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Eroica Fenice

Teatro

La prima di Jezabel al Teatro Mercadante

Nel 75esimo anniversario della liberazione di Auschwitz, simbolo del genocidio nazista del XX secolo, al Teatro Mercadante va in scena fino a domenica 16 febbraio, lo spettacolo Jezabel, tratto dall’omonimo romanzo di Irène Némirovsky pubblicato nel 1936, sei anni prima della morte ad Auschwitz. Jezabel, la cui versione cartacea è uscita postuma in Italia nel 2007, è un crudele e umanissimo ritratto di una donna ossessionata dall’età che avanza. La regia della pièce è di Paolo Valerio con Elena Ghiaurov nel ruolo della protagonista A ridosso del debutto in prima nazionale a Cormòns del 31 gennaio scorso, su produzione dei teatri Stabile di Napoli e Verona, quella trasposta sul palco del Mercadante è la prima messinscena teatrale dell’opera della scrittrice ucraina morta nel 1942, trentanovenne, nel campo di concentramento di Auschwitz dove era stata deportata in quanto ebrea. La vicenda di “Jezabel” inizia nell’aula di tribunale in cui la protagonista è sul banco degli imputati accusata dell’omicidio del suo giovane amante ventenne. Viene così ripercorsa, tramite l’utilizzo di flussi di coscienza dei vari protagonisti e salti temporali, la storia tormentata e romantica di una sessantenne ancora molto bella che ha vissuto più matrimoni, che ha superato il lutto della morte della figlia ma che non ce la fa ad accettare il dramma per lei più grande: quello d’invecchiare. Un’angoscia, quella dell’età che avanza, che prima o poi tocca a tutti, ma che attraverso la storia della protagonista assume una nuova veste. Temi insomma universali, ma che nei tempi che corrono, sempre più incentrati sul culto dell’immagine e della perfezione, diventano ancora più centrali rispetto agli anni in cui il romanzo fu scritto e pensato. Jezabel è una donna sudamericana, bella, attraente, adorata da ogni uomo, corteggiatissima, non può non sedurre. Elegante, ricchissima, mai volgare, naturalmente generosa. Da quando diciottenne appare per la prima volta a una festa danzante, fino alla fine, non smette mai di ballare. Proprio quello del ballo è uno dei temi ricorrenti della trasposizione teatrale. La danza presente sia come catarsi della protagonista, un atto di difesa rispetto alle paure ricorrenti che rischiano di far crollare il suo castello kafkiano di certezze, che come elemento portante della recitazione, permettendo ai personaggi di spostarsi da un luogo all’altro sulla scena. «Jezabel – dice il regista Paolo Valerio – è un romanzo crudele, umano e sublime. Il sentimento di smarrimento che ci attraversa, leggendo Irène Némirovsky, è l’immagine da cui sono partito per il progetto di regia. Una miriade di personaggi che entrano ed escono dalla vita di Jezabel – le donne amiche ma rivali, gli uomini, mariti e amanti, la figlia risoluta, il ricordo di una madre assente ed egoista – con Elena Ghiaurov che incarna un’eroina tragica, antica e contemporanea. Una scena che racconta oggetti che oscillano nell’incessante scorrere del tempo. E per ogni persona o cosa, l’ineluttabile paura della perdita. L’istante, come il piacere, non si può fermare. E come il teatro è evanescente, impalpabile, così Jezabel scivola nella sua vita, da un amore all’altro, nel disperato tentativo di fermare […]

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Musica

Intervista a La Terza Classe: il folk torna all’Asilo Filangieri

Il folk de La Terza Classe torna a casa La Terza Classe è un progetto musicale che nasce a Napoli nell’ottobre del 2012; il luogo della formazione e dell’affermazione del gruppo è stato la strada, dove ha iniziato a produrre musica e spettacolo suonando canzoni tradizionali e moderne prevalentemente ispirate al mondo del folk statunitense. Dal bluegrass del Kentucky al dixieland, o early jazz, degli Stati del Sud, fino ad arrivare alle canzoni da jug band, il tutto abbinato alla “teatralità” e all’espressività tipicamente napoletana che fa parte del DNA dei componenti del complesso. Numerose ed eclettiche sono state le influenze principali, almeno fino ad ora, di una discografia ancora giovanissima (La Terza Classe, Folkshake e Ready to Sail) e che non vede l’ora di arricchirsi di nuovi capitoli. Enrico Catanzariti (batteria/voce), Pierpaolo Provenzano (chitarra acustica/voce), Rolando “Gallo” Maraviglia (contrabbasso/voce) Alfredo D’Ecclesiis (armonica/voce), più il membro “aggiunto” Corrado Ciervo al violino: queste le personalità che danno corpo e anima a La Terza Classe. Eroica Fenice ha avuto l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con loro, in occasione del concerto evento che si terrà il 1 febbraio a l’Asilo Filangieri, centro culturale e sperimentale sito nel cuore del centro storico napoletano, in vico Giuseppe Maffei. Partiamo dalle origini. Come è che un gruppo di giovani napoletani finisce con il diventare un punto di riferimento di un genere, il folk, che nel nostro paese non hai mai attecchito più di tanto? Difficile trovare una risposta unica a questa domanda… Diciamo che si è creata fin da subito una convergenza di vari fattori: tutti noi provenivamo da differenti background musicali di matrice americana, che si rifacevano però ad un unico grande bacino, ovvero quello della musica tradizionale folk americana, e gli strumenti acustici che imbracciamo ne sono un riflesso lampante. In aggiunta a ciò, il fatto di aver iniziato come gruppo di strada ci ha portato a coltivare intensamente il rapporto con il pubblico, caratteristica, questa, imprescindibile per ogni tipo di musica popolare, e che ci ha permesso negli anni di attecchire su ogni tipologia di audience, dai più adulti ai più piccini. Quello che forse ha fatto la vera differenza rispetto ad altri gruppi è stata la passione travolgente e sincera per questo genere, cosa che proviamo a trasmettere anche agli ascoltatori più “scettici”; se a questo poi aggiungiamo il fatto che siamo intrisi di “energia napoletana”, beh allora…! A cosa si deve la scelta di scrivere totalmente in inglese i vostri brani? L’inglese è (volente o nolente) la lingua più diffusa della nostra epoca e, oltre ad essere la lingua principalmente utilizzata nella musica a livello internazionale, è anche quella che meglio si riesce a vestire delle sonorità che portiamo avanti; dato che siamo cresciuti ascoltando e suonando sopratutto musica folk anglofona, i nostri brani sono meglio rappresentati dalla lingua inglese. Ciò non significa che disdegneremo qualche inserto in italiano all’occorrenza! Cosa significa il ritorno a Napoli? Un concerto nella città dove tutto è nato, specie dopo un tour che vi ha […]

