Home | Teatro | L’ultimo nastro di Krapp/Press Conference al CTF | Recensione

L’ultimo nastro di Krapp/Press Conference al CTF | Recensione

L'ultimo nastro di Krapp/Press Conference

L’ultimo nastro di Krapp/Press Conference va in scena il 12 e il 13 giugno al teatro Mercadante, in apertura del Campania Teatro Festival e mette al centro del palcoscenico «quest’opera che è l’uomo».

Il fondale è tutto bianco, le pareti sono bianche, il soffitto è bianco, l’oscurità ne L’ultimo nastro di Krapp diretto da Roberto Andò non circonda il vegliardo protagonista, diventa un tutt’uno con lui al punto che egli stesso pare irradiare questa luce di tenebra dal centro. Una banana tira l’altra e poi d’improvviso come un’epifania, un ricordo riaffiora, insieme alla parola «bobina, bobiiina», così confortante.

«Scatola tre, bobina cinque»… e la messinscena può avere inizio. Il racconto che stiamo ascoltando è una forma di scrittura in itinere, che ragiona su stessa mentre si autogenera. L’opera di Beckett è un monologo interiore, una confessione a se stesso, mirata ad archiviare parti di sé, per incidere le proprie memorie, ma al contempo è un tentativo di stesura drammaturgica, che nel farsi sembra simultaneamente sottolineare i propri limiti, la percezione dell’inesorabilità di tutte le cose da cui prende le mosse. «La vita come la creazione artistica non può essere la morte, ma è morire», così anche la scrittura, l’atto scenico.

Roberto Andò non poteva fare a meno di scegliere un attore capace di incarnare appieno una tale esperienza di recitazione in cui il palcoscenico si trasforma in una tana dove si svolge la farsa della vita e insieme quella del teatro. Renato Carpentieri sulla scena sembra che non reciti: la naturalezza dei gesti bruschi e insicuri, le imprecazioni e l’indomita nostalgia mescolata a un persistente senso di inadeguatezza mostrano un uomo-attore tenero e burbero, alle prese con una tempesta interiore. Carpentieri si fa rappresentante fedele dell’intento profondo del testo beckettiano in cui alla vita reale si sovrappone l’opera.

Dettaglio dello spettacolo Informazioni e produzione
Titoli delle opere L’ultimo nastro di Krapp (Samuel Beckett) e Press Conference (Harold Pinter)
Regia Roberto Andò
Attore protagonista Renato Carpentieri (con il bambino Agostino Cossia)
Date di rappresentazione 12 e 13 giugno 2026
Sede dell’evento Teatro Mercadante (Napoli), apertura del Campania Teatro Festival
Durata complessiva 1 ora (senza intervallo)
Produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Fondazione Campania dei Festival

L’uomo soccombe allo stato di prigionia interiore ed esteriore, personale e politica

Da Beckett a Pinter, l’autore siciliano asseconda il suono di una sinfonia ininterrotta, come quella del ciclo di lieder Winterreise di Schubert, amato da Beckett, perché raccontava del viaggio di un uomo che non desiderava arrivare da nessuna parte. Un viaggio a vuoto e nel vuoto è infatti lo spettacolo, realizzato appunto con la consapevolezza che «queste vecchie riesumazioni sono lugubri, ma spesso sono d’aiuto prima di imbarcarsi in una nuova retrospettiva».

Metterlo in scena è un modo di perpetuare un’esistenza che è stanca di trascinare se stessa, provando a recuperare «il grano», «a mantenere acceso il fuoco», anche dopo che la polvere ha ricoperto tutto con il suo strato. Un lume buio nel fulgido biancore della scenografia e della sala – prima ancora che le luci si spengano – è poi la figura di uno stralcio d’uomo, logoro e trasudante di vita interiore, fin troppa a volte, al punto che ha bisogno di smorzare facendosi un sorso o mangiando qualche banana.

