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“Knicks in five”: New York è campione NBA dopo 53 anni

Start spreading the news” intonava nel 1980 il leggendario ed intramontabile Frank Sinatra.
L’iconica canzone che ha accompagnato per l’intero mese di Giugno i New York Knicks, riprodotta non-stop tra le strade della Grande Mela e sui social quasi fosse un misto tra inno alla gioia ed un rito scaramantico per i newyorkesi, con il fine (e la speranza) ultimo di ritornare campioni. E questo sogno si è infine realizzato.

Dopo un digiuno di 53 anni dall’ultimo successo nazionale, i New York Knicks sono di nuovo campioni NBA.
Ci sono riusciti dopo 5 gare contro i San Antonio Spurs, cementificando nella storia della città il famoso detto “Knicks in five” prodotto dopo la leggendaria gara 4 dagli scatenati tifosi newyorkesi in tante celebrazioni post-partita di questa run dei playoff.

Elemento chiave Dettagli delle NBA Finals 2026
Campione NBA 2026 New York Knicks
Sfidante sconfitto San Antonio Spurs
Risultato finale della serie 4-1 (Knicks in 5 gare)
Punteggio di gara 5 94-90 (in trasferta all’AT&T Center)
MVP delle Finals Jalen Brunson (45 punti in gara 5)
Anni dall’ultimo titolo 53 anni (ultimo successo nel 1973)

La fine di un digiuno lungo 53 anni

L’attesa è finalmente terminata. Dopo anni di delusioni, occasioni mancate e stagioni vissute con tante speranze e rimpianti, la squadra di NY è riuscita a raggiungere il tanto famigerato titolo NBA, coronando un percorso lungo decenni, fatto di ostacoli, sacrifici e determinazione. Il cammino verso la finale è stato intenso, scandito da prestazioni e vittorie pesanti e convincenti, superando e vinto senza particolari problemi la Conference Est, battendo i team degli Atlanta Hawks al primo turn, poi infliggendo uno “sweep” ossia un risultato netto di 4-0 (si vince al meglio delle 7 gare) ai Philadelphia 76ers nelle semifinali di Conference ed infine i Cleveland Cavaliers alle finali di Conference.

La conquista del titolo assume un significato ancora più profondo per la città di New York: da sempre abituata a vivere ogni evento con grande intensità emotiva, questo successo rappresenta un simbolo di rinascita che i tifosi aspettavano da ben 53 anni. Un momento che rimarrà impresso nella memoria della metropoli.

New York Knicks banner in NY
(fonte immagine: @TheKnicksWall via X)

Gara 5 all’AT&T Center: l’impresa di Brunson e compagni

Nonostante il fattore campo a sfavore dello AT&T Center in Texas, i New York Knicks sono riusciti nella difficile impresa di ribaltare la situazione favorevole per la squadra di casa ed uscire dal campo vittoriosi, annullando così gli sforzi e le speranze dei padroni di casa Spurs di ribaltare un risultato totale della serie di 3-1 che presagiva più che altro un sapore di sconfitta per i texani (tranne che per LeBron James ed i Cavaliers nel 2016).

Nulla però han potuto contro gli atleti di NY, neppur avvalendosi della grande prestazione da 25 punti dello statunitense Dylan Harper o dall’enorme talento di Victor Wembanyama, il quale però nei momenti decisivi ha dimostrato come un potenziale altissimo può deficere dalla giovane età e dall’inesperienza del francese per questi palcoscenici sportivi di massima importanza.

Nulla han potuto i texani di fronte alla prestazione monstre del miglior giocatore delle NBA Finals, dell’MVP Jalen Brunson, il quale ha registrato una partita da 45 punti tirando con una percentuale del 52% di tiri dal campo, numeri che diventano ancora più significativi quando lo si va a confrontare con il punteggio finale della partita o con il passato della lega americana.
Difatti, vedendo il punteggio della partita di 94-90, i 45 punti di “Captain clutch” rappresentano esattamente la metà dei punti totali segnati dagli avversari, oltre ad una grande porzione dei punti totali dei suoi Knicks.
Senza farsi mancare un confronto con Michael Jordan, andando così ad affiancarsi ad “His Airness” per più punti registrati in una gara delle NBA Finals in trasferta. Record non da poco per Brunson.