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Cinema e Serie tv

Jojo Rabbit, al cinema satira e nazismo secondo Waititi

“Lascia che tutto ti accada: bellezza e terrore. Si deve sempre andare: nessun sentire è mai troppo lontano.” (Rainer Maria Rilke, “Sento le cose cantare”) Nelle sale dallo scorso 16 gennaio, Jojo Rabbit è un film diretto ed interpretato da Taika Waititi. Liberamente tratto dal romanzo del 2004 Come semi d’autunno (Caging Skies) di Christine Leunens, il film vede come protagonisti, oltre lo stesso Waititi, il giovane Roman Griffin Davis, Thomasin McKenzie, Rebel Wilson, Stephen Merchant, Alfie Allen, Sam Rockwell e Scarlett Johansson. Il film è la storia di Jojo (Roman Griffin Davis), un bambino di dieci anni nazista che s’innamora di una ragazzina ebrea, Elsa (Thomasin McKenzie), che la madre Rosie tiene nascosta in casa, inizialmente a sua insaputa. Nella Germania nazionalsocialista del 1945 il giovane ariano trascorre le sue giornate in compagnia di Adolf Hitler, l’amico immaginario che appare a più riprese nel corso dell’opera. Una sorte di mentore ideale, un simpatico spunto che ricorda l’Humphrey Bogart di Provaci ancora, Sam, con risvolti ancora più satirici. Il dittatore spiega infatti al ragazzino che gli ebrei sono mostri perché i loro antenati si accoppiavano con i pesci oppure sfoga tutta la rabbia per la vittoria dell’oro olimpico di Jesse Owens alle olimpiadi di Berlino ’36. Accecato dall’odio nazista e completamente affabulato dal pensiero unico, Jojo si infuria ancora di più quando scopre che la madre Rosie lavora per la Resistenza. Se le apparizioni di Waititi, che interpreta Hitler, coincidono con i momenti più spassosi del film, il personaggio della Johansson invece rappresenta il lato umano in tanta follia razzista e degenerativa. Divisa tra l’amore per il proprio figlio e quella per la libertà, Rosie finirà con il pagare a caro prezzo questa scelta. Una prova molto convincente la sua, non a caso ha ricevuto una nomination come miglior attrice non protagonista. Oltre a questa, il film ha ricevuto le candidature per il miglior film,per la miglior sceneggiatura non originale, per la scenografia, per il  montaggio e per i  costumi. Un altro dei punti forti della pellicola è senz’altro il personaggio di Sam Rockwell, il capitano Klenzendorf. Presente fin dalle primissime scene, intento ad iniziare il giovane Jojo alla dottrina nazista, il capitano mostrerà i suoi aspetti più disumani ma anche una certa sensibilità. Un’altra prova importante per Rockwell, che dalla vittoria dell’Oscar nel 2018 (Tre Manifesti a Ebbing, Missouri) è tra gli attori più ricercati a Hollywood. Il giovane Jojo Rabbit e il suo amico Hitler Taika Waititi rappresenta il nazismo in maniera spiccatamente satirica, esasperandone tantissimi aspetti per metterlo quanto più possibile in ridicolo. Infatti, al contrario di altre opere che guardano allo stesso periodo con un occhio infantile, non vengono omessi i giochi di parole e le battute più crude: basta pensare a come Elsa venga ridicolizzata dagli ufficiali della Gestapo. Un distacco radicale dall’opera letteraria originale che invece presenta toni più drammatici. Il sanguinario cancelliere viene presentato sotto le mentite spoglie di un amico immaginario paranoico e schizofrenico come solo un dittatore che si rispetti possa […]

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Teatro

La rosa del mio giardino: Lorca e Dalì, ultimo ballo a Fuente Grande

La rosa del mio giardino: Lorca e Dalì, storia di un incontro tra poesia ed arte “La rosa del mio giardino – Lorca e Dalì: ultimo ballo a Fuente Grande” è un spettacolo scritto e diretto da Claudio Finelli e Mario Gelardi. Dopo la prima di ieri sera al Museo Madre (Sala Clemente, primo piano) lo spettacolo andrà in scena stasera, sabato 18 gennaio alle ore 21.00, e domenica 19 alle ore 18.00. La pièce si avvale delle interpretazioni dei giovani attori e protagonisti Simone Borrelli e Riccardo Ciccarelli. Con musiche eseguite dal vivo da Arcangelo Michele Caso (violoncello), coreografie di Danilo Di Leo e costumi di Rachele Nuzzo. Poesia, pittura, amicizia, sentimenti che sfiorano l’amore, in un rincorrersi di parole e disegni: nove anni di corrispondenza, reale e immaginaria, tra Salvador Dalì e Federico García Lorca, partendo dalle lettere ritrovate indirizzate dall’artista all’amico pittore. Due tra le menti più creative della cultura non solo iberica ma europea e mondiale, personalità brillanti e all’avanguardia in un’epoca di chiusura ideale dei confini e di rinascita dei revanscismi di varia natura. È il 1923 quando alla Residencia de Estudiantes, famoso collegio di Madrid che ospitava rampolli dell’alta borghesia spagnola, arriva Salvador Dalì, un giovane impacciato, con l’aria un po’ trasognata e l’aspetto singolare. Ha 18 anni e fa il pittore. Il giovane attira subito l’attenzione di Federico Garcia Lorca, all’epoca un poeta di poco più grande di lui e molto in vista alla Residencia. Tra i due nasce un’amicizia fatta soprattutto di intesa intellettuale. Ultimo ballo a Fuente Grande Sono spiriti affini che vedono il mondo con gli stessi occhi. È difficile dare un nome al tipo di rapporto che univa i due artisti. Non si hanno prove di una vera e propria relazione romantica tra loro. Lorca scrisse la celebre Ode a Salvador Dalí, dove è ben chiaro l’affetto che provava per l’amico e l’ammirazione per il suo genio artistico. Lo definisce, appunto, “rosa del giardino”. Lasciata la scuola, inizia tra i due un epistolario durato fino alla fucilazione del poeta, avvenuta nel 1936 da parte della milizia franchista. Della fitta corrispondenza tra loro sono sopravvissute quaranta lettere scritte dal pittore a Lorca, mentre sono rimaste solo sette lettere di Lorca a Dalì. La spiegazione sembra si trovi in un certo atteggiamento ostile nei confronti di Lorca sia da parte della sorella di Dalì, che della moglie. «Abbiamo voluto lasciare inalterata la separazione (anche fisica) tra i due artisti, — spiega il regista Mario Gelardi — nonostante il legame, mai diventato vero amore, così come agognato da Lorca. Le lettere di Dalì, inviate all’amico, ci raccontano di un rapporto cinico che si scontrava con una disperata ricerca d’amore. La messa in scena è essenziale, le lettere vengono restituite nella loro purezza, accompagnate dalla struggente musica del maestro Arcangelo Michele Caso. L’ultimo incontro, l’ultimo ballo tra i due segna la fine di un’amicizia, forse di un amore, sicuramente la fine di una vita». Con il debutto dello spettacolo prosegue la collaborazione tra la Fondazione Donnaregina per le […]

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Teatro

Luca Ravenna al Kestè, la grande stand up comedy

Luca Ravenna torna a Napoli. Nella serata del 21 dicembre, la comicità dello stand up comedian ha fatto tappa nuovamente al Kestè, in Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli, storico locale della movida napoletana. Il comico milanese aveva infatti già tenuto uno spettacolo analogo nel febbraio scorso nel medesimo locale. Il Kestè si conferma insomma un punto di riferimento per il movimento della stand up comedy a Napoli. Sono sempre più numerosi i comici che negli ultimi tempi si sono esibiti presso la sala “Abbash”, tra cui anche alcuni tra i più noti esponenti del genere in Italia, come Saverio Raimondo e Filippo Giardina. Tra di essi al giorno d’oggi non può certamente essere escludere Luca Ravenna, che ancora una volta ha riempito il Kestè con la sua comicità che mira a distruggere luoghi comuni e certezze. Una satira dissacrante, che trae linfa vitale dalla vita quotidiana di tutti i giorni e che non presenta alcun tipo di filtro oppure di censura. Per chi avesse poca dimestichezza con il genere, la stand up comedy è uno spettacolo di origine anglosassone che si caratterizza per la presenza di un singolo comico. Microfono alla mano, l’artista si esibisce così davanti al pubblico, spaziando così da un argomento all’altro. Luca Ravenna ha partecipato a due edizioni di Natural Born Comedians e due di Stand Up Comedy su Comedy Central. È stato protagonista della web-serie Non c’è problema su Repubblica.it. Ha collaborato con il collettivo The Pills. È stato componente del cast della trasmissione Quelli che il calcio ed autore di podcast molto seguiti sulle varie piattaforme di ascolto, in particolare il varietà calcistico Tintoria ISS PRO 98, in collaborazione con Daniele Tinti. Come da tradizione, il comico milanese ha portato sul palco di Abbash il suo vissuto. Quelle emozioni, incertezze e paure che tutti viviamo nel quotidiano e che il talento e la genialità di un autore così brillante permettono di trasformare in uno spettacolo esilarante. L’età adulta, il razzismo all’italiana, scoprire di avere un fratello brasiliano adottato e la paura di mettersi a nudo. Una vita sentimentale disastrosa e lo splendido appuntamento con una delle grandi protagoniste della Seconda Guerra Mondiale. E poi la famiglia e il rapporto della droga, tema da cui sono stati tratti spezzoni già seguitissimi su Internet. La scoperta dell’amore nel letto di fianco al suo. Il rapporto della madre con il tema della droga. La vita di un trentunenne che vede nascere i figli degli amici. La paura delle emozioni. Un’analisi piuttosto suggestiva sulle differenze di genere delle funzioni cerebrali degli uomini e delle donne. L’autore si conferma così un talento dissacrante, unico nel panorama nazionale per la sua originalità e il suo modo di stare sul palco. Attraverso il suo flusso di coscienza il pubblico immedesima così facilmente in quello sguardo aperto sul mondo che è la sua arte. Il tutto viene sancito in una sintesi di un’ora e poco più di spettacolo, un’esibizione che non può assolutamente lasciare indifferenti.

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Food

Zito e Bevi è l’aperitivo plastic free nel cuore di Napoli

Zito & Bevi, continuano le iniziative solidali dei ragazzi SNAP Sono in centinaia i giovanissimi provenienti da Napoli e dalla provincia che regolarmente prendono parte alle iniziative dello “Zito & Bevi”, il primo format totalmente plastic free, organizzato all’interno del capoluogo partenopeo e rivolto ai giovani di tutta la regione. I quattro ragazzi (in arte SNAP) creatori del format sono Gianmarco Apuleo, Roberto Bonanno, Pierluigi Fusco ed Andrea Sarni, tutti partenopei e legati profondamente dal senso di appartenenza ad un territorio ricco di storia e cultura, ma soprattutto desiderosi di rivendicare i diritti di sostenibilità in ogni aspetto della propria società. Il progetto, nato nella primavera del 2019, presta attenzione ai dettagli che permettono di eliminare del tutto gli sprechi legati alle plastiche durante gli eventi frequentati da ragazzi e ragazze, il tutto esemplificato dal logo “di pasta”, dove un semplice zito diventa il pretesto, ma anche l’opportunità, per eliminare l’utilizzo delle cannucce di plastica dai propri drink. Il format Zito & Bevi cura ogni aspetto della gestione dell’evento: dai bicchieri in vetro o in materiale biodegradabile, ai gadget regalati ai partecipanti rigorosamente in materiali ecosostenibili fino alle posate e piatti usati per il buffet in cartone o legno ogni cosa all’interno dell’evento parla green. “La voglia di fare e di innovare è fondamentale per noi – spiega Roberto Bonanno – infatti nei nostri eventi è importante lasciare un ricordo positivo ed originale a chi partecipa, ad esempio durante le iniziative solitamente scattiamo foto ricordo con le polaroid e che poi regaliamo a tutti i nostri ospiti”. Mentre il giovane ingegnere Andrea Sarni racconta “Di evento in evento cerchiamo man mano di liberare quartieri della nostra città e zone limitrofe dalla plastica, come abbiamo fatto al Vomero, a Posillipo o a Bagnoli. Ci piace pensare che da un singolo evento le persone, specialmente le nuove generazioni, possano pensare che anche un evento mondano con musica e divertimento possa essere vissuto senza avere impatto sul nostro pianeta”. Aperitivi e iniziative solidali all’insegna del plastic free Zito & Bevi non è, però, attenta solo alle tematiche inerenti alla sostenibilità. Il territorio e le tradizioni sono importantissime per i ragazzi SNAP ed infatti ogni evento ospita non solo i consueti dj set da parte di numerosi disc jokey partenopei, ma dà la possibilità a molti cantautori ed artisti emergenti da tutta la provincia di esibirsi difronte ad una platea giovanissima. Band rock, voce e chitarra, stand up comedy e cantanti son solo alcune delle esibizioni che hanno affollato finora i palchi ospitanti le iniziative. “Siamo molto fieri di ciò che facciamo – chiarisce Gianmarco Apuleo – non solo perché ci piace proporre un qualcosa di diverso e che abbia un’idea di fondo costruttiva per il domani, ma soprattutto perché lo realizziamo nella realtà dove siamo nati e cresciuti”. “Spesso noi giovani diamo per scontati aspetti della nostra routine e non ci rendiamo conto che, come ogni cosa, la quotidianità può essere resa più sostenibile in vista delle generazioni future. Certe volte le soluzioni più […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Luca Mercalli in campo per l’ambiente: la mostra al MANN

Capire i cambiamenti climatici, una mostra per comprendere e per agire al MANN sotto la curatela di Luca Mercalli Raccontare la minaccia ambientale che incombe sul nostro pianeta, partecipando alla mobilitazione internazionale per garantire un futuro verde alle nuove generazioni. Il MANN scenderà in campo per l’ambiente, promuovendo, dal 10 ottobre 2019 al 31 maggio 2020, Capire il cambiamento climatico – Experience exhibition, uno spazio narrativo e sensoriale  in cui i visitatori scopriranno le cause e gli effetti del riscaldamento globale. Prodotta da OTM Company e Studeo Group, in collaborazione con National Geographic Society, già presentata a marzo al Museo di Storia Naturale di Milano, la mostra è realizzata con la curatela scientifica di Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana. I temi più scottanti della contemporaneità irrompono così nelle sale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dimostrando in tal modo che passato e presente non sono così lontani come ci si aspetterebbe a prima vista. Centinaia di immagini, tra scatti di grandi maestri della fotografia e filmati del National Geographic, saranno il prezioso contributo utilizzato per creare ambienti immersivi, arricchiti da esperienze olfattive e sensoriali: nel percorso di visita, allestita nelle sale 91-93 del MANN in prossimità del celebre Salone della Meridiana, il visitatore sarà spinto a farsi parte attiva in un’esperienza che dall’emozione porterà alla consapevolezza, invitando ad agire direttamente. L’esperienza dell’estinzione arriva al Museo Archeologico di Napoli Le immagini del National Geographic, selezionate in un arco temporale di tre decenni proprio per dimostrare l’inarrestabile progressione dei cambiamenti climatici, sono il frutto del lavoro di grandi maestri: il canadese Paul Nicklen, premiato per cinque volte a World Press Photo; la vincitrice di Premio Pulitzer Melissa Farlow; il documentarista Pete McBride che, negli ultimi venti anni, ha realizzato reportage per National Geographic da 65 paesi, dall’Everest all’Antartico; lo statunitense James Balog che, con il suo progetto Extreme Ice Survey ha documentato l’inarrestabile fenomeno della fusione dei ghiacci perenni, ma potrebbero citarsi tra gli altri anche Gerd Ludwig e Joel Sartore. Nella tappa napoletana di Capire il cambiamento climatico – Experience exhibition  le installazioni si arricchiranno di nuove immagini, rispetto all’ultima esposizione, con focus sull’inquinamento da plastica e sugli incendi incontrollati dovuti al riscaldamento globale. In mostra, vi sarà uno spazio di notizie ambientali, con un occhio di riguardo sulle principali notizie pertinenti ai cambiamenti climatici in atto nel mondo. Evidenza scientifica sotto la curatela di Luca Mercalli Il percorso di visita, così, guiderà il pubblico a scoprire le profonde trasformazioni causate dal riscaldamento globale, mentre la potenza dell’immagine fotografica enfatizzerà l’evidenza scientifica dei dati. Dalla fusione dei ghiacci perenni ai fenomeni meteorologici estremi (ondate di caldo senza precedenti e incremento di tempeste e uragani), dall’intensificarsi dei periodi di siccità all’aumento del livello dei mari di 3,4 millimetri all’anno. La temperatura della Terra è aumentata di oltre un grado Celsius nell’ultimo secolo; il 2018 è stato il quarto anno più caldo della storia a livello globale e il primo anno più caldo in Italia, Francia e Svizzera; luglio 2019 è stato il mese più caldo di sempre (+0,95 gradi sopra la media del XX secolo, dato National Oceanic and Atmospheric Adminatration). Immagine: Facebook

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Culturalmente

Ricomincio dai Libri 2019, al via la sesta edizione

Al via la sesta edizione di Ricomincio dai libri, rassegna letteraria ormai punto di riferimento per il panorama culturale napoletano. Una manifestazione sempre più ricca e numerosa di eventi, iniziative, dibattiti e presentazioni, che avrà luogo dal 4 al 6 ottobre negli spazi della Fondazione Foqus. Uno splendido esempio di rigenerazione urbana nel cuore dei quartieri spagnoli. Ricomincio dai libri è stata presentata allo Spazio Nea, presso Via S. Maria di Costantinopoli, in una conferenza che ha visto intervenire numerose personalità e letterati di spicco. Oltre al comitato organizzatore hanno presenziato alla conferenza l’Assessore alle Politiche Sociale del Comune di Napoli, Roberta Gaeta, lo scrittore Pino Imperatore e la presidente della Fondazione Foqus Rachere Furfaro.   Ricomincio dai Libri 2019: prendiamoci cura Il tema dell’edizione 2019 è Prendiamoci cura. Un argomento vario e dalle numerose sfaccettature, che vedrà ancora una volta la direzione dello scrittore napoletano Lorenzo Marone. Ricomincio dai libri, dopo la scorsa edizione organizzata presso gli spazi del Museo Archeologico, inizia insomma da dove aveva terminato la sua avventura precedente. Grazie anche al patrocinio del Comune di Napoli e del Ministero dell’Ambiente, la rassegna sarà anche quest’anno ad ingresso gratuito. «Mai come in questo momento storico e politico che viviamo la parola “cura” assume un valore universale che ognuno di noi, nel suo piccolo, deve esportare. Cura per questo nostro pianeta sempre più sfruttato – dichiara il direttore Lorenzo Marone – , cura per l’altro, per l’estraneo, il bisognoso, l’ultimo, cura per se stessi, per uno sviluppo sempre più forte dell’individuo, cura per le istituzioni (sbeffeggiate a volte dai nostri stessi politici) e per il senso dello Stato, per la cultura, per le scienze e la conoscenza».  Riferimenti insomma di portata ambientale e sociale per quest’edizione di Ricomincio dai Libri. Una rassegna che tiene quindi sempre più conto del valore di collante sociale che può avere la letteratura. In un’epoca ormai segnata dall’individualismo e dall’egocentrismo, iniziative come queste aiutano a sensibilizzare e ad aggregare le persone su temi di interesse generale. L’ambiente e il rispetto per l’altro, per il diverso, saranno dunque tematiche centrale di quest’anno. Associazioni e comitati anche questa volta saranno centrali nel corso dell’edizione. Ricomincio dai libri nasce infatti nel 2014, grazie alla collaborazione di tre associazioni: La Bottega delle parole, Librincircolo e Arenadiana, più il contributo fondamentale del Forum delle Associazioni e del Comune di San Giorgio a Cremano. Ad oggi, dopo cinque anni di intensa attività, Ricomincio dai libri si è ormai imposta come un punto di riferimento per un territorio, quello napoletano, che è sì culturalmente ricco, ma che troppo spesso è penalizzato dall’assenza o dalla scarsa pubblicità di iniziative dal grande spessore artistico e letterario. Nell’anno della sua scomparsa, non poteva poi mancare l’omaggio allo scrittore e filosofo Luciano De Crescenzo. Le sale della fondazione Foqus prenderanno infatti i nomi dei personaggi e dei condomini del film “Così parlò Bellavista”, mentre sabato 5 ottobre si terrà un incontro dedicato a De Crescenzo a cura di Pino Imperatore. Fonte immagine: https://www.facebook.com/events/373918739949984/

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Eventi/Mostre/Convegni

ZùNapoli, cinema e teatro nel Chiostro di San Domenico

Continua la rassegna ZùNapoli, nata per festeggiare i dieci anni dell’associazione culturale InBilico. Nella splendida cornice del Chiostro di San Domenico Maggiore, le cui celle hanno ospitato tra gli altri Giordano Bruno, la manifestazione giunge alla sua seconda serata. Dopo il brillante avvio, con la rappresentazione de I Guardiani, di Maurizio De Giovanni, è stato il turno di un interessante connubio tra cinema, musica e teatro. Il documentario Il corridoio delle farfalle e il concerto spettacolo Promenade a Sud sono stati i protagonisti della serata del centro storico. Il corridoio delle farfalle, breve documentario di 20’ vincitore del Bando Ministeriale Cineperiferie 2018, codiretto da Andrea Canova e Claudia Brignone, ha aperto la seconda serata di ZùNapoli. Protagonisti di questo emozionante corto – un ritratto urbano estremamente poetico e struggente – sono Aldo Bifulco e gli amici del “Giardino delle farfalle”, uno spazio verde in prossimità del Tan (Teatro Area Nord), a Piscinola, periferia nord di Napoli. Aldo, il simpatico protagonista del documentario, dal sorriso scaltro e contagioso, ha un sogno, quello di riportare le farfalle a volare sopra i palazzi grigi del quartiere più degradato della città. Un vero e proprio ghetto, che in realtà nasconde la più alta densità di verde pubblico tra tutti quartieri di Napoli. La missione speciale di Aldo è così quella di riqualificare orti e giardini didattici, parchi e aiuole dimenticate della periferia partenopea. Una visione insomma, che, nonostante la brevità, non può che lasciare sgomenti, specie di fronte a tanto degrado, a tanta emarginazione. Canova e Brignone gettano comunque un barlume di speranza, aggrappata all’opera missionaria del simpatico sognatore Aldo. La sua forza di volontà e la sua poetica testardaggine, hanno infatti coinvolto decine di volontari, come abitanti del quartiere, maestre di scuola e studenti, nella realizzazione di numerosi progetti di bonifica ambientale. Tra cui il “Giardino delle farfalle”, da cui è nata una vera e propria rete per la salvaguardia del territorio e da cui è partito il progetto condiviso, o la missione segreta, del “Corridoio delle farfalle”, che poi dà il nome all’opera. Professore di scienze alle superiori, appassionato di botanica, da quando è andato in pensione, Aldo e i suoi amici trasformano gradualmente gli spazi pubblici di Scampia in luoghi diversi, in habitat naturali aperti a tutti, dove anche le farfalle possano tornar libere di volare. Dopo il breve intermezzo cinematografico, ZùNapoli è proseguita con un’interessante mescolanza di generi ed arti. Musica e teatro si sono infatti impossessate del proscenio grazie al concerto-spettacolo Promenade a Sud, con la partecipazione di Marianita Canfora e Matteo Mauriello. Nel cortile del Chiostro di San Domenico ha preso così il via un vero e proprio riassunto della storia musicale del Meridione italiano, con tutte le atmosfere e le musiche che da sempre sono radicate nel più profondo Sud. I suoni e le melodie di strumenti secolari e folcloristici, quali chitarra e mandolino, hanno donato al pubblico ricordi ed emozioni senza tempo. In Promenade a Sud lo spettatore ha potuto ritrovare la Tarantella, la Canzone Classica Napoletana […]

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Cinema e Serie tv

Martin Eden, un anarchico napoletano al cinema

“[..] e non immaginava neppure che le persone d’eccezionale valore sono simili alle grandi aquile solitarie che volano molto in alto nell’azzurro, al di sopra della terra e della sua supina banalità.” (Jack London, “Martin Eden”) Anarchico, avventuriero, spirito libero in lotta con il proprio tempo. Il Martin Eden di Pietro Marcello e Maurizio Bracci, regista e sceneggiatore rispettivamente del lungometraggio, è un personaggio solo apparentemente ispirato all’opera di Jack London. Il film, tratto liberamente dal libro più autobiografico dell’autore americano, vive infatti di vita propria, grazie anche all’emozionante interpretazione di Luca Marinelli. Presentato in concorso alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia, Martin Eden è frutto di una trasposizione temporale e spaziale estremamente innovativa. Se la baia di Oakland e la borghesia di San Francisco facevano da sfondo all’opera originaria, Marcello e Bracci hanno deciso di ambientare la redenzione del rozzo marinaio in scrittore di successo nella Napoli di inizio Novecento. Una scelta rischiosa ma vincente, grazie ad alcuni elementi peculiari che fanno del film un lungometraggio atipico per la produzione cinematografica nostrana. Numerosi sono infatti gli intermezzi documentaristici, nel bel mezzo della narrazione, che permettono allo spettatore di immergersi nella povertà e nella ricchezza della Napoli del tempo. Così come l’interpretazione di Luca Marinelli, preparatosi a tutto tondo per calarsi nei panni dell’anarchico Eden, sia da un punto di vista fisico, vista la prestanza del personaggio, sia da un punto di vista linguistico, per l’apprendimento della lingua napoletana. Premiato con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, l’attore romano si conferma tra i volti più interessanti del cinema italiano degli ultimi anni. Martin Eden è l’apice, fino ad ora, di una carriera ancora giovane e con tanto da dire, ma forte già di ruoli memorabili, come in Non essere cattivo e Lo chiamavano Jeeg Robot. Martin Eden, diretto da Pietro Marcello e con Luca Marinelli, è nelle sale dal 4 settembre La storia di Martin Eden riprende dunque parzialmente quella dell’originale londoniano. Se confrontato con il romanzo, nel film verrebbe fuori tutta la fretta e la necessità di accorpare centinaia di pagine in due ore di girato. Nell’opera di Marcello, nella scelta di trasporre completamente luoghi e tempi della narrazione, emerge così non solo l’individualismo di Eden, ma anche la voglia di raccontare lo spirito di uno spaccato di secolo, il Novecento, teatro di aspre lotte sociali tra ideologie socialiste e liberali che infatti diventano centrali nella seconda parte del film. Solo così è possibile apprezzare il ritratto del personaggio interpretato da Luca Marinelli. Uno scrittore “frutto della mente degli altri” come recita l’attore romano nella delirante mezz’ora finale. La sua è la storia di un rozzo marinaio che si innamora perdutamente della giovane Elena (Jessica Cressy). Conosciuta dopo aver salvato il fratello da una rissa, Eden deciderà di intraprendere la carriera di scrittore dopo aver cominciato a frequentare i salotti altolocati della famiglia Orsini. La bella Elena, oltre che un’ossessione amorosa, diviene anche il simbolo dello status sociale cui il giovane mira ad elevarsi. Deluso successivamente dalla classe […]

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Musica

Little Room, il nuovo album di Oscar Molinari

Oscar Molinari è un aspirante cantautore della provincia napoletana. Un giovane come tanti, che alla passione innata per la musica accompagna gli studi universitari presso la facoltà di Fisioterapia. Little Room è il titolo del suo secondo disco, disponibile da pochi giorni presso tutti i maggiori canali di distribuzione. Un lavoro intimo e semplice, quasi ruvido nei suoni e nei testi, frutto del lavoro solista di un giovane che compensa la pochezza di mezzi a disposizione con una fortissima voglia di mettersi in gioco. Seconda produzione originale del giovane Oscar, dopo Something in Our Heads, pubblicato ad inizio luglio con le medesime modalità di distribuzione. La storia di Oscar è insomma la storia di un ragazzo che non si arrende, che insegue i propri sogni e le proprie passioni in un’area che solitamente non è mai stata troppo fertile per la scena musicale. Little Room è il tuo secondo album, Oscar, un traguardo importante e raggiunto in poco tempo, per di più praticamente da solo. Il disco nasce dalla vita vissuta, quella che ogni giovane della mia età vive quotidianamente. Un’esistenza fatta di amicizia, amori, musica, università, treni che passano: è così che è nato Little Room, tra un pensiero e l’altro, un accordo e l’altro suonato magari per ingannare il tempo. La stanza piccola del disco non è un luogo immaginario di fuga: è proprio la mia cameretta, il mio personale rifugio che mi tiene al sicuro dalle ansie e dalle preoccupazioni. Da dove nasce l’ispirazione per la tua musica? Ho sempre ascoltato musica fin da piccolo, non saprei neanche definire un momento preciso nel quale questa passione è cominciata. Più che altro mi ha sempre appassionato la capacità della musica di ergersi a linguaggio universale, di mettere in contatto persone che altrimenti non si sarebbero mai rivolte la parola. Per dire, quando mi esibisco nei locali, ancora oggi l’emozione più grande è quella di vedere la gente cantare le tue canzoni, anche se scritte in inglese, una lingua non così parlata dalle nostre parti. Ascoltando Little Room e Something in Our Heads colpisce subito la presenza di musica con testi scritti esclusivamente in inglese. A cosa è dovuta questa scelta così singolare? In realtà non ho mai pensato troppo a questa scelta, ho sempre avvertito la scrittura in inglese come un passaggio spontaneo e non frutto di chissà quali pensieri. Questa lingua mi permette di dare un’interpretazione più aperta a ciò che voglio comunicare, a differenza magari dell’italiano che per la ricchezza di termini si presta poco a questa vaghezza. In più è praticamente da sempre la musica dei miei modelli e punti di riferimento dal punto di vista musicale, per cui anche indirettamente subire una certa influenza era quasi inevitabile. Hai parlato di modelli e punti di riferimento.  A chi ti ispiri generalmente per la tua musica? Non ho modelli e punti di riferimenti precisi, sono cresciuto con l’influenza del rock classico con band come Led Zeppelin, Deep Purple e Pink Floyd, per poi passare a periodi […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Zito e Bevi, il plastic free di Snap che sbarca a Bagnoli

L’organizzazione Snap torna con le sue iniziative plastic free Domenica 28 luglio alle ore 19:00 è in programma, al lido Fortuna di Bagnoli, l’evento plastic free “Zito&Bevi” dell’associazione Snap. Un’iniziativa che mira non solo ad aggregare le centinaia di giovani che hanno già aderito ma anche a sensibilizzare sul tema della plastica, in una delle aree napoletane più sensibili all’inquinamento dei mari. “Zito&Bevi” è totalmente libero dall’utilizzo di materie plastiche. L’iniziativa, messa in atto da Snap, mira a sostituire numerosi oggetti, solitamente utilizzati durante eventi del genere, con materiali totalmente riciclabili e con un impatto ambientale prossimo allo zero. E così, via libera agli ziti che per l’occasione diventano delle cannucce e alle barchette di cartoncino, che diventano piatti per consumare le vivande. L’evento, totalmente all’insegna della sostenibilità, concerne anche tematiche più artistiche. Sono numerosi i giovani napoletani, specialmente cantautori, chitarristi e deejay, che affollerranno le fila del settore artistico dell’aperitivio firmati Snap. In occasione della serata conclusiva della stagione estiva di aperitivi domenicali le performance musicali vedranno susseguirsi le performance acustiche di Alessandra Nazzaro e Alessandro Bove, mentre i Dj Mario Labroca e Giorgio Bracci accompagneranno l’evento fino a tarda notte. “Zito&Bevi”, un’occasione con per sensibilizzare sul tema della plastica Flavio Verdino, comico del progetto Stand Up Comedy Napoli presenterà gli artisti che suoneranno  durante l’evento, per poi esibirsi con il suo cabaret a base di temi politici e sociali. La serata, che vede anche Roberto Bonanno e Andrea Sarni tra i co-organizzatori, conclude un percorso iniziato questa estate e che ha portato l’associazione Snap, ormai punto di riferimento per i giovani napoletani, ad allargare i propri orizzonti toccando tappe prima sconosciute. L’evento, curato tra gli altri dal giovane Pierluigi Fusco, segue un appuntamento analogo tenutosi poche settimane prima a Marechiaro, in un’altra perla napoletana che tanto soffre l’inquinamento marino. “Zito&Bevi” è l’occasione per scoprire, in un clima gioviale e di festa, come anche oggetti di uso comune, apparentemente poco adatti, possano in realtà sopperire all’utilizzo della plastica. Bottiglie, cannucce e bicchieri ormai inondano le acque di tutto il mondo e solo sensibilizzando le nuove generazioni è possibile intervenire concretamente, prima che sia davvero troppo tardi.

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Cinema e Serie tv

Toy Story 4, Woody e Buzz tornano al cinema per l’ultima volta

Toy Story 4, Woody e Buzz alla riscossa Toy Story 4 è l’ultimo film di animazione della Disney-Pixar. Uscito al cinema il 26 giugno, segue temporalmente i primi tre film della saga di giocattoli più famosi della storia. “Il mondo dei giocattoli”, “Woody e Buzz alla riscossa” e “La grande fuga” hanno riscosso, nel corso di oltre vent’anni, un successo e un’acclamazione universale da parte della critica e del pubblico. Un successo che poche altre saghe possono vantare, e non solo a livello di animazione. Nell’ultimo capitolo avevamo lasciato  lo sceriffo Woody e Buzz Lightyear in preda ai deliri di onnipotenza di Lotso, l’orsacchiotto rosa del Sunnyside. Sfuggiti alle grinfie di quest’ultimo, l’allegra combriccola, capeggiata tra gli altri dagli immancabili Jessie, Rex e Slinky, era approdata da Bonnie, grazie alla gentile donazione di Andy, il proprietario dei primi tre film, ormai diciassettenne e in procinto di andare al college. La compagnia può così cominciare una nuova vita. L’ultimo capitolo della saga è un film di nuovi inizi, un episodio che vuole letteralmente cambiare pagina rispetto alle precedenti puntate. Fa riflettere in tal senso come gli eventi che hanno inciso sulla produzione, sia italiana che internazionale, riflettano in modo cristallino le vicende di Woody e compagni. Impossibile non citare l’abbandono in corso d’opera di John Lasseter, guru dell’universo Pixar e recentemente accusato di molestie sessuali. Per non parlare poi dello strazio che lo spettatore italiano prova nel non associare più la voce di Fabrizio Frizzi al volto del cowboy Woody, a causa della scomparsa di un anno fa. Un vero colpo al cuore, che comunque viene sostituito degnamente dal pur ottimo Angelo Maggi, storica voce di Tom Hanks. Verso l’infinito e oltre! Toy Story 4 è ancora una volta la storia di un viaggio. Grazie al formato dell’animazione, che permette di esplorare più generi sotto la farsa della fiaba, si spazia contemporaneamente, come nella miglior tradizione Disney, dal comico al drammatico, passando per le sequenze quasi horror (memorabile le scene del negozio di antiquariato della bambola Gabby-Gabby, con le inquietanti marionette a fare da guardiani). Lo stacco ancestrale dall’età dorata dell’Andy bambino alla nuova Bonnie è devastante per la compagnia di giocattoli, in particolare per lo sceriffo Woody. Ormai dimenticato e relegato all’ultimo posto tra i divertimenti preferiti dalla bambina. Il viaggio è perciò parallelo e duplice: uno è compiuto da Bonnie e la sua famiglia, in procinto di partire per le tanto agognate vacanze estive prima di cominciare l’asilo. L’altro è compiuto da Woody, voglioso di mettersi in mostra dinnanzi alla nuova padrona e accompagnato dalla forchetta Forky, convinta di essere semplice spazzatura e non il giocattolo preferito di Bonnie. Un vero e proprio cammino di redenzione che sorprenderà anche i più appassionati della saga. Rispetto ai primi capitoli Buzz Lightyear viene relegato ad un ruolo più marginale. L’eroe dello spazio, quello dell’infinito e oltre, in questo capitolo svolge un ruolo perlopiù comico, quasi a sdrammatizzare i frequenti momenti di pathos della pellicola. Buzz è infatti presente in quasi tutte le scene […]

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Musica

Western Stars, l’ultimo disco di Bruce Springsteen

Il ritorno di Bruce Springsteen con Western Stars C’è una linea immaginaria, eppure realissima, viva più che mai, che riecheggia nell’ultimo lavoro di Bruce Springsteen, Western Stars. È il mito della frontiera, un luogo di tutti e nessuno, quel segmento separa così nettamente il Nord dal Sud del mondo, l’Est dall’Ovest, popoli ed etnie diverse. La frontiera che viene varcata coraggiosamente da vagabondi senza età, perché quello è il loro scopo, sono nati per quello, per correre, per superare i limiti. L’immagine del West che viene rimarcata con fortezza sin dalla copertina, con quel cavallo selvaggio che impazza su una strada neanche battuta dall’asfalto, chissà dove. Western Stars è il diciannovesimo album in studio di Bruce Springsteen. Uscito il 14 giugno, il disco rappresenta il ritorno del cantautore americano alla produzione da solista, quattordici anni dopo le atmosfere altrettanto selvagge di Devils & Dust. Se i picchi di Nebraska, probabilmente il capolavoro del Boss versione menestrello tutto voce e chitarra, sono probabilmente irraggiungibili, Western Stars rappresenta comunque un momento estremamente importante nella carriera di Springsteen. Reduce da una tourneé di un anno con gli spettacoli portati in scena a Broadway, il cantautore si è cimentato in un disco dai richiami quasi cinematografici, con l’utilizzo frequente di archi e fiati. «It’s the same old cliché, a wanderer on his way, slippin’ from town to town» Springsteen aggiunge, con Western Stars,  nuovi miti a tutte quelle figure di sconfitti e vagabondi sulle quali ha scritto pezzi memorabili nuovi miti. Le tredici canzoni del disco toccano molte tematiche tipiche e profonde dell’immaginario d’oltreoceano. Ci sono le autostrade sconfinate, gli immensi deserti, l’alienazione, la comunità, l’importanza della casa, della famiglia e di quella ricerca della felicità che viene sancita fin dalla Costituzione. «I’m hitch hikin’ all day long»: con l’ascolto della traccia d’apertura si viene catapultati nel bel mezzo delle highways d’oltreoceano infinite, diretti chissà dove, probabilmente senza neanche una direzione. «Questo album è un ritorno alle mie registrazioni da solista, con canzoni ispirate ai personaggi e con travolgenti, cinematografici arrangiamenti orchestrali. È un gioiello di disco». Già dalla presentazione del lavoro Springsteen aveva d’altronde additato come fonte ispirazione il pop californiano datato anni sessanta e settanta. Non mancano nell’album, oltre alle sperimentazioni strumentali, tracce che potrebbero rientrare a pieno titolo nel repertorio più classico di Springsteen. “Tucson Train”, “Spleepy’s Joe Cafè” più che da un disco solista sembrano uscire da un’incisione della E Street Band, con la loro carica e il loro ritmo travolgente da stadio. Pezzi che sicuramente la faranno da padrone nei futuri concerti del Boss. Il momento forse più commovente del disco è in una delle ultime tracce, Moonlight Motel. Un ennesimo vertice creativo per un arista straordinario, che della nostalgia fatta canzone è probabilmente il maggior esponente della storia della musica. «I pulled a bottle of Jack out of a paper bag/Poured one for me and one for you as well/Then it was one more shot poured out onto the parking lot/To the Moonlight Motel». I personaggi dell’immaginario del Boss che sembrano […]

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Cinema e Serie tv

Rolling Thunder Revue, Scorsese racconta Dylan

Rolling Thunder Revue: