Gaspar Noé: 4 film per conoscere il regista

Gaspar Noé

Gaspar Noé è un regista che divide: “o lo si odia o lo si ama”. Il suo cinema è un’esperienza immersiva e totalizzante, che abbraccia tutti i sensi dello spettatore con una certa violenza. Esponente di punta della corrente “New French Extremity”, Noé esplora temi esistenziali come il tempo, la mortalità, la violenza e il sesso con uno stile visivo psichedelico e spesso disturbante. I suoi film non inventano nulla di fantascientifico, ma indagano la realtà percepita con una profondità tale da scuotere e provocare.

Giocando con suoni martellanti, colonne sonore elettroniche, luci stroboscopiche e piani sequenza vertiginosi, le sue opere sono vere e proprie sinestesie. Ecco una guida per entrare nel suo universo cinematografico attraverso 4 film essenziali.

Il cinema di Gaspar Noé: guida a 4 film essenziali
Film (Anno) L’esperienza che offre (e perché vederlo)
Irréversible (2002) Un pugno nello stomaco. Raccontato a ritroso, è una riflessione brutale sulla violenza, la vendetta e l’irreversibilità del tempo. Contiene scene quasi insostenibili.
Enter the Void (2009) Un trip psichedelico. Girato interamente in soggettiva, simula un’esperienza post-mortem e un viaggio sotto l’effetto di dmt, esplorando vita, morte e reincarnazione.
Love (2015) Un melodramma sessuale. Un’analisi esplicita e quasi pornografica di una relazione amorosa, con i suoi picchi di passione e i suoi abissi di dolore e nostalgia.
Climax (2018) Un’immersione nel caos. La discesa agli inferi di una compagnia di ballerini drogati a loro insaputa. Un musical horror che è una metafora della civiltà che collassa.

1. Irréversible (2002)

Presentato a Cannes, Irréversible è forse il suo film più controverso. La storia di una vendetta è raccontata a ritroso, partendo dalla fine brutale per arrivare a un inizio idilliaco. Noé utilizza piani sequenza rotanti e infrasuoni a bassa frequenza per generare nello spettatore un senso di nausea e disagio fisico. Il film contiene una terribile scena di stupro in un unico, insostenibile piano sequenza di 9 minuti, che ha segnato la storia del cinema per la sua crudezza. Con Vincent Cassel e Monica Bellucci, è un’opera che esplora l’ineluttabilità del tempo con una violenza quasi insopportabile.

2. Enter the Void (2009)

Girato interamente in soggettiva (vediamo attraverso gli occhi del protagonista, persino quando sbatte le palpebre), Enter the Void è l’apice dello stile psichedelico di Noé. Seguiamo Oscar, uno spacciatore americano in una Tokyo al neon, che viene ucciso dalla polizia. Da quel momento, la sua anima si stacca dal corpo e inizia a vagare tra passato, presente e futuro, in un trip visivo ispirato al “Libro tibetano dei morti”. È un’esperienza sensoriale estrema sull’amore fraterno, la vita, la morte e la reincarnazione.

3. Love (2015)

Con Love, Noé si cimenta con il melodramma, a modo suo. Il film racconta la storia di una passione amorosa tra Murphy ed Electra attraverso una narrazione frammentata in flashback. La particolarità del film è l’uso di scene di sesso non simulate e girate in 3D, che hanno suscitato scandalo. L’intento di Noé, però, non è pornografico, ma è quello di rappresentare l’intimità e la carnalità di una relazione in modo diretto e senza filtri, mostrando come l’amore possa essere un’esperienza tanto estatica quanto distruttiva.

4. Climax (2018)

Considerato da molti il suo capolavoro, Climax è un’immersione terrificante nel caos. Una compagnia di ballerini si riunisce per una festa dopo le prove. Qualcuno, a loro insaputa, ha corretto la sangria con l’LSD. Quella che inizia come una celebrazione esplosiva di danza e vitalità (con un piano sequenza di ballo mozzafiato) si trasforma in una discesa agli inferi paranoica e violenta. Il film, come evidenziato da fonti autorevoli come i Cahiers du Cinéma, è una metafora potente e angosciante del collasso di una civiltà.

Lo stile inconfondibile di un cineasta-filosofo

Il cinema di Gaspar Noé, realizzato in simbiosi con il direttore della fotografia Benoît Debie, è un’esperienza fisica prima che narrativa. Non cerca di raccontare una storia, ma di farla vivere allo spettatore, costringendolo a confrontarsi con i propri limiti percettivi e morali. È un cinema che respinge, ma che, per chi accetta la sfida, offre riflessioni profonde sulla condizione umana.

Immagine di Copertina: da Wikipedia, Irrèversible


Articolo aggiornato il: 02/10/2025

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