Danilo Gallinari, i momenti più iconici della sua carriera

Danilo Gallinari

Dopo una splendida carriera tra Italia e NBA si ritira Danilo Gallinari, uno dei cestisti italiani più importanti di sempre per talento, influenza e capacità di imporsi anche negli USA.

Attraverso un video postato sui suoi canali social, a 37 anni Danilo Gallinari ha annunciato il suo addio al basket giocato. Una decisione che era nell’aria, dopo una stagione (da MVP e campione con i Vaqueros de Bayamón) trascorsa al ritmo più tranquillo del campionato di Porto Rico e l’ultimo Eurobasket disputato con la maglia della nazionale italiana. Saluta così uno dei cestisti più forti nella storia del nostro Paese, nonché quello che ha saputo lasciare il solco maggiore anche oltreoceano. Giusto è, quindi, prendersi del tempo per ripercorrere una carriera iconica, nonostante il rimpianto per gli infortuni che lo hanno a più riprese tormentato e qualche scelta non troppo oculata. 

Il PalaSavelli come il Garden

Fa strano iniziare questa storia dal palazzetto di Porto San Giorgio, nelle Marche, sapendo tutto ciò che è venuto dopo. Danilo Gallinari, però, ha spiccato il volo con la canotta dell’Olimpia Milano. La sua ultima stagione prima di approdare in NBA, la 2007/08, si è conclusa con l’eliminazione in semifinale dei playoff per mano di Siena. Precedentemente l’Olimpia aveva eliminato Montegranaro in una serie tiratissima, conquistando così la qualificazione all’Eurolega. In Gara 5 fu proprio il Gallo a prendere per mano la squadra con una prestazione da 27 punti e 10 rimbalzi. L’emblema di un ragazzo neppure 20enne già leader oltre che talento abbacinante. Eppure per l’Olimpia le cose erano iniziate malissimo: ultimo posto in campionato, penultimo nel girone di Eurolega ed esonero per coach Markovski

Con il subentro di Attilio Caja in panchina, sono proprio le prestazioni di Gallinari a contribuire sensibilmente alla crescita della squadra che alla fine si qualifica per i playoff. Il campione classe 1988 chiude l’annata da miglior marcatore dei suoi e vince anche il premio di Rising Star come miglior under 22 dell’Eurolega, mentre la proprietà passa nelle mani di Giorgio Armani lanciando così un’era di successi. Per un breve periodo, nel 2011 durante il lockout NBA (un ritardo nell’inizio della regular season causato dal mancato accordo sul contratto collettivo), Gallinari torna a vestire la maglia dell’Olimpia, facendo registrare 16 punti e 4 rimbalzi di media in 7 partite.

Più volte, Danilo ha ribadito di voler concludere la carriera in biancorosso, per conquistare finalmente un trofeo ed emulare così, almeno in parte, il padre Vittorio. Un sogno che non si è mai realizzato, ma che non toglie ai tifosi milanesi l’orgoglio per aver visto un giocatore di tale classe calcare il parquet del Forum di Assago.

Danilo Gallinari al Draft NBA

Il 26 giugno 2008, già notte del 27 qui in Italia, al Madison Square Garden di New York si svolge il Draft NBA. Gallinari si è dichiarato eleggibile qualche tempo prima, e in quella splendida serata corona il sogno di ogni bambino che gioca a basket. A sceglierlo con la chiamata numero 6 sono infatti i New York Knicks, una delle franchigie più iconiche e tifate. Quando viene scandito il suo nome, però, il palazzetto pieno di sostenitori casalinghi non gradisce la scelta, e lo esprime a suon di fischi.

A quel punto, il nativo di Sant’Angelo Lodigiano è il settimo italiano nella storia del Draft dopo Dino Meneghin, Gus Binelli, Riccardo Morandotti, Stefano Rusconi, Andrea Bargnani (addirittura prima scelta assoluta nel 2006) e Marco Belinelli. Quando il 30 ottobre 2008 fa il suo esordio ufficiale contro i Miami Heat, diventa il quinto italiano di sempre a giocare nella maggiore lega statunitense dopo Rusconi, Bargnani e Belinelli, cui va aggiunto Vincenzino Esposito, che ha giocato con i Toronto Raptors nonostante non sia stato scelto al Draft.

Con i Knicks, il Gallo gioca 3 stagioni e dopo quel primo incontro poco gradevole il rapporto migliora sensibilmente. L’inizio è in realtà complesso per via di alcuni pesanti problemi alla schiena, mentre nell’annata 2009/10 le cose iniziano ad andare per il verso giusto: 15 punti, 5 rimbalzi e 2 assist di media con 81 partite disputate, di cui 74 nel quintetto base. A New York, Gallinari dimostra soprattutto di essere un notevole tiratore, con percentuali del 38,1% dalla distanza. Numeri che gli valgono anche la partecipazione alla gara da 3 punti all’All Star Game.

