Dopo tre anni torna al Teatro San Ferdinando, dal 25 al 29 marzo, il talentuoso Davide Enia con Autoritratto, vincitore dei premi Ubu 2025 (categorie miglior attore o performer e nuovo testo italiano o scrittura drammaturgica).
| Dettagli di produzione dello spettacolo | Cast e crediti tecnici |
|---|---|
| Autore e interprete | Davide Enia |
| Musiche originali | Giulio Barocchieri |
| Disegno luci | Paolo Casati |
| Sound design | Francesco Vitaliti |
Indice dei contenuti

Io non ho nessun ricordo del 23 maggio 1992.
Un racconto che prende forma dall’assenza di ricordo, un vuoto che diventa materia drammaturgica. Non una ricostruzione cronachistica e lineare, ma una narrazione dall’andamento irregolare, che segue le curve sghembe e discontinue della memoria: un autoritratto, in cui il racconto personale deforma e rivela una memoria collettiva, quella di una Palermo segnata dalla nevrotica presenza di Cosa Nostra. Palermo viva e contraddittoria, bellissima e ferita.
Autoritratto: un’orazione civile sulla memoria
La sua narrazione diventa un tentativo di dar voce al non detto, un atto di resistenza contro l’oblio. Raccontare la mafia attraverso il filtro della memoria individuale, intrecciando ricordi familiari, scene di vita quotidiana e grandi eventi della storia, permette di coglierla non solo come fenomeno criminale, ma come presenza diffusa, quasi atmosferica, che condiziona percezioni, comportamenti, relazioni. La mafia che non è solo violenza esplicita, ma si insinua nella normalità, fatta com’è di compromessi, omissioni, silenzi. Enia racconta di aver vissuto a stretto contatto con le vittime della mafia: Borsellino era suo vicino, Puglisi il suo professore. Ogni palermitano ha pochi gradi di separazione dalla mafia e vive con una costante sensazione di pericolo.
Come si legge nelle note di regia: Affrontare per davvero Cosa Nostra significa iniziare un processo di autoanalisi: cercare di comprendere la mafia in me. L’opera è una tragedia, un’orazione civile, un atto di autoanalisi e confronto con lo Stato e con Dio.
Davide Enia: un perfetto cantastorie in scena
Essenziale la scena, pochi elementi, basta la sua voce a riempire lo spazio. Uno spettacolo in cui la parola diventa carne. Non serve altro. Parola che agisce sullo spettatore, che ora gioca con ironia, ora cade nel tragico. Parola che diventa azione, supportata da un ipnotico uso delle mani che, prepotentemente, diventano uno strumento narrativo autonomo. Mani che evocano azioni, mani che disegnano figure, mani che trasformano lo spazio. Mani. Anche le luci, mai solamente decorative, hanno un ruolo chiave nella narrazione: definiscono chirurgicamente lo spazio, scandiscono il tempo, come cesure tra un quadro e l’altro, modulano il clima emotivo.
In Autoritratto Davide Enia non racconta semplicemente, incarna la materia, la attraversa, con quel meraviglioso suo modo di narrare che affonda le radici nella tradizione dei cunti siciliani. Alterna italiano, dialetto, pause, silenzi, ripetizioni creando un ritmo mai casuale, e l’ascolto diventa un atto partecipato. Significativo l’accompagnamento musicale di Giulio Barocchieri che crea un tessuto sonoro essenziale, e tuttavia capace di amplificare le risonanze emotive della narrazione.
Uno spettacolo potente e necessario che guarda al passato con urgenza, specchiandosi nel presente di una città in cui la storia si stratifica, in cui il male diventa sempre più pericoloso, perché, travestito da normalità, ha smesso di apparire come tale.
Assolutamente consigliato!
Autoritratto
- di e con Davide Enia
- musiche composte ed eseguite da Giulio Barocchieri
- luci Paolo Casati
- suono Francesco Vitaliti
- foto di scena Masiar Pasquali / Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
- si ringrazia Antonio Marras per gli abiti di scena
- produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Accademia Perduta Romagna Teatri, Spoleto Festival dei Due Mondi
Fonte immagini: Pagina Facebook Teatro di Napoli

