio dal segno unitario delle culture arcaiche – in cui scrittura e immagine coincidevano – alla loro progressiva separazione: da qui il motivo del suo interesse costante per l’ideogramma e le forme ibride in cui segno e significato cercano nuove possibilità di incontro.
Le sperimentazioni di Sergio Fermariello e la svolta della sua ricerca
Sollecitato da Luciano Romano, Fermariello si sofferma poi sulle proprie sperimentazioni materiche e, in particolare, sull’utilizzo del taglio laser, da lui considerato una vera e propria svolta della sua ricerca: «Il taglio trasforma il segno in assenza, in vuoto, aprendo una dimensione in cui la forma si definisce per sottrazione più che per costruzione». Un passaggio che rimanda alle esperienze di Lucio Fontana e Giuseppe Capogrossi, dove il segno non è più decorazione ma apertura, spazio, possibilità.
Dal dialogo serrato, costellato di aneddoti legati alle esperienze di vita e al percorso artistico di entrambi, tra cui un avventuroso viaggio in diciassette tappe in aereo, emerge anche il profondo interesse di Fermariello per la figura di Vincent van Gogh, che lo ha portato a realizzare nel 2020, a Napoli, l’installazione site-specific H(EAR), ispirata all’opera del pittore olandese.
L’opera, composta da spighe di grano ripiegate a formare, all’apice, un orecchio stilizzato, gioca sulla sovrapposizione semantica del termine “ear” – che in inglese indica sia l’orecchio sia la spiga – aprendo a una riflessione sul famoso taglio dell’orecchio di Van Gogh. Un’azione che Fermariello rilegge in chiave simbolica: «Se l’orecchio è anche spiga – commenta l’artista – il gesto si carica di una valenza ulteriore, quasi rituale, in cui il pane spezzato e il vino versato rimandano a una dimensione eucaristica, di sangue e sacrificio».
L’evento si è concluso con un piacevole aperitivo in giardino, curato e offerto da Joca Restaurant, con la presenza dello chef stellato, Gianluca D’Agostino; un ulteriore momento conviviale che ha favorito uno scambio di idee tra tutti gli ospiti e la nascita di nuove relazioni e collaborazioni.
“Aperitivo con gli artisti” si conferma così un’iniziativa capace non solo di raccontare l’arte, ma di attivare un confronto autentico sui suoi processi più profondi, contribuendo alla valorizzazione culturale della città di Napoli e al rafforzamento delle sue reti creative.
Informazioni sui prossimi appuntamenti allo Studio Trisorio
Non perdetevi i prossimi appuntamenti con lo Studio Trisorio, previsti:
- Il 14 maggio: presso la sede di Riviera di Chiaia, in occasione della mostra di Alfredo Maiorino.
- Il 21 maggio: nell’ambito della rassegna che proseguirà nella sede di via Carlo Poerio, con Christiane Löhr intervistata da Elisabetta Di Maggio.
Per ulteriori approfondimenti sull’artista Sergio Fermariello clicca qui.
Fonte immagini: In evidenza (Ufficio Stampa); altre foto (archivio personale)

