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Tenet, il ritorno al cinema di Christopher Nolan

Tenet, il ritorno al cinema di Christopher Nolan

Tenet di Christopher Nolan è al cinema

La premessa, nell’analizzare e recensire un prodotto tanto atteso quanto Tenet, è di quelle doverose, ma al contempo necessarie: quanto ci è mancato andare al cinema. Il buio della sala, il profumo dei popcorn e il disturbo dei telefoni erano tutte emozioni che stavamo pian piano rimuovendo dal nostro catalogo sensoriale, e serviva l’uscita di Tenet a ricordare a tutti noi quanto sia profondo ed ancestrale il nostro amore per la settima arte. Tralasciando i grandi blockbuster, Christopher Nolan è ormai rientrato in quel ristrettissimo giro di autori e registi la cui uscita al cinema è diventata un’attesa spasmodica, richiamando file di appassionati che magari non rientrano neanche strettamente nella sua pur nutrita fan base. In questo, può essere paragonato probabilmente solo ad un altro grande del cinema dei nostri giorni, mr Quentin Tarantino.

Tenet è uscito così al cinema, dopo mesi di rinvio a causa dell’epidemia di Covid-19. La pellicola è dunque uscita con una richiesta praticamente ulteriore rispetto a quella di soddisfare gli appetiti di un pubblico, come si è visto, estremamente vasto: a Tenet si chiedeva praticamente di salvare il cinema. Una richiesta non di poco conto, quella di salvare uno spazio sempre più a rischio e schiacciato dai grandi servizi in streaming. Netflix e Amazon hanno infatti, se possibile, aumentato ancora di più i loro fatturati durante l’epidemia e sono diventati a tutti gli effetti i grandi mattatori del cinema mondiale. I prodotti più interessanti, più visti e più remunerati passano infatti tramite loro e c’è chi dice che la sala, così come la conosciamo, è destinata praticamente a scomparire.

Immaginare però di vedere un prodotto come Tenet su un piccolo schermo di un cellulare o perlomeno di un computer è un esercizio che però appare quantomeno faticoso. Sicuramente uno spreco, vista l’impegno certosino, dal punto di vista tecnico e visivo, che come sempre Nolan ha messo nelle sue opere. Il film, costato oltre duecento milioni di dollari, è più che mai un’impresa orgiastica del regista britannico, che si diverte a trasporre sul grande schermo quella che a tutti gli effetti è una storia di spionaggio, arricchita dai soliti trip mentali assurdi a cui ci ha abituati. In primis, il Tempo, elemento chiave della cinematografia nolaniana: si pensi a Memento, Inception e Interstellar.

Nolan vuole salvare il cinema

Il cinema di Nolan si conferma però un cinema che, privato di tutte le sue sovrastrutture tecniche dal sicuro impatto, è difatti semplice e scarno nelle sue fattispecie principali. Un cinema che non parla mai per immagini, che anzi è tenuto a mostrare per filo e per segno quello che accade, non designando accurate spiegazioni scientifiche che farebbero girare la testa ad un laureato in fisica. Un cinema intelligente e che per l’appunto ci tiene a far sentire intelligente lo spettatore, che dopo la visione, più che di aver assistito ad un prodotto cinematografico, ha la sensazione di aver assistito ad una trattazione scientifica.

Dal punto di vista dei contenuti la storia e la sceneggiatura vertono invece su elementi trasversali, che spesso rischiano di cadere, non senza qualche intoppo nella mediocrità. Certo, guardando Tenet è difficile non rimanere incollati allo schermo per le due ore e passa della visione, ma alla fin dei conti l’universo nolaniano gira intorno ad una storia d’amore, anche se questa volta praticamente accennata per tutto il corso della pellicola. Quello che è ormai è diventato un topic del regista britannico, e che concretamente trasforma Tenet in una sorta di Inception arrivato con qualche anno di ritardo. Difficile infatti non scrollarsi la sensazione di già visto e sentito: c’è un’idea geniale alla base, riprese effettuate nei luoghi più disparati del mondo e i soliti gentlemen inglesi pronti a salvare il mondo.

Quello che però manca, stavolta, e che non permette a Tenet di fare il definitivo salto di qualità è quell’elemento iconico che avrebbe reso la pellicola distinguibile dal resto della produzione nolaniana. Non c’è una trottola che gira, un wormhole di dimensione bibliche o l’amor patrio a farla da padrone. I proiettili che tornano indietro ed il quadrato di Sator non generano lo stesso pathos e alla fine a susseguirsi sono una serie di scene madri (vedi l’inseguimento estone) che però rendono il film più una raccolta di momenti che un prodotto omogeneo.

SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS

Da sottolineare comunque, come sempre per quanto riguarda un film di Christopher Nolan, l’intero comparto tecnico. Le luci, i colori ed i suoni rappresentano l’ennesimo standard qualitativo per la carriera di un regista che ha fatto della ricerca della perfezione un traguardo da raggiungere. Le musiche di Ludwig Göransson trascinano con forza lo spettatore nel corso degli eventi, sia che questi siano ambientati a Mumbai o ad Amalfi. Ottime anche le prove attoriali dei protagonisti John David Washington e Robert Pattinson, a dispetto dei loro ruoli stereotipati. A rubare l’occhio sono anche i coniugi Sator, rispettivamente interpretati da Elizabeth Denicki e Kenneth Branagh.

Il ritorno di Christopher Nolan viene dunque salutato con un tiepido entusiasmo, dettato probabilmente più che altro dal ritorno alle sale dopo mesi che dall’effettiva qualità della pellicola. Tenet, va comunque detto, ha il merito di intrattenere e tenere incollati allo schermo per centocinquanta minuti lo spettatore. Di questi tempi e dopo mesi e mesi di chiusura, è comunque grasso che cola e non c’è che da ringraziare: saranno probabilmente tra le due ore e mezza di spettacolo migliori che si avranno la possibilità di vedere quest’anno.

 

Fonte dell’immagine: https://www.facebook.com/tenetfilm/

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A proposito di Matteo Pelliccia

Cinefilo, musicofilo, mendicante di bellezza, venero Roger Federer come esperienza religiosa.

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