Il diritto all’equo processo e il principio di legalità sono tutelati a livello sia nazionale che internazionale. Il primo riguarda sia le modalità di funzionamento del processo, sia l’organizzazione complessiva del sistema giudiziario nazionale, che deve garantire lo svolgimento dei procedimenti giudiziari in modo corretto, efficace e indipendente da altri poteri dello Stato, in particolare quello esecutivo. A livello universale, questo diritto è previsto, ad esempio, dall’art. 14 del Patto sui Diritti Civili e Politici, mentre a livello regionale ed europeo dall’art. 6 della Convenzione EDU. Invece, il principio di legalità vieta di arrestare, detenere o condannare individui se non in base a provvedimenti legislativi entrati in vigore prima della commissione del reato. A livello internazionale, questo principio lo ritroviamo nell’art. 11 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, mentre a livello regionale nell’art. 7 della Convenzione EDU.
| Principio Giuridico | Sintesi delle Garanzie Fondamentali |
|---|---|
| Diritto all’equo processo | Tribunale indipendente, presunzione d’innocenza, parità delle armi, tempi ragionevoli e diritto alla difesa. |
| Principio di legalità | Nessuno può essere condannato per un’azione che non costituiva reato al momento in cui è stata commessa. |
| Irretroattività della legge penale | Divieto di applicare pene più severe retroattivamente, ma obbligo di applicare retroattivamente leggi più favorevoli al reo (favor rei). |
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Il diritto all’equo processo
Il diritto all’equo processo è frammentato e si applica ai procedimenti penali e civili, mentre la sua applicazione ai procedimenti amministrativi è decisamente più controversa; l’applicazione di questo diritto è di norma esclusa per i procedimenti su questioni elettorali e per quelli di natura tributaria. Chiaramente, un giudice internazionale (come la Corte EDU) può respingere la qualificazione puramente formale fatta a livello nazionale e ritenere che la questione sia da ricondurre ad un ambito giuridico diverso, imponendo l’applicazione delle garanzie.
Il diritto all’equo processo comprende una serie di diritti che possono essere applicati trasversalmente ai vari procedimenti giudiziari (seppur alcuni siano previsti solo per quelli penali). Le principali garanzie ricavabili dal diritto all’equo processo sono:
- Il diritto di accesso effettivo ad un giudice nazionale: non possono esserci ostacoli insormontabili di natura sostanziale o procedurale nell’accesso ad un giudice nazionale, sia che si tratti di motivazioni economiche (come costi eccessivi per la presentazione di un ricorso o cauzioni esorbitanti), sia che abbiano altra natura (come limiti temporali irragionevoli). Esso comprende intrinsecamente anche il diritto all’esecuzione della sentenza da parte delle autorità statali;
- Il diritto ad un tribunale indipendente, imparziale e costituito per legge: vanno valutate scrupolosamente le modalità di nomina, la durata del mandato e l’assoluta imparzialità del giudice competente a risolvere la controversia;
- Il diritto allo svolgimento di una procedura giudiziaria discussa e decisa in udienze pubbliche, in modo che il procedimento e la conseguente sentenza si svolgano in modo visibile e trasparente a chiunque;
- Il diritto allo svolgimento in tempi ragionevoli del procedimento giudiziario: questa valutazione dipende da vari fattori, come l’oggettiva complessità della controversia, la delicatezza degli interessi in gioco e la condotta processuale delle parti in causa;
- La presunzione di innocenza: è esclusivamente la pubblica accusa a dover dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio la colpevolezza dell’accusato, che non può mai essere data per presupposta a priori;
- Il diritto alla parità delle armi fra accusa e difesa;
- Il diritto di difendersi in modo autonomo o di ricorrere ad un difensore di fiducia: quest’ultimo punto comprende anche l’imprescindibile possibilità di consultarsi periodicamente e privatamente con il proprio avvocato, nonché di usufruire del gratuito patrocinio nel caso in cui l’individuo non disponga dei mezzi economici sufficienti per pagarsi le spese legali;
- Il diritto di essere prontamente informato delle accuse penali: in questo caso, le autorità nazionali hanno l’obbligo di assicurarsi che l’accusato abbia realmente compreso la natura e le cause delle violazioni che gli sono state attribuite;
- Il diritto di disporre di tempi e mezzi adeguati per preparare la difesa;
- Il diritto di avvalersi dell’assistenza gratuita di un interprete qualora l’individuo accusato non comprenda o non parli la lingua utilizzata nel processo;
- Il diritto al doppio grado di giudizio (specifico dell’ambito penale): consente all’individuo la cui colpevolezza è stata accertata in primo grado di rivolgersi ad un tribunale della giurisdizione superiore per contestare la decisione di condanna;
- Il diritto a non essere giudicato o punito due volte per lo stesso identico reato (ne bis in idem).

Il principio di legalità e di irretroattività della legge penale
Il sopracitato principio di legalità, che vieta categoricamente di arrestare, detenere o condannare individui se non in base a provvedimenti legislativi chiari entrati in vigore prima della commissione del reato, è strettamente e logicamente connesso al principio di irretroattività della legge penale. Ciò significa che è vietata l’applicazione retroattiva delle norme penali incriminatrici, ma vieta anche l’uso di interpretazioni analogiche ed estensive che producano effetti più sfavorevoli per l’imputato. Tuttavia, questo principio cardine non impedisce in alcun modo l’applicazione retroattiva di norme penali più favorevoli all’individuo (favor rei). Ad esempio, se dopo la commissione del reato ma prima della sentenza definitiva entra in vigore una legge che riduce o abolisce la pena per quel crimine, il giudice è tenuto ad applicare la norma più favorevole, anche se entrata in vigore successivamente al fatto commesso.
Il rispetto del principio di legalità non deve essere garantito solo formalmente (tramite l’esistenza di una legge scritta), ma anche sostanzialmente: lo Stato ha il dovere di formulare divieti e sanzioni in modo chiaro, accessibile e prevedibile, così che tutti i destinatari possano conoscere in anticipo e senza ambiguità quali comportamenti sono vietati e quali precise conseguenze penali essi comportano. Inoltre, l’imprescindibile requisito della prevedibilità della legge vale sia per i reati comuni (commettibili da chiunque) sia per i reati propri (commettibili solo da determinate categorie di soggetti qualificati, come ad esempio i pubblici ufficiali).

Il diritto all’equo processo e il principio di legalità: pilastri della giustizia
Il diritto all’equo processo e il principio di legalità rappresentano indubbiamente due pilastri fondamentali della tutela dei diritti umani nell’ambito della complessa amministrazione della giustizia: essi servono soprattutto a limitare l’ingerenza statale, evitando che lo Stato metta in atto abusi di potere o si comporti in modo autoritario e arbitrario, garantendo parallelamente che l’individuo accusato sia giudicato in modo rigorosamente conforme alla legge e senza subire odiose discriminazioni (ad esempio, se si tratta di una persona poco abbiente, lo Stato gli garantisce il diritto irrinunciabile di poter comunque ricorrere ad un legale difensore d’ufficio). Tutto ciò è di cruciale importanza affinché la giustizia faccia il suo regolare corso, garantendo che ogni singolo individuo venga giudicato unicamente secondo procedure corrette, totalmente trasparenti e pienamente rispettose dei diritti fondamentali dell’uomo.
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