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Dear Hongrang | Recensione

Dear Hongrang | Recensione

Dear Hongrang è una serie sudcoreana disponibile su Netflix a partire dal 16 maggio 2025. Tratta dal webtoon Tangeum: Swallowing Gold di Jang Da-hye, la serie è composta da 10 episodi e unisce mistero, romanticismo, e anche un po’ di fantasy.

Trama di Dear Hongrang

All’età di otto anni, Hongrang (Lee Jae-wook), figlio di una famiglia di mercanti dell’era Choson, scompare improvvisamente senza lasciare alcuna traccia. La sorella Jae-yi (Jo Bo-ah), a lui affezionatissima, non smette di cercarlo, con la speranza di un suo ritorno. Nonostante l’arrivo di molti impostori che cercano di spacciarsi per Hongrang, 12 anni dopo la sua scomparsa si presenta alle porte della famiglia un giovane che sembrerebbe davvero essere lui e che non ricorda nulla del suo passato. Il giovane, per quanto Jae-yi fosse scettica, viene accolto nella famiglia portando con sé un segreto che porterà a galla intrighi e misteri non solo della famiglia stessa, ma anche del principe del regno di Choson (Kim Jae-wook).

Attenzione, da questo momento in poi, l’articolo presenta spoiler!

Chi è davvero Hongrang

Il giovane Hongrang giunto alla dimora della famiglia Min si rivela essere, in realtà, solo un impostore e, nel corso della serie, non verremo mai a sapere il suo vero nome. Il fatto che il personaggio non abbia un nome, e una vera identità, sottolinea il fatto che fosse semplicemente uno strumento usato per ingannare. Infatti, il giovane è stato addestrato e manipolato da Kkot‑nim, leader di un’organizzazione segreta il cui scopo è distruggere famiglie potenti come quella dei Min, che rappresentano il potere corrotto e violento dell’aristocrazia, oltre che per una vendetta personale della donna.

Vediamo, in ogni puntata, la sofferenza del giovane impostore non solo per quanto riguarda traumi infantili legati ad un pittore crudele, ma anche per la sua incapacità di poter definire sé stesso al di là del ruolo assegnatogli. E, quindi, in ogni puntata speriamo sempre di più che il giovane possa trovare serenità e, magari, un nome che possa dargli un’identità.

Il finale dolceamaro

Dopo aver scoperto che il pittore che aveva rovinato l’infanzia di numerosi bambini altro non era che il principe ereditario del regno di Choson, il giovane (falso) Hongrang scopre inoltre che il piano dell’uomo era portare a termine un rituale per diventare una divinità, offrendo come sacrificio 12 vittime innocenti trasformate in veri e propri talismani umani attraverso enormi dolorosi tatuaggi sulle loro schiene. La nota ancor più dolente è che i giovani bambini, prima di essere marchiati, venivano immersi in vasche di allume e arsenico per rendere la pelle più pallida e prepararla ai tagli e simboli indelebili del tatuaggio. Alla fine, Hongrang pone fine alla vita del sadico pittore, ma purtroppo non c’è più speranza. Il giovane, che risente delle sostanze tossiche con cui è entrato a contatto, perde la vita tra le braccia di Jae-yi. E, insieme a lui, muore anche la speranza di poterlo vedere vivere la vita felice che avrebbe meritato.

In conclusione, con la sua narrazione ricca e disturbante, in cui l’arte diventa tortura e l’amore si mescola all’inganno, Dear Hongrang si conferma una delle opere sudcoreane più complesse e affascinanti degli ultimi tempi, di cui consigliamo vivamente la visione.

Il cinema contemporaneo continua ad affrontare temi sociali profondi attraverso storie capaci di unire sensibilità e riflessione umana. Tra le opere più intense degli ultimi anni trova spazio anche Misericordia, un film che racconta marginalità, fragilità e cura attraverso una narrazione emotiva e fortemente coinvolgente.

Fonte Immagine: Netflix

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