Il 17 luglio 2026 il mondo del calcio ha pianto la scomparsa di Osvaldo Bagnoli, ex calciatore e allenatore, morto all’età di 91 anni. Protagonista di una lunga carriera sui campi da calcio, oggi ricordiamo la sua più grande impresa nella storia del calcio italiano: lo storico scudetto, vero e proprio miracolo sportivo, di Osvaldo Bagnoli con l’Hellas Verona nella stagione 1984-1985.
| Dettaglio Stagione | Informazioni Chiave |
|---|---|
| Squadra | Hellas Verona |
| Stagione | 1984-1985 |
| Allenatore | Osvaldo Bagnoli |
| Giocatori Chiave | Preben Elkjær Larsen, Giuseppe Galderisi, Hans-Peter Briegel |
| Record Difensivo | Miglior difesa del torneo (19 reti subite) |
La cavalcata del Verona

Nella stagione di Serie A del 1984-1985 ci saranno tanti cambiamenti nelle squadre italiane. A rubare la scena sarà il colpo Maradona, acquistato dal Napoli per 13 miliardi di lire dal Barcellona, ma ci sarà anche il primo anno in Serie A alla Sampdoria per la leggenda Gianluca Vialli e il blocco del mercato per giocatori stranieri dal gennaio successivo. Ai nastri di partenza il Verona di Bagnoli non era sicuramente tra le favorite in quella magica Serie A anni ’80, avendo davanti delle superpotenze come Inter, Juventus e Milan, anche se già negli anni precedenti, la squadra scaligera stava facendo bene in campionato. Nel mezzo dei tanti acquisti, un nome passerà inizialmente in sordina, quello di Preben Elkjær Larsen, punta centrale presa dal Lokeren, squadra belga. L’attaccante danese, assieme al compagno di reparto Giuseppe Galderisi, formerà una coppia d’attacco decisiva per il campionato e contribuiranno alla storica impresa allo stadio Bentegodi. La stagione sarà contraddistinta anche dalle difficoltà dell’Inter e della Juventus. La prima, nonostante l’acquisto di Karl-Heinz Rummenigge, non riuscirà a trovare la quadra, mentre la Juventus guidata da Giovanni Trapattoni, nonostante avesse il capocannoniere del campionato Michel Platini e il miglior attacco del torneo, farà una stagione sottotono. La vera favola di quel campionato fu proprio il Verona di Osvaldo Bagnoli, che nel girone d’andata riuscì a mantenere, a differenza delle altre, costanza nei risultati, ottenendo tutti risultati utili consecutivi fino alla sconfitta contro l’Avellino nell’ultima giornata del girone d’andata. Ciò che farà la differenza nella prima parte fu soprattutto la capacità di non perdere punti negli scontri diretti contro Inter, Juventus e Roma. Con il girone d’andata, la corsa si era ridotta a tre squadre: Verona, Inter e un’altra sorpresa, il Torino. Il girone di ritorno inizia con un pareggio del Verona contro il Napoli di Maradona, pareggio che portò all’aggancio dell’Inter in classifica. Ma gli scaligeri non si arresero e approfittarono del pareggio dei nerazzurri contro l’Avellino, per portarsi a febbraio a tre lunghezze, grazie alla vittoria sull’Udinese in una partita soffertissima, che gli scaligeri riusciranno ad aggiudicarsi 5-3. Ad essere decisivo in quella partita fu l’attaccante danese Elkjær, che realizzò una doppietta. Fu una partita tosta perché gli scaligeri si fecero rimontare da 3-0 al 3-3, ma grazie ai gol di Elkjaer e del centrocampista Briegel, riuscirono a vincere clamorosamente 5-3; la partita successiva sarà proprio lo scontro diretto contro l’Inter. A quella partita i nerazzurri erano arrivati con sei giocatori non in condizione ottimale, ma nonostante ciò, schiererà la formazione tipo. Dopo un forcing del Verona nel primo tempo, l’Inter passa in vantaggio con Altobelli. Alla ripresa del secondo tempo, il Verona riprende come nel primo ad attaccare, trovando subito il gol del pareggio con il centrocampista Briegel, autore di una stagione incredibile e la squadra di Bagnoli continua ad attaccare, avendo tre occasioni per ribaltare la partita con una punizione di Fanna, e tiri di Elkjær e Di Gennaro, ma la partita finisce in parità. Punto prezioso per il Verona, che mantiene il vantaggio e riesce anche ad allungare con le partite successive, con il pareggio nello scontro diretto con la