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Roberto Baggio: “the man who died standing”

Roberto Baggio: "the man who died standing"

C’è un momento che ricorre ciclicamente nelle vite di ogni appassionato di calcio, ogni quattro anni, in cui il tempo si ferma e ci si concentra su uno dei palcoscenici più prestigiosi di questo sport: i Mondiali. Come sappiamo, sono da poco iniziati i mondiali 2026 in USA e Messico, gli ennesimi senza gli Azzurri. La nostra Nazionale non si è qualificata per la terza volta consecutiva, e dunque non ci resta che vivere di ricordi (laddove non ci siano Nazionali che ci stanno particolarmente simpatiche e che ci va di tifare, per vari motivi). Agli appassionati, le parole “Mondiali” e “USA” rievocano un solo ricordo: il rigore di Roberto Baggio.

Elemento Dettaglio storico
Torneo Mondiali di calcio USA ’94
Protagonista Roberto Baggio (il Divin Codino)
Status iniziale Pallone d’oro in carica e leader della Nazionale
Rendimento 5 gol decisivi dagli ottavi alla semifinale
La finale Italia-Brasile al Rose Bowl di Pasadena (0-0, rigori)
Epilogo Rigore sbagliato (pallone alto) e vittoria del Brasile

L’Italia ai Mondiali USA ’94: l’ascesa del Divin Codino

E allora torniamo indietro di poco più di trent’anni, in quello stesso paese che i mondiali li ospita quest’anno. Il nostro viaggio ci riporta ai Mondiali USA ’94: sotto il sole cocente e il caldo torrido della California, presso lo stadio Rose Bowl di Pasadena, si svolge un mondiale che per l’Italia è particolare, tra risultati altalenanti e qualche polemica che caratterizza il prima, il dopo e il durante. Ma i campioni, si sa, cambiano il destino delle storie. E l’Italia il suo campione ce l’ha. Porta la 10 sulle spalle e risponde al nome di Roberto Baggio.

A quel torneo il Divin Codino non arriva da “un 10” qualunque. Pallone d’oro in carica, stagioni stratosferiche, considerato dalla maggior parte di appassionati e addetti ai lavori “IL” giocatore di quegli anni, il fuoriclasse, un genio. Insomma, un talento destinato al mondo, ma appartenente in quel torneo lì ad una sola Nazionale: quella con la maglia azzurra, l’Italia guidata da Arrigo Sacchi.

I gironi sembrano un incubo, ma l’Italia riesce a proseguire il torneo ripescata tra le migliori terze. Da lì, Baggio capisce che c’è da caricarsi una Nazione sulle spalle. I campioni fanno così. E lo fa: doppietta alla Nigeria, goal alla Spagna e partita perfetta contro la Bulgaria… cinque goal in quattro partite, tutti fondamentali, nonostante un fastidioso infortunio alla coscia che lo costringe a giocare in condizioni non ottimali.

Il rigore decisivo al Rose Bowl di Pasadena

L’Italia, tra lo stupore generale (le premesse non erano delle migliori) arriva in finale contro il Brasile. La partita si trascina fino ai calci di rigore, e l’ultimo tiro spetta proprio a lui: Baggio. Sembra incredibile ma proprio quel genio, quel trascinatore, quello che aveva risolto tutte le partite precedenti, sbaglia il rigore. Il pallone vola alto e con esso sfuma il sogno del Mondiale. I Brasiliani esultano, ma le telecamere sono puntate tutte su di lui. Sguardo basso, testa china, le mani sui fianchi e quel lungo codino che scende sulle spalle. È la solitudine dei numeri uno.

L’uomo che morì in piedi: l’eredità di Pasadena

Da quel giorno, Roberto Baggio è l’uomo che morì in piedi. A distanza di circa tre decenni quella ferita non sanguina più, ma fa male ancora; a tutti gli Italiani, ma soprattutto a chi l’ha portata sulla propria pelle. La verità è che probabilmente avremmo perso lo stesso, ma il destino ha voluto che dovessimo perdere esattamente in quel modo crudele. Dopo trent’anni quel fantasma non è mai andato via: recentemente Baggio ha confessato di sognarlo ancora, quel rigore, di riviverlo nei suoi incubi e che se potesse cancellare una sola cosa della sua vita… sarebbe quella.

Quel momento, però, rappresenta molto più che un “semplice” errore dal dischetto. Quel pallone in tribuna ha ricordato a tutti che Baggio, oltre ad essere un campione, era un essere umano. Uno di noi: vulnerabile, ferito, imperfetto.

E forse è anche per questo che Baggio è nel cuore di tutti noi. In quel pomeriggio ci ha insegnato una lezione silenziosa: passiamo una vita a rincorrere la perfezione, ma sono proprio gli inciampi a renderci ciò che siamo, a renderci umani, a renderci noi. Baggio resterà per sempre un fuoriclasse eterno nella storia del calcio, eppure ad oggi il mondo lo ricorda soprattutto per quel momento lì. Un momento in cui, prima che essere “Baggio” fu, semplicemente, “Roberto”.

 

Fonte immagine: Depositphotos

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