Il dio Apollo: analisi di una divinità tra luce e ombra

Dio Apollo, caratteristiche della divinità dell'amore

No, non oblio, mi rammento di Apollo che lungi saetta.
Così recita l’inno omerico dedicato ad Apollo, descrivendo una divinità ancestrale dal carattere aspro e selvaggio. Questo articolo nasce con l’intento di analizzare la sua figura complessa, lontana dall’immagine semplificata di dio della sola razionalità.

Il dio Apollo in sintesi

Attributo Descrizione
Genitori Zeus e Latona (Leto). Sorella gemella: Artemide.
Domini Principali Arti (musica, poesia), profezia (Oracolo di Delfi), tiro con l’arco, medicina e pestilenze.
Simboli Iconici Lira (o cetra), arco e frecce d’argento, alloro, sole.
Natura Contraddittoria: dio della razionalità (apollineo), ma anche crudele, vendicativo e passionale.

L’identità del dio Apollo

Chi era il dio Apollo? È figlio di Latona e di Zeus, re degli dei. Questo nume primitivo, naturale e antitetico, è diverso da colui che ci era stato rivelato nel motto delfico “conosci te stesso”. È un dio del pantheon ellenico che dal principio omerico a quello sofista affronta un’evoluzione che è una rivoluzione.

Le contraddizioni: tra musica e violenza

La soluzione all’identità di Apollo si risolve pacificandosi con la sua molteplice natura. Di cosa era dio Apollo? Si immortala in una posa chiastica perché, se da un lato stringe la cetra, dall’altro impugna arco e frecce d’argento. E se è padrone dell’arte medica, è anche l’artefice di morti improvvise e gravi epidemie. E se è vero che Apollo è il dio della razionalità, tutt’altro che razionali possono definirsi i moti del suo animo.

Apollo è colui che condanna Cassandra a profezie in-credute, che mortifica Marsia in una gara musicale. Ma non sono forse gli dei stessi ad aver inventato la tracotanza? Non è forse Apollo il dio tracotante che ha sfidato Pito, il serpente nato da Gea prima di lui? Non è Apollo il dio che sfida la legge di Era e viene al mondo, come figlio di Zeus, su una terra galleggiante? E non è forse ancora Apollo quel nostro Apollo che apre un varco tra uomini e dei attraverso l’oracolo di Delfi e la Pizia?

Gli amori infelici del dio

È umano Apollo nella crudeltà degli amori negati: a noi pare uguale all’uomo nella scultura del Bernini in cui è colto nello slancio di trattenere la ninfa Dafne. A noi pare uguale agli uomini nell’atto di amare il suo Giacinto. Ma a un dio non è concesso amare alla maniera sfortunata degli uomini. Il divario tra due esseri di natura opposta rende questo Apollo un amante disgraziato, destinato a struggersi e a ferirsi sulla bellezza di un nuovo amore.

Apollo nella mitologia romana: differenze e analogie

A differenza di molte altre divinità greche, che furono assimilate a divinità romane preesistenti (come Zeus con Giove), Apollo fu importato nel pantheon romano mantenendo il suo nome greco. Questo indica la grande influenza culturale greca su Roma. Tuttavia, la sua figura subì alcune modifiche. Mentre l’Apollo greco era complesso e spesso crudele, l’Apollo romano, introdotto a Roma già nel V secolo a.C. in seguito a una pestilenza, fu venerato principalmente come dio della medicina e della guarigione (*Apollo Medicus*) e come dio della profezia. La sua natura “oscura” e vendicativa fu attenuata, e venne enfatizzato il suo ruolo di portatore di ordine e civiltà, caro all’imperatore Augusto che lo scelse come sua divinità protettrice e gli dedicò un magnifico tempio sul Palatino.

Servo di Admeto, padre di Asclepio e di una titanide, tenue fiamma ardente, dolcissimo suonatore d’arco, furioso saettatore di musiche, oracolo ed enigma: molte cose è stato Apollo. Il suo fascino eterno è ammirabile nelle opere letterarie, pittoriche e scultoree, come l’Apollo Citaredo conservato al MANN di Napoli. Ancora oggi si contempla la sua natura equilibrata e coesa alla musica e, contemporaneamente, si adora il selvatico insito in lui, la ribellione e l’anarchia giovanile, essendo Apollo eternamente giovane, per cui “a me pare uguale a te”.

Immagine in evidenza: pixabay

Articolo aggiornato il: 29/08/2025

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A proposito di Arianna Orlando

Classe 1995, diplomata presso il Liceo Classico di Ischia, attualmente studente presso la Facoltà di Lettere all’Università di Napoli Federico II, coltiva da sempre l'interesse per la scrittura e coniuga alla curiosità verso gli aspetti più eterogenei della cultura umana contemporanea, un profondissimo e intenso amore verso l’antichità. Collabora con una testata giornalistica locale, è coinvolta in attività e progetti culturali a favore della valorizzazione del territorio e coordina con altri le attività social-mediatiche delle pagine di una Pro Loco ischitana.

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One Comment on “Il dio Apollo: analisi di una divinità tra luce e ombra”

  1. Apelle figlio di apollo fece una palla di pelle di pollo, tutti i pesci salirono a galla per vedere la palla di pelle di pollo fatta da Apelle figlio di apollo

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