Prosegue l’edizione 2026 del Campania Teatro Festival: in scena come debutto assoluto il 18 giugno La signorina Else di Arthur Schnitzler.
| Elemento dello spettacolo | Dettagli di produzione |
|---|---|
| Opera teatrale | La signorina Else (debutto assoluto) |
| Autore del testo | Arthur Schnitzler |
| Adattamento e regia | Claudio Di Palma |
| Interprete principale | Simona Fredella |
| Luogo e data | Teatro Nuovo, 18 giugno 2026 (ore 21:00) |
| Durata spettacolo | 1 ora |
Indice dei contenuti
Else è una creatura ambigua: altera, è sempre pervasa da un nervosismo pronto a pungere; passionale, con la stessa intensità esprime una profonda capacità di immergersi nelle emozioni, con il risultato più paradossalmente tenero contro ogni aspettativa. Interpretata da Simona Fredella e riadattata dal regista Claudio Di Palma, La signorina Else di Arthur Schnitzler debutta al Teatro Nuovo sotto applausi scroscianti.

L’oggettificazione della donna e l’attualità del testo di Arthur Schnitzler
La signorina Else di Arthur Schnitzler, nella versione riadattata da Claudio Di Palma, è immersa in un tempo indefinito, dimostrandone un’attualità che non conosce limiti. Al centro del palcoscenico vi è soltanto Else, una ragazzina vestita di bianco e nastrini, che morde la vita nervosa. Entra ed esce da una campana di vetro circondata da fiori rossi, mentre vomita un flusso di coscienza tra la passionalità più infantile e la consapevolezza cruda di una donna davanti alle circostanze esterne imposte.
Infatti, ciò che colpisce del suo personaggio è proprio questa sua dualità estrema: vive nei panni di una ragazza giovane, fior fiore della tenerezza senza pudore, ma nel momento in cui la madre la supplica di vendere il suo corpo per saldare il debito del padre, assume le sembianze di un’eroina pronta a sacrificarsi. È un rovescio della stessa medaglia che La signorina Else indossa su misura di sé stessa non senza un dolore straripante. In lei si accende un conflitto che la infiamma e la divide tra sacrificio e denuncia di quella mercificazione. Perciò il testo non conosce delimitazioni nell’ambientazione, perché comunica un’attualità senza precedenti.

La signorina Else di Arthur Schnitzler: echi famigliari e frammentazioni dell’essere
L’interpretazione di Simona Fredella crea un vortice di isteria, elemento funzionale per quel gioco di opposizione dei due estremi di una stessa fune. Sembra quasi una scheggia impazzita, un predatore feroce diventato preda all’interno di quella campana di vetro: la scenografia – sapientemente realizzata dagli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Napoli con la cattedra del prof. Luigi Ferrigno – coglie quel senso di una catastrofe famigliare pronta a bussare alla porta, nucleo irrisolvibile in La signorina Else di Arthur Schnitzler.
Irrisolvibile se non con la morte, ovvero l’unica via di fuga per uno spirito libero come Else che neanche nella famiglia può vivere libera, neanche nel posto che più dovrebbe proteggerne l’autenticità. La famiglia è la grande assente dell’opera di Arthur Schnitzler, il richiamo a un potere sovrastante contro cui la protagonista può rispondere soltanto frammentando la sua essenza: su uno schermo alle sue spalle, La signorina Else proietta parti di quel suo corpo mercificato, pezzetti di sé vendute al cospetto di una platea partecipe e commossa.
Tratto dall’omonimo testo di Arthur Schnitzler
Adattamento e regia Claudio Di Palma
Con Simona Fredella
Scene allievi Accademia delle Belle Arti, cattedra del professor Luigi Ferrigno
Visual Pietro Di Francesco
Musiche Gianluigi Montagnaro
Aiuto regia Manuel Di Martino
Organizzazione Pasquale Aprile
Produzione Actorial Immersion APS
Teatro Nuovo
18 giugno, ore 21:00
Durata 1 ora
Debutto assoluto
Fonte immagini e di copertina: ufficio stampa