Juventus per 1-1, la vittoria sorprendente con la Roma per 1-0 con gol decisivo di Fanna dalla distanza e le vittorie su Fiorentina e Cremonese. L’Inter, intanto, perderà punti nelle rispettive giornate, con due pareggi consecutivi contro Milan e Como e le due sconfitte successive contro Juventus e Udinese. Alla ventiquattresima giornata il Verona si porta a 10 punti di distacco dall’Inter, superata anche dal Torino, con cui i veneti perderanno la partita successiva per 2-1, dopo aver sprecato nel primo tempo tante occasioni. Da quella partita il Torino prova a recuperare il distacco, portandosi a sei punti alla terzultima giornata. Alla penultima giornata di campionato, il Torino gioca contro la Fiorentina di Gentile, Socrates e tanti altri, mentre il Verona sfida l’Atalanta. Alla squadra di Bagnoli basta un punto per la vittoria matematica del titolo. Ma l’Atalanta si rivelerà più difficile del previsto e, dopo tante occasioni, al sedicesimo minuto trova il vantaggio con gol di Perico di testa, ma da lì il Verona inizia a produrre gioco, senza risultati. Ma nel secondo tempo arriva il gol proprio con la coppia di attaccanti Galderisi ed Elkjær, con sponda del primo per la bordata del secondo e dopo tantissimi minuti di sofferenza, l’arbitro fischia la fine e a Verona si festeggia un’impresa storica, con Bagnoli portato in cielo, anche perché la squadra di Osvaldo Bagnoli partiva molto meno quotata ai nastri di partenza.
I segreti del Verona di Bagnoli

In quell’annata successe qualcosa d’irripetibile, per tante ragioni. Innanzitutto perché si parlava pur sempre di una realtà, una squadra provinciale, che si doveva confrontare con tante superpotenze, come Inter, Juventus e Roma. Inoltre in quegli anni la Serie A era uno dei campionati migliori al mondo, in cui ogni squadra aveva un top player e il livello era super competitivo, proprio per questo lo scudetto del Verona ha un valore incommensurabile. Ciò che sorprende poi è la capacità di saper lottare e sudare la maglia insieme. Infatti giocatori simbolo del Verona, come Fontolan e l’attaccante Galderisi, ponevano l’accento proprio sull’unità del gruppo in quell’anno. Fontolan dichiarò, 35 anni dopo quel titolo a Radio Sportiva, che il segreto di quel Verona vincente fu soprattutto l’unità d’intenti e il gruppo formato da amici. Il capitano di quella squadra, Tricella, dichiarò invece che i segreti di quel Verona furono il duro lavoro di tutti i membri che erano in società e la competenza della società stessa, anche perché squadre come il Verona erano costrette a vendere alcuni pezzi pregiati per questioni economiche. Nonostante questo, grazie soprattutto al mister Bagnoli e all’allora direttore sportivo Mascetti, le scelte di tattica calcistica furono determinanti nel sostituire bene gli addii e a prendere i giusti rimpiazzi. Infatti in termini di risultati, due dei nuovi acquisti di quell’anno avranno un grande impatto. Il primo è Briegel, centrocampista tedesco arrivato dal Kaiserslautern, protagonista dell’impresa del Verona con ben 9 reti; Elkjær, invece, era un attaccante danese arrivato dal campionato belga e fu anch’egli protagonista della cavalcata con 8 gol in campionato e una grande sinergia con l’altro bomber Galderisi, che realizzò ben 11 reti in quell’annata. Il segreto era la coralità anche nei numeri, sia offensivi che difensivi. Infatti gli uomini di Bagnoli a fine campionato risultarono la miglior difesa, con soli 19 gol subiti. Altra cosa sorprendente è che, nonostante partissero sfavoriti, non persero alcuno scontro diretto con le superpotenze. I migliori giocatori di quella squadra furono sicuramente le due punte Elkjær e Galderisi, il centrocampista Briegel, il capitano Tricella, ma in realtà tutta la squadra fu davvero protagonista di un’impresa che però non era tutta frutto del caso, perché già negli anni precedenti il Verona aveva dimostrato il suo valore, arrivando ottavo in campionato e facendo finale di Coppa Italia l’anno precedente. Tutto questo fu frutto di un lavoro di squadra incredibile e di competenza.