«Prima un lungo lied e poi una suite molto breve» e Renato Carpentieri può avverare il sogno di Krapp: «rimanere a sedere nel parco, tremare, immerso nei sogni e con la smania di finirla presto». Una bufera di incubi e visioni si scaglia contro la platea, facendo irruzione nel cuore del teatro – non a caso in Molloy (1951) la seconda parte del racconto iniziava con un’immagine simile: «È mezzanotte. La pioggia batte contro le finestre». Un putiferio smuove quel punto di incontro immaginario tra l’attore e il pubblico per dirci che «l’oscurità che proviamo a tenere lontana» ha con noi un legame indissolubile e meno male che a volte a teatro si palesa.

Krapp/Carpentieri può scomparire nel limbo tra il ricordo e la vita vera, nascondersi tra le pareti trasparenti dell’inconscio per lasciarsi intravedere come un’ombra. E poi ricomparire nelle vesti di un ministro/ex capo dei servizi segreti dopo aver attraversato la tempesta, affrontando un testo di un’enorme portata emotiva.

Ne L’ultimo nastro di Krapp, le prime parole che il protagonista pronuncia – dopo aver eseguito i consueti gesti di routine: aprire i cassetti, frugare, sbucciare banane – sintetizzano l’intero contenuto della drammaturgia, ci spoilerano la fine. «La mamma finalmente in pace, la palla nera, la balia bruna. Leggero miglioramento dello stato intestinale. Equinozio memorabile. Addio all’a…more.». Siamo di fronte a un uomo che ha impiegato un’altissima percentuale della sua vita da sveglio a rendicontare la sua stessa vita. Ma se l’opera d’arte non fosse altro che questo documentare la vita, che questo tentativo di riprodurla per sublimarla?

Non rimpiangere nulla, questa è la promessa che Krapp sembra fare a se stesso, e Carpentieri mentre la fa china la testa e si volta di spalle per penetrare il fondale, scomparirci dentro e riemergere dal fango, «da quella vecchia palla di fango» accartocciata venuta fuori da un libro, da un antico ricordo. Meglio quindi che decida di farla finita e ammetta di non rivolere indietro nulla del passato, sapendo comunque di mentire.

L’ultimo nastro di Krapp: da Beckett a Pinter un’unica composizione musicale

L'ultimo nastro di Krapp/Press Conference fonte foto: Lia Pasqualino
Renato Carpentieri ministro della Cultura

Renato Carpentieri può ora rinascere altro da sé, lasciarsi alle spalle il vecchio personaggio che tanta sofferenza gli è costata, e giocare a fare il duro con i più deboli, usare le maniere forti, pronunciare parole vuote di senso, normalizzare l’assurdo. Nei panni di un eccentrico ministro della Cultura, può sbraitarci in faccia spudoratamente che «il dissenso critico è accettabile solo se rimane a casa». La visione è inquietante, mi piacerebbe poter dire distopica – ma ahimè coincide ormai perfettamente con il presente – e ancora di più dal momento che gli siede accanto un bambino vestito di bianco. Quello stesso bianco che in From an Abandoned Work (1958) provocava «una risposta condizionata», un vuoto candore su cui scrivere per riattraversare la propria sofferenza. E poi ancora quello scenografico, che pare richiamare l’atmosfera di un ambiente ospedaliero (forse di una reclusione passata, un internamento), evocando al tempo stesso una purezza angosciante, che implica l’autocensura e la castrazione creativa, perché si paga sempre se ci si mette in testa di voler dire la verità.

Il binomio Beckett-Pinter dà atto al fatto che la grandezza di un’opera spesso corrisponde proprio al suo grado di verità. Quest’ultima emerge in maniera spietata in entrambi i testi: in Krapp «contrae il tempo», fino ad avere la sensazione di sentirsi «arenati» e non più vivere, ma ascoltarsi vivere. In Press Conference essa è invece il vero «verme», si prova disgusto e squallore a sentirla. Così, in un mondo in cui si è perduto il senso delle parole, meglio augurarsi di non «essere ritrovati», restare nascosti tra la polvere di un vecchio registro.

Dunque, riavvolgendo il nastro di questi testi, l’autore ha dimostrato che ogni rilettura può restituire un nuovo senso, dal momento che «l’esperienza si trasmette unicamente se viene rivissuta, non semplicemente appresa, e la verità  di cui la vita ha bisogno è solo quella che in essa rinasce e rivive», come una ricorrenza, seppur orrenda.

