La terza giornata del Romics 2026 ha mostrato bene una delle qualità migliori della manifestazione: la capacità di tenere insieme mondi diversi senza farli sembrare lontani. Il fumetto d’autore, l’animazione internazionale, la riflessione civile, i premi editoriali e perfino gli effetti visivi cinematografici hanno condiviso lo stesso spazio, restituendo l’idea di una cultura pop che non è solo intrattenimento, ma anche linguaggio, memoria e visione. Tra gli appuntamenti più interessanti della giornata: l’incontro con Zerocalcare, il Premio Romics del Fumetto e delle Narrazioni per Immagini e l’intervento di Victor Perez.
| Principali Premi Assegnati al Romics 2026 | Vincitori e Opere |
|---|---|
| Gran Premio Romics | Ombre di famiglia di Tessa Hulls (Tunué) |
| Miglior Fumetto Italiano | Tapum di Leo Ortolani (Feltrinelli) |
| Miglior Fumetto Internazionale | Gaza 1956 di Joe Sacco (Mondadori) |
| Premio Speciale Maestri del Fumetto | Bit Degeneration di Roberto Olivo e Bruno Brindisi (Allagalla) |
| Miglior Serie a Fumetti | Battle Beast vol. 1 di Robert Kirkman e Ryan Ottley (saldaPress) |
Indice dei contenuti
Gigi Cavenago: da Dylan Dog all’animazione internazionale

Uno spazio significativo lo ha occupato la mostra dedicata a Gigi Cavenago, autore amatissimo dai lettori di fumetti italiani e oggi sempre più riconosciuto anche al di fuori di quel perimetro. Il percorso espositivo ha messo magistralmente in dialogo due dimensioni parallele del suo lavoro: da una parte il fumetto, con un’attenzione particolare all’esperienza decennale maturata su Dylan Dog; dall’altra l’animazione, un settore che negli ultimi mesi gli ha portato una visibilità internazionale costantemente in crescita.
Il cuore nevralgico della mostra risiede proprio in questo passaggio: non una cesura netta, ma un solido ponte creativo. Cavenago viene raccontato come un artista poliedrico, capace di trasferire nel linguaggio audiovisivo la stessa sensibilità narrativa e la medesima ricchezza visiva che i suoi lettori conoscono da anni ammirando le sue tavole. Il suo pregevole lavoro recente nel mondo dell’animazione, culminato nei meritati riconoscimenti ottenuti per il progetto How Zeke Got Religion, dimostra quanto il suo sguardo d’autore sia ormai pienamente e stabilmente internazionale, pur restando fortemente radicato in una cultura figurativa orgogliosamente italiana.
Il percorso dedicato a Dylan Dog, costellato di materiali che testimoniano le sue innumerevoli collaborazioni, le celebri copertine, gli originali delle tavole e i vari passaggi di stile, aiuta a capire perfettamente perché Cavenago sia riuscito a evolvere in modo così naturale verso altri linguaggi mediatici. Il suo inconfondibile tratto, infatti, non è mai soltanto puramente illustrativo: è già di per sé racconto dinamico, pura atmosfera, vibrante tensione drammatica. Guardando le opere in mostra, la sensazione prevalente è quella di vivere una vera e propria espansione del suo campo d’azione.
Zerocalcare: ironia e pressione per la terza giornata del Romics 2026

L’attesissimo incontro con Zerocalcare, moderato dal giornalista Riccardo Corbò, è stato sicuramente uno dei momenti più riconoscibili e partecipati della terza giornata del Romics, anche perché ha restituito un ritratto molto meno cristallizzato dell’autore romano, che è apparso estremamente attraversato da dubbi creativi, profonde trasformazioni e una matura autocoscienza. Salito sul palco (accompagnato fedelmente dal suo cane), Zerocalcare ha svelato al pubblico il teaser della sua nuova serie animata prodotta per Netflix, ammettendo senza troppi giri di parole di temere l’inevitabile confronto con la fortunata Strappare lungo i bordi, un’opera che per larghissima parte del pubblico resta ancora il punto di riferimento emotivo più immediato del suo lavoro recente. Il senso profondo del suo discorso, tuttavia, è stato inequivocabilmente chiaro: la nuova serie non prova affatto a replicare quel ritmo frenetico o quella specifica formula narrativa, ma mira a spingersi coraggiosamente in una direzione molto più complessa e stratificata. Non a caso, l’autore l’ha collocata idealmente accanto a Strappare lungo i bordi e Questo mondo non mi renderà cattivo, parlando esplicitamente di una sorta di trilogia animata tematica.