Il ricordo di Bagnoli
L’addio di Bagnoli ha sicuramente colpito il calcio italiano, perché non solo ha lasciato un’impronta sul campo con i risultati portati, ma anche per il valore umano che aveva sempre dimostrato. Il cordoglio dell’Hellas Verona lo testimonia. Nel comunicato sui social, l’Hellas Verona ha ricordato Osvaldo Bagnoli al meglio, scrivendo: “Ciao Osvaldo, hai portato lo scudetto a una città che non aveva mai sognato così in grande, lo hai fatto con umiltà, come solo le leggende sanno fare. E tu, ora e per sempre sei una leggenda inimitabile, non solo per il nostro club, ma di tutto il calcio italiano. Sei il più grande di tutti. Ci manchi già Osvaldo”. Nel comunicato su X, hanno ricordato ancora meglio il loro storico allenatore, diventato poi Presidente Onorario. Ricordano non solo i suoi ottimi anni da centrocampista all’Hellas, anni in cui ritornarono in Serie A, ma soprattutto ciò che ha dato da allenatore, con la promozione in Serie A nel 1982, in quella considerata la più competitiva di sempre e da lì sarà una grandissima ascesa, che porterà a tre partecipazioni alle coppe europee e culminerà con lo storico scudetto dell’annata 84-85. I giocatori di quel Verona ricordano davvero con affetto il mister Bagnoli. Il capitano Tricella, parlando a SKY Sport lo ricorda come un uomo che non parlava molto, ma lungimirante e capace di far rendere al meglio chiunque e, oltre a essere davvero semplice nel modo di porsi ai giocatori, sapeva gestire i momenti perfettamente, mantenendo alta la tensione. Mentre lo storico attaccante Galderisi lo ricorda in modo davvero commovente come un vero e proprio padre, benvoluto da tutti e anche lui voleva bene a tutti; difendeva sempre i calciatori, fu un punto di riferimento per loro. Anche il difensore Marangon ricorda la sua semplicità e purezza d’animo ed era rassicurante solo la sua presenza. Tutto il mondo del calcio ricorda Osvaldo Bagnoli; il Genoa ne ricorda il valore, non solo dal punto di vista sportivo, avendoli portati in Europa, ma soprattutto per il lato umano e per gli insegnamenti trasmessi. Il neoeletto Presidente della FIGC, Giovanni Malagò ricorda quanto la sua semplicità e le conoscenze calcistiche gli abbiano permesso di ottenere quello straordinario Scudetto con il Verona. Il Milan ricorda quel ragazzo nato proprio nella provincia milanese, cresciuto in rossonero e capace di vincere lo Scudetto. Il Sindaco di Verona ed ex calciatore Damiano Tommasi omaggia Bagnoli sottolineando il suo immenso contributo dato a una città come Verona, che continuerà ad omaggiarlo in qualche modo perché a Verona Bagnoli non si potrà mai dimenticare, soprattutto per la sua umiltà che lo rendeva speciale. Insomma Osvaldo Bagnoli è stata una personalità che ha trasmesso tantissimo al mondo del calcio, non solo in termini di conoscenze calcistiche, ma soprattutto in termini umani; forse questo connubio tra competenza e umanità ha portato alla nascita di una delle imprese più memorabili del calcio italiano: il Verona di Bagnoli.
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