Jalen Brunson, NBA Finals 2026 stats
(fonte: archivio personale)

I festeggiamenti sul parquet e le scuse di James Dolan

Durante la premiazione non sono mancati i momenti dedicati a tutti i protagonisti di questa storica impresa Knicks, partendo da atleti come Josh Hart e Mikal Bridges che con Brunson rappresentano il primo trio della storia a riuscire a vincere insieme un titolo NCAA e NBA, passando poi per Karl Anthony Towns e tutti le critiche e gli ostacoli che la vita gli ha presentato, all’allenatore Mike Brown che ha esordito con “We got some dogs in this team” per complimentarsi con i suoi ragazzi, riprendendo una passata intervista e soprattutto cantando la canzone “Who let the dogs out” direttamente durante la presentazione. Non è mancata anche l’intervento del presidente della squadra James Dolan, il quale ha guadagnato un minimo di perdono dai tifosi Knicks chiedendo scusa se l’attesa del Larry O’Brien trophy è stata così prolungata.

New York Knicks, NBA Finals 2026
(fonte immagine: nba.com)

Il delirio dei tifosi tra le strade di New York

Dopo la premiazione della squadra, il focus si è spostato nelle strade di NY, che rappresenta il palcoscenico della festa dopo ogni vittoria Knicks. Migliaia se non, come riportano alcuni siti, milioni di tifosi hanno invaso Manhattan e gli altri quartieri della città, trasformando la notte newyorkese in un uno spettacolo tra cori, fumogeni, fuochi d’artificio e festeggiamenti senza sosta. Le immagini condivisi sui social hanno mostrato la metropoli completamente sommersa dall’euforia collettiva dei tifosi, tanto da ricordare una versione nella vita reale di “Gotham City“, la famosa città immaginaria dei fumetti della DC in cui regna l’apoteosi, anarchia, imprevedibilità e caos più totale.

Tra strade bloccate, persone che si arrampicano su autobus e semafori, New York ha celebrato il trionfo con tutta la propria energia, confermando ancora una volta come i cittadini newyorkesi siano fatti di un’altra pasta: passionale e completamente fuori da ogni schema, capaci di trasformare un trionfo sportivo in un evento cittadino epico.


Brunson, Towns, OG Anunoby ed il resto del team verranno ricordati per generazioni di newyorkesi come gli artefici di un’impresa che ha riscritto la storia della franchigia. I loro nomi entreranno di diritto nel pantheon sportivo della città, accanto a quelli delle figure che hanno messo New York sulla mappa dello sport, come Carmelo Anthony, Walt Frazier, Patrick Ewing e tanti altri. Un risultato che va ben oltre il valore sportivo, assumendo così i caratteri di un evento culturale capace di unire milioni e milioni di persone sotto gli stessi colori e sotto la stessa passione. “It’s New York or Nowhere” recita uno dei più celebri motti della città, che proprio ora sembra rappresentare perfettamente lo spirito di una tifoseria che per decenni ha atteso il momento per tornare a festeggiare.

Personaggi come Spike Lee, Ben Stiller, Timothee Chalamet, Tracy Morgan, Jimmy Fallon, insieme ai milioni di tifosi e cittadini della grande mela possono finalmente lasciarsi andare ad un sorriso liberatorio, godersi un momento di sollievo.
New York può finalmente concedersi di rallentare e celebrare un episodio che non appartiene più soltanto al passato più lontano, ma al presente.

Sapendo che il sogno è diventato realtà, the city that never sleeps” può finalmente godersi un meritato riposo

Job’s finished.

Ad di Nike personalizzato sui New York Knicks.
(fonte immagine: @houseofgraphiks via Instagram)

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