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Le libere donne: la nuova fiction Rai 1 da non perdere

Le libere donne: la nuova fiction Rai 1 da non perdere

Le libere donne è la nuova serie televisiva italiana di Rai 1 diretta da Michele Soavi e coprodotta da Rai Fiction ed Endemol Shine Italy. La serie è stata trasmessa per la prima volta in prima serata su Rai 1 il 10 marzo 2026 e gli episodi vanno in onda con cadenza settimanale ogni martedì.

Scheda tecnica della fiction Rai

Caratteristica Dettaglio
Titolo Le libere donne
Regia Michele Soavi
Data di uscita 10 marzo 2026
Cast principale Lino Guanciale (Mario Tobino), Grace Kicaj (Margherita Lenzi)
Rete televisiva Rai 1 (in onda ogni martedì)

La trama della serie tv Le libere donne

La serie è ambientata durante i drammatici anni della Seconda Guerra Mondiale e racconta la commovente storia dello psichiatra e poeta Mario Tobino (interpretato dal bravissimo Lino Guanciale). Mario si trova a lavorare in un tetro ospedale psichiatrico femminile e inizia subito ad avere a che fare con medici dai metodi rigidi e brutali, rendendosi presto conto che molte delle pazienti sono state rinchiuse lì ingiustamente. Tutto cambia radicalmente quando all’ospedale arriva una donna di nome Margherita Lenzi (interpretata da Grace Kicaj), una giovane rinchiusa nel reparto di psichiatria perché costretta dal marito senza alcuno scrupolo. Dubitando fortemente della sua presunta follia clinica, Tobino inizia a indagare a fondo sulla sua storia passata, sospettando che la donna possa essere in realtà l’incolpevole vittima di un grave abuso domestico e di un crudele tentativo di appropriazione indebita della sua eredità. Da quel momento, Mario Tobino cercherà in tutti i modi di ridare una voce, una dignità e un volto a queste donne purtroppo emarginate dalla società, tentando disperatamente di renderle, in qualche modo, nuovamente libere.

Le libere donne: curiosità sul romanzo di Magliano

La cosa indubbiamente più interessante e toccante è che la serie è direttamente ispirata a un celebre romanzo intitolato Le libere donne di Magliano, scritto proprio da Mario Tobino nel 1953; possiamo quindi dedurre facilmente che si tratti di una storia vera, profondamente ispirata alle reali esperienze di vita lavorativa del medico. Il romanzo è scritto sotto forma di diario intimo, in cui Mario Tobino racconta senza filtri la sua dura esperienza umana e il suo estenuante lavoro di medico all’interno dell’ospedale psichiatrico di Magliano, una piccola località in provincia di Lucca. Tobino sostiene a gran voce, andando coraggiosamente contro i dogmi dell’epoca, che la pazzia non sia una vera e propria malattia da estirpare con la violenza, e che gli altri esseri umani si sentano falsamente superiori ai malati di mente solo ed esclusivamente perché non capiscono e temono le loro “leggi” interiori.

Chi è Mario Tobino? Storia vera del medico e scrittore

Mario Tobino è stato un illustre psichiatra, scrittore e sensibile poeta italiano vissuto dal 1910 al 1991. Esordì giovanissimo prima come poeta, per poi affermarsi definitivamente nel panorama letterario nazionale come romanziere di successo. Le sue numerose opere sono segnate da un evidentissimo autobiografismo e da una forte, innegabile connotazione psicologica e sociale. Fin da ragazzo mostrò un vivace interesse intellettuale verso autori immortali come Dante e Machiavelli; tuttavia, il suo radicato senso del dovere e il profondo desiderio di aiutare il prossimo lo spinsero a iscriversi alla facoltà di medicina e chirurgia dell’università di Pisa. Subito dopo la faticosa laurea venne chiamato a prestare il servizio militare obbligatorio, ma una volta tornato dal fronte decise di specializzarsi con passione in neurologia, psichiatria e medicina legale, iniziando subito a lavorare all’interno del difficile ospedale psichiatrico di Ancona. Durante la sua vita pubblicherà innumerevoli opere letterarie, continuando parallelamente ed egregiamente la sua carriera da scrittore. Nel delicato periodo del dopoguerra si trasferì a lavorare definitivamente nel manicomio di Magliano, dove realizzò con empatia e affermò pubblicamente che, secondo la sua visione medica e umana, i “pazzi” andavano considerati e curati semplicemente come suoi simili, meritevoli di amore e profondo rispetto.

Perché guardare Le libere donne? L’importanza della memoria

La fiction Le libere donne è un prodotto televisivo molto interessante perché racconta in prima serata una storia vera ed emozionante; soprattutto, ci mostra con crudo realismo come all’epoca, durante i bui anni della guerra, moltissime donne venissero letteralmente costrette a essere rinchiuse ingiustamente in manicomio, unicamente perché assumevano comportamenti che non rispecchiavano fedelmente il rigido ruolo di madre o di moglie sottomessa imposto dalla società patriarcale. Il manicomio diventava quindi un comodo luogo di contenzione dove nascondere e zittire per sempre la voce di queste donne considerate scomode, magari solo perché non accettavano i matrimoni combinati dalle famiglie o perché ritenute “troppo ribelli” per la mentalità della società dell’epoca. A tal proposito, potremmo citare l’esempio doloroso di Alda Merini, la famosissima poetessa e scrittrice italiana che fu ricoverata in manicomio a causa di una presunta malattia mentale che la porterà a rimanere rinchiusa tra quelle mura per ben 10 anni della sua vita. Sarà proprio lei, attraverso i suoi potenti versi, a raccontarci in seguito come queste strutture sanitarie fossero in realtà dei luoghi spaventosi e di come trattassero i pazienti, costringendoli a subire quotidianamente trattamenti medici invasivi, disumani e debilitanti per il corpo e per l’anima.

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Fonte immagine in evidenza: Rai Play

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