Danilo Gallinari, il momento d’oro con i Nuggets

Il 10 aprile 2015, contro i Dallas Mavericks, Danilo Gallinari fa registrare il suo massimo di punti in carriera, 47, in una vittoria per 119 a 110. Al tempo vestiva la maglia dei Denver Nuggets, che rappresenta dal 2011, quando i Knicks lo scambiano nel mezzo della stagione, e con cui disputa anche la prima partita ai playoff nella serie contro i Thunder. L’esplosione a scapito dei texani rappresenta il ritorno alla condizione dopo un anno e mezzo complicato per via della rottura del legamento crociato anteriore sinistro.

L’annata migliore con i Nuggets è però la successiva, quando le sue medie sono di 19,5 punti, 5 rimbalzi e 2,5 assist a partita. A gennaio, in una partita contro i Golden State Warriors lanciati verso il miglior record di sempre in regular season, è protagonista di un’altra delle sue più memorabili prestazioni. Gallinari segna 28 punti, e soprattutto nel possesso decisivo a 8 secondi dalla fine ruba il pallone a Steph Curry e lo recupera in tuffo, facendo partire il contropiede del +4 per i suoi.

Nel complesso, in Colorado disputa 303 partite di stagione regolare con 16 punti, 5 rimbalzi e 2 assist di media, e 12 partite di playoff con 13 punti, 4 rimbalzi e 2 assist di media. Soprattutto, vive il momento più felice della sua carriera, riscoprendosi giocatore capace di andare a canestro in qualunque modo.

Quella giocata su Embiid

Dopo buonissime stagioni da un punto di vista statistico, ma tutto sommato deludenti per risultati di squadra, con le canotte di Los Angeles Clippers (qui le sue migliori medie e il contratto più oneroso di sempre per un italiano) e Oklahoma City Thunder, Gallinari si trasferisce in Georgia. Non nella nazione dell’ex-Unione Sovietica, ma ad Atlanta, per giocare con gli Hawks.

Se al Gallo si è sempre rimproverato qualcosa è di non aver mai davvero messo il suo talento e i suoi numeri al servizio di una compagine funzionale e vincente. Nel 2021 le cose cambiano, gli Hawks di Nate McMillan arrivano fino alle finali di Conference, e in semifinale Danilo dimostra di saper essere giocatore vero anche quando la palla scotta.

In Gara 7 contro i Sixers, a 50 secondi dalla fine e con i suoi sul +4, Gallinari tiene l’uno contro uno con Embiid, stella della squadra avversaria, e favorisce il recupero che gli permette di andare a schiacciare in campo aperto. Nei fatti è la giocata che chiude la partita e la serie e porta Atlanta in finale di Eastern Conference, poi persa contro i Milwaukee Bucks.

Si tratta forse dell’ultimo lampo ad altissimi livelli del Gallo, che nel 2022 si trasferisce ai Boston Celtics, ma purtroppo in estate va incontro a una nuova rottura del crociato. Le parentesi successive, con Washington Wizards, Detroit Pistons e gli stessi Bucks, sono da comprimario o poco più.

Danilo step-back

Si continuerà a parlare, probabilmente a lungo, di una generazione d’oro che con la maglia della nazionale non ha raccolto quanto preventivato, forse financo meritato. Eredi dei medagliati di Atene 2004, Gallinari, Bargnani e Belinelli dovevano essere gli alfieri di un movimento capace di imporsi quantomeno a livello continentale, e invece sono rimasti a bocca asciutta di medaglie e di partecipazioni olimpiche.

In alcuni momenti, però, sono stati comunque capaci di farci sognare, e la memoria non può che andare a Eurobasket 2015, 8 anni e mezzo dopo l’esordio di Danilo Gallinari in azzurro. Nel match del girone contro la Germania, uno scontro chiave per il passaggio del turno, le emozioni sono fortissime e i ribaltamenti di fronte continui. Ai supplementari, con circa 44 secondi ancora sul cronometro, è un canestro del numero 8 a segnare il vantaggio da cui l’Italia non si guarderà più indietro. Un tiro segnato col suo marchio di fabbrica, uno step-back da due punti di puro talento, immortalato per sempre dalla telecronaca di Flavio Tranquillo.

In quella competizione, il sogno dell’Italia si interrompe ai quarti di finale contro la Lituania, ma alla memoria collettiva rimane il ricordo di una grande partita, con una conclusione da cardiopalma segnata da un italiano capace di segnare come mai nessuno prima di lui.

Fonte Immagini: Youtube // Chamber of Fear – Wikimedia Commons

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