Uno dei passaggi indubbiamente più interessanti e introspettivi dell’incontro durante la terza giornata del Romics 2026 ha riguardato l’ambivalente rapporto con il “vecchio Zerocalcare”. Riguardando insieme al pubblico alcuni suoi materiali più datati, l’autore ha lasciato intendere con ironia che la sua versione più giovane e intransigente forse lo rimprovererebbe aspramente per alcuni compromessi di forma accettati nel tempo; dal canto suo, lui oggi consiglierebbe a quel sé degli esordi di prestare molta più attenzione e cautela al delicato rapporto con la stampa, con la sovraesposizione mediatica e con il modo in cui il discorso pubblico si impossessa, distorcendole, delle cose e delle idee. È emersa così, in tutta la sua forza, una tensione squisitamente contemporanea: quella costante lotta tra il mantenere la propria autenticità e il gestire un’enorme visibilità, tra la fisiologica crescita artistica e il sospetto strisciante di essersi in parte irrimediabilmente allontanati dalla spinta punk e originaria.
Eppure, proprio quell’origine underground resta fortissima e ben visibile. Nel corso del suo intervento è tornata più volte a galla la matrice fieramente artigianale dei suoi primi lavori: video dall’aspetto volutamente grezzo, schermi filmati in modo precario col telefono, doppiaggi registrati in casa, una “sporcizia” tecnica rivendicata orgogliosamente non come un limite strutturale, ma come una vera e propria identità stilistica. Anche nel fisiologico passaggio a produzioni nettamente più strutturate e ad alto budget, quella matrice primigenia non viene mai rinnegata. L’intero ragionamento sulle voci scelte per le sue serie animate va esattamente in quella direzione: quasi tutte (ad eccezione della voce storica e inconfondibile di Valerio Mastandrea per l’Armadillo) sono interpretate e modulate da lui stesso in prima persona. Questo perché eventuali prove più tradizionali, affidate a freddi doppiatori professionisti, gli sarebbero inevitabilmente risultate troppo distanti e asettiche rispetto al peculiare “suono interno” che popola il suo universo narrativo.
Durante questa intensa terza giornata del Romics 2026 c’è stato fortunatamente spazio anche per parlare de La fine del mondo, la nuova e interessante rivista a fumetti mensile allegata a Il Manifesto, ideata dal vulcanico duo Maicol & Mirco. Zerocalcare l’ha descritta con entusiasmo come un prezioso spazio libero in cui può sperimentare maggiormente col linguaggio, uscendo finalmente dai rassicuranti binari in cui il grande pubblico ormai tende comodamente a collocarlo. Ma forse il punto intellettualmente più elevato emerso dal panel è stato un altro: quando si trova ad affrontare temi scomodi, complessi, profondamente sociali o esplicitamente politici, Zerocalcare continua a rivendicare con forza il primario bisogno di essere comprensibile a tutti. L’autore non rinuncia minimamente alla radicalità e alla crudezza del contenuto trattato, ma rifiuta categoricamente l’idea, tutta intellettuale, che per risultare profondi si debba necessariamente diventare oscuri, criptici o elitari. Ed è probabilmente proprio qui, in questo difficile equilibrio, che si trova ancora oggi il cuore pulsante del suo straordinario successo: nella sincera volontà di parlare a tutti, indistintamente, senza però mai smussare davvero o edulcorare ciò che vuole comunicare al mondo.
Il Premio Romics del Fumetto e delle Narrazioni per Immagini

La terza giornata del Romics 2026 ha ospitato anche l’attesissima cerimonia del Premio Romics del Fumetto e delle Narrazioni per Immagini, il quale, come da consolidata tradizione annuale, ha offerto ai presenti una fotografia nitida, variegata e assai significativa del panorama editoriale contemporaneo. Sul palco si sono alternati autori storici e consolidati, nuove promettenti voci emergenti e progetti crossmediali capaci di dialogare brillantemente con più linguaggi artistici.
- Il Gran Premio Romics è andato all’opera Ombre di famiglia di Tessa Hulls (edita da Tunué), meritatamente premiato come racconto straordinario, capace di trasformare una memoria prettamente familiare in un potente messaggio universale, attraversando intere generazioni e diverse culture con un segno grafico che si fa sublime strumento di verità storica e di riconciliazione emotiva.
- Il Premio Nuovi Talenti è stato meritatamente assegnato a Si torna sempre dove si è stati male dell’emergente Isotta Santinelli (edito da Gallucci). Si tratta di un’opera intrisa di tagliente ironia, di spregiudicatezza narrativa e di disarmante fragilità generazionale, utilizzata per raccontare senza filtri le derive delle relazioni tossiche e il generale disorientamento affettivo dei giovani d’oggi.
- Il prestigioso riconoscimento per il Miglior Fumetto Italiano è andato a Tapum del maestro Leo Ortolani (pubblicato da Feltrinelli). Quest’opera si posiziona nettamente lontana dalle sue classiche atmosfere più leggere e parodistiche, risultando invece profondamente immersa nel dramma cupo della Prima guerra mondiale, muovendosi in un magistrale equilibrio tra attenta ricerca storica e incommensurabile dolore umano.
- Come Miglior Fumetto Internazionale è stato invece premiato il monumentale Gaza 1956 dell’inviato Joe Sacco (edito in Italia da Mondadori), unanimemente riconosciuto dalla giuria per la sua inarrivabile capacità di fondere sapientemente l’arte del disegno, il crudo reportage sul campo e la scrupolosa indagine giornalistica, ricordando a tutti i lettori come la grande e asettica Storia sia inevitabilmente intessuta delle innumerevoli e piccole storie di chi la subisce tragicamente sulla propria pelle.
- Il Premio Speciale Maestri del Fumetto è andato alla brillante opera Bit Degeneration di Roberto Olivo e Bruno Brindisi (pubblicata da Allagalla), un recupero splendidamente ironico, raffinato e citazionista di un immaginario spiccatamente cyberpunk, declinato però in chiave squisitamente romana e profondamente radicato nell’estetica degli anni Novanta.
- Per l’importante categoria Miglior Fumetto per Bambini e Ragazzi ha trionfato Il club del fumetto degli autori Raina Telgemeier e Scott McCloud (edito da Il Castoro), premiato entusiasticamente per l’eccezionale capacità di raccontare con freschezza i temi dell’amicizia e della creatività giovanile, usando il potente mezzo del fumetto per spiegare didatticamente le basi stesse del fumetto.
- Il meritato premio per la Miglior Serie a Fumetti è andato all’action esplosivo Battle Beast vol. 1 – Sangue e gloria della rodata coppia formata da Robert Kirkman e Ryan Ottley (saldaPress), un’opera dinamica e visivamente strabiliante capace di espandere con brutale forza l’immenso universo supereroistico di Invincible.
- Come Miglior Progetto Editoriale Transmediale è stato innovativamente premiato Orbit Orbit, ideato dal celebre cantautore Caparezza con il fondamentale contributo visivo di numerosi autori di punta del fumetto, e pubblicato dalla Sergio Bonelli Editore: un progetto unico nel suo genere, capace di saldare organicamente in un’unica esperienza immersiva musica, immagini evocative e grande racconto d’avventura.
- Per la categoria Miglior Libro Illustrato ha trionfato Nonso del duo Guia Risari e Andrea Oberosler (Sabir Editore), un’opera delicatissima, immensamente poetica e visivamente sognante centrata sull’importante tema della voce, dell’assenza e dell’inevitabile emersione delle proprie emozioni nascoste.
- Il Premio Cultura del Racconto per Immagini è andato all’imperdibile saggio Fiabe e Leggende Studio Ghibli di Ippei Otsuka (edito da Kappalab), premiato per la meticolosa capacità di approfondire, con ammirevole chiarezza e indiscusso fascino espositivo, l’immaginario visivo e culturale di uno degli storici studi di animazione giapponesi più amati e riveriti al mondo.
- Infine, il tanto ambito Premio del Pubblico (decretato tramite i voti dei lettori) è stato assegnato alla splendida opera Nereidi della talentuosa Ilaria Palleschi (pubblicato da Il Castoro).
Nel loro maestoso insieme, i premi distribuiti hanno restituito agli appassionati un’immagine estremamente ricca, vivace e plurale del fumetto contemporaneo. Si è parlato di memoria storica, di spietata politica, delle fragilità dell’infanzia, di ardita sperimentazione stilistica e di complessa transmedialità. Non è emersa una sola e asfissiante direzione creativa, ma innumerevoli e promettenti strade aperte per il futuro. Ribadendo ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, che il medium del fumetto è pura cultura, è indiscusso arricchimento intellettuale, è, a tutti gli effetti, grande storia della letteratura.
Victor Perez alla terza giornata del Romics 2026: gli effetti visivi come immaginazione prima ancora che tecnica

L’attesissimo intervento del maestro Victor Perez ha portato sul grande palco principale del Romics una riflessione molto limpida e profonda sull’attuale stato del cinema e sull’uso, spesso abusato, degli effetti visivi. A differenza di quanto ci si potesse aspettare da un tecnico del suo calibro, il suo ispirato discorso non si è concentrato in alcun modo sulla pura e fredda spettacolarità tecnica degli strumenti digitali, quanto su un’idea concettuale molto più interessante e filosofica: la magia degli effetti visivi non dipende esclusivamente dall’avere a disposizione mezzi economici spropositati, ma risiede in primo luogo nella capacità umana di immaginare soluzioni creative, di inventare nuovi linguaggi e di sognare mondi inesplorati.
Premiato meritatamente con l’ambito Romics d’Oro 2026 e già trionfatore assoluto di ben due David di Donatello per i migliori effetti visivi, Perez vanta un curriculum eccezionale che parla chiaramente da solo: ha collaborato a saghe titaniche come Harry Potter, il capolavoro nolaniano The Dark Knight Rises, il cupo spin-off di Star Wars Rogue One, spingendosi fino a pellicole come I Fantastici Quattro: Gli inizi. Eppure, nel corso del suo illuminante intervento, l’artista non ha mai lasciato cadere o minimizzato l’orgoglioso riferimento alla sua lunga formazione professionale maturata anche e soprattutto in Italia. Al contrario, ha insistito più volte sul fatto che sia stata proprio l’esperienza pregressa nell’industria cinematografica italiana ad avergli insegnato una lezione di vita fondamentale e irrinunciabile per la sua carriera: la straordinaria capacità di “fare molto” anche quando non si dispone minimamente di budget o mezzi tecnici illimitati.
In questo specifico e illuminante senso, il film nostrano Il ragazzo invisibile (di Gabriele Salvatores) è emerso nel discorso come il perfetto esempio concreto di un cinema capace di trasformare un evidente limite produttivo o di budget in una vera e propria e geniale invenzione visiva. Si tratta di una riflessione molto importante e attuale, soprattutto in un contesto globale in cui si tende troppo spesso e superficialmente ad associare in automatico la qualità degli effetti speciali solo alle gigantesche produzioni della grande industria hollywoodiana internazionale. Perez ha mostrato al pubblico affascinato, invece, l’esistenza e il valore di un’altra idea di artigianato digitale: un lavoro nettamente meno dipendente dall’onnipotenza economica dei colossi e molto più legato in profondità alla pura visione artistica del creatore.
Per fare questo mestiere ad alti livelli, ha spiegato in sostanza Perez alla platea, serve necessariamente sforzarsi di mantenere uno sguardo puro e quasi infantile. Non infantile nel senso ingenuo o sprovveduto del termine, bensì totalmente libero dai rigidi schemi. Libero di immaginare e sognare prima ancora di iniziare ad autocensurarsi preventivamente, libero di vedere innumerevoli possibilità creative molto prima di lasciarsi inevitabilmente bloccare dai paletti del realismo o dalla stantia prudenza dell’età adulta. È proprio a questo punto che il suo applaudito intervento ha smesso di rivolgersi solo agli addetti ai lavori, iniziando a parlare dritti al cuore a chiunque si occupi di creazione a qualsiasi livello: l’invenzione artistica, prima ancora di tradursi in tecnica applicata, è una coraggiosa e imprescindibile postura mentale.
Una giornata che racconta bene l’anima del Romics
Tirando le somme, la terza scoppiettante giornata del Romics 2026 ha avuto senza dubbio il grande e raro merito di riuscire a tenere abilmente insieme registri comunicativi molto diversi tra loro, senza però mai perdere di coerenza o risultare stonata. La bellissima mostra su Cavenago ha mostrato visivamente come il fumetto d’autore possa facilmente diventare un linguaggio visivo assolutamente globale e senza frontiere. Zerocalcare, dal canto suo, ha riportato intelligentemente al centro dell’attenzione il peso gravoso del giudizio pubblico, ribadendo la ferma necessità dell’intellettuale di restare sempre scomodo e pungente. Il Premio Romics ha messo in fila, premiandole, opere tra loro diversissime, ma tutte indistintamente accomunate da una fortissima idea di racconto e di autorialità. Victor Perez, infine, ci ha umilmente ricordato che la fredda perfezione della tecnica, se priva di immaginazione e cuore, resta solo un inutile e vuoto guscio estetico.
L’idea centrale e rincuorante che la terza giornata del Romics 2026 ha veicolato a gran voce a tutti i presenti è che il mondo del fumetto, la complessa industria dell’animazione e il rutilante universo del cinema sono ancora luoghi sacri in cui il linguaggio narrativo conta davvero, la forma estetica è fondamentale per veicolare un messaggio, ma alla fine ciò che conta in modo assoluto e primordiale è lo sguardo peculiare e umano con cui si sceglie consapevolmente di attraversarli e raccontarli.
Romics 2026: informazioni utili per l’ultima giornata
Il seguitissimo festival prosegue inarrestabile con la sua ultima, intensa giornata di chiusura: domenica 12 aprile 2026 il Romics torna infatti ad animare i padiglioni della Fiera di Roma per il suo imperdibile gran finale, con orario continuato di apertura al pubblico dalle ore 10:00 alle ore 20:00.
Come acquistare i biglietti e prezzi:
- I biglietti d’ingresso sono comodamente acquistabili online, sia tramite il sito web ufficiale della manifestazione sia appoggiandosi al circuito Vivaticket. In alternativa, previa verifica della disponibilità residua, è possibile acquistarli direttamente presso le casse fisiche posizionate in fiera.
- Il prezzo del biglietto giornaliero intero per la giornata festiva di domenica è fissato a 15 euro. Da tenere a mente che, in caso di acquisto telematico, a questo importo si aggiunge una piccola commissione fissa di prevendita pari a 1,50 euro.
Come raggiungere agevolmente la Fiera di Roma:
- Per chi parte o arriva tramite treno da Roma Termini, il percorso consigliato e decisamente più semplice prevede di prendere la Metro B fino alla stazione di Piramide. Da lì, basterà fare un breve cambio alla vicina stazione di Roma Ostiense, prendere il treno regionale FL1 (in direzione Fiumicino Aeroporto) e infine scendere comodamente alla fermata dedicata, ovvero Fiera di Roma.
Per recuperare i nostri reportage sui giorni precedenti del festival, vi invitiamo a leggere:
- Romics 2026: il reportage della prima giornata
- Romics 2026: il racconto e gli ospiti della seconda giornata
Fonte immagini: foto scattate in loco

