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Sei Shōnagon: l’attualità di Note del Guanciale

Sei Shonagon: l'attualità di Note del Guanciale

Della vita di Sei Shōnagon si sa poco. Nata presumibilmente nel 966, fu figlia di Kiyohara no Motosuke, un noto poeta e studioso. Questo contesto familiare le permise di sviluppare un profondo amore per i classici e un raffinato gusto letterario. Fu dama di compagnia al servizio dell’imperatrice consorte Teishi dal 993 al 1000 circa, durante l’apice culturale del periodo Heian (794-1185). Proprio in quegli anni, un’altra figura di spicco della letteratura giapponese, Murasaki Shikibu, serviva la seconda imperatrice, Shōshi, alimentando una presunta rivalità che la storia ha tramandato.

Il contesto del periodo heian e il ruolo delle donne

Il periodo Heian fu un’epoca di straordinaria fioritura culturale per il Giappone. Mentre gli uomini di corte si dedicavano alla scrittura in cinese, considerato più prestigioso, le donne svilupparono una ricca produzione letteraria in lingua giapponese vernacolare, utilizzando la scrittura sillabica kana. Questo fenomeno, quasi unico nella storia mondiale, rese le donne le principali artefici dei capolavori della letteratura classica giapponese.

Note del guanciale (Makura no Sōshi)

Sei Shōnagon è ricordata per essere l’autrice del famoso Makura no Sōshi (枕草子), “Note del Guanciale”. Il titolo, come spiegato nell’ultima nota del testo, deriva da un episodio in cui l’imperatrice le donò una risma di carta pregiata. Alla domanda su cosa scriverci, Shōnagon esclamò: “Andrebbe bene per un guanciale!”. Il termine allude probabilmente all’uso di tenere appunti e pensieri in un quaderno vicino al proprio giaciglio. La critica suggerisce anche un riferimento a un poeta cinese che usava i suoi scritti come cuscino, un dettaglio che evidenzia la profonda cultura dell’autrice, che, nonostante le restrizioni per le donne, aveva accesso ai classici cinesi grazie all’influenza paterna.

Il genere zuihitsu e il concetto di okashi

L’opera appartiene al genere zuihitsu (随筆), che significa letteralmente “seguire il pennello”. Si tratta di una raccolta di note, aneddoti, elenchi e riflessioni apparentemente disorganizzati, ma in realtà tenuti insieme da uno stile e da una sensibilità unici. Come sottolineato da fonti autorevoli come l’Enciclopedia Britannica, lo stile di Shōnagon è definito dal concetto estetico di okashi, che può essere tradotto come “interessante”, “affascinante” o “delizioso”. È uno sguardo arguto, brillante e spesso divertito sulla vita di corte, che cattura momenti di bellezza ed eleganza con intelligenza e umorismo.

Sei Shōnagon vs Murasaki Shikibu: due stili a confronto

La sensibilità di Sei Shōnagon è spesso contrapposta a quella della sua contemporanea Murasaki Shikibu.

Autrice Opera, genere e concetto estetico
Sei Shōnagon Opera: Note del guanciale. Genere: Zuihitsu (prosa miscellanea). Concetto estetico: Okashi (interessante, arguto, brillante).
Murasaki Shikibu Opera: Storia di Genji. Genere: Monogatari (romanzo narrativo). Concetto estetico: Mono no aware (il patetismo delle cose, una sensibilità malinconica).

L’attualità e l’universalità delle sue note

Le *Note del Guanciale* sono entrate nel canone della letteratura giapponese perché restituiscono un quadro vivido dell’estetica e della vita di corte Heian. L’autore del Novecento Yukio Mishima scrisse che l’incipit dell’opera è conosciuto a memoria da ogni giapponese, paragonabile al nostro «Nel mezzo del cammin di nostra vita…». L’universalità dell’opera risiede nelle sue famose liste (monozukushi), che esplorano stati d’animo ed esperienze comuni a ogni essere umano. Ne sono un esempio la nota 29, “Cose che fanno palpitare il cuore”, o la nota 28, “Cose odiose”, in cui annovera le zanzare. Questi brevi stralci, al di là del lessico ricercato, permettono di entrare in empatia con l’autrice, dimostrando perché la sua opera sia un classico senza tempo.

«L’aurora a primavera: si rischiara il cielo sulle cime delle montagne, sempre più luminoso, e nuvole rosa si accavallano snelle e leggere. D’estate la notte: naturalmente al chiaro di luna; […] Il tramonto in autunno: malinconico quando i raggi del sole calano obliqui dalla vetta dietro cui tramonta […]. D’inverno, il primo mattino: bellissimo, inutile dirlo, quando cade la neve.» (nota 1)

Fonte foto in evidenza: Wikipedia
Fonte traduzione passi: Sei Shōnagon, Note del Guanciale, a cura di Lydia Origlia, SE Edizioni

Articolo aggiornato il: 16/09/2025

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A proposito di Diana Natalie Nicole

Studentessa di Letterature Comparate, sostengo la continuità tra filosofia e letteratura, con qualche benigna interferenza di linguistica, arte e cultura.

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