Andò ha riascoltato da poco la registrazione del 2006, quando riceveva una chiamata di Pinter che lo invitava a Londra per la prima del suo spettacolo L’ultimo nastro di Krapp. Sul palcoscenico del teatro Mercadante il drammaturgo siciliano ha ripercorso in un’unica retrospettiva le sue memorie, quelle di Krapp e di Carpentieri, «alzando la testa, meditando, chinandosi sul registratore, mettendolo in moto e assumendo un atteggiamento da ascoltatore». E noi, come in uno specchio, abbiamo fatto lo stesso.

fonte foto: foto di Lia Pasqualino

TEATRO MERCADANTE > 12 e 13 giugno 2026

prime rappresentazioni assolute

L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP di Samuel Beckett, traduzione Carlo Fruttero
PRESS CONFERENCE di Harold Pinter, traduzione Alessandra Serra

regia: Roberto Andò
con: Renato Carpentieri
il bambino: Agostino Cossia

le voci della stampa sono di: Valentina Acca, Annalisa D’Amato, Patrizia Lopez, Andrea Renzi, Lorenzo Vacalebre
scene e luci: Gianni Carluccio
costumi: Daniela Cernigliaro
suono: Hubert Westkemper
aiuto regia: Luca Bargagna
direttore di scena: Teresa Cibelli

assistente ai costumi: Pina Sorrentino

assistente al suono: Italo Buonsenso

assistente alle scene tirocinante “Accademia di Belle Arti di Napoli”: Serena Zhang

datore luci: Francesco Adinolfi

video: Pietro Di Francesco

macchinisti: Enzo Palmieri, Daniele Di Fronzo

sarta: Nunzia Russo

segretario di produzione: Antonio Turco

trucco: Vincenzo Cucchiara

foto di scena: Lia Pasqualino

L’ultimo nastro di Krapp è rappresentato in accordo con: Arcadia & Ricono Ltd

per gentile concessione di: Curtis Brown Group Ltd

una produzione

Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival 26

durata: 1h

🎭 Hai perso gli altri spettacoli in cartellone? Vai al nostro nostro archivio di recensioni teatrali per scoprire tutte le opere in scena a Napoli, Roma e nei grandi festival italiani.

Altri articoli da non perdere
Il vedovo allegro di Buccirosso al Teatro Sannazaro
Il vedovo allegro di Buccirosso

Il vedovo allegro, scritto e diretto da Carlo Buccirosso, in scena al Teatro Sannazaro di Napoli fino al 26 novembre. Scopri di più

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto di Marcello Cotugno | La recensione
Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare di agosto

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto, la recensione il riadattamento teatrale del film di Lina Wertüller Travolti Scopri di più

Turi Marionetta, di Savì Manna | Recensione
Turi Marionetta, di Savì Manna |Recensione

L’edizione 2022 del Campania Teatro Festival continua con lo spettacolo della sezione osservatorio Turi Marionetta, un testo scritto, diretto e Scopri di più

David, l’ultimo lavoro di Vuccirìa Teatro in scena al Bellini
David

Con David, spettacolo scritto e diretto da Joele Anastasi in scena dal 25 Novembre al 5 Dicembre, torna sul palcoscenico Scopri di più

Supernova arriva al Piccolo Bellini| Recensione
Supernova al Piccolo Bellini

Supernova, regia e drammaturgia di Mario De Masi, va in scena al Piccolo Bellini dal 17 al 22 dicembre. Gli Scopri di più

Il medio dei pazzi, Claudio Di Palma riadatta la commedia di Scarpetta | Recensione
Il medico dei pazzi

Il medico dei pazzi, il regista Claudio Di  Palma riadatta la commedia di Eduardo Scarpetta per il Teatro Augusteo di Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Chiara Aloia

Chiara Aloia nasce a Formia nel 1999. Laureata in Filologia moderna.

Vedi tutti gli articoli di Chiara Aloia

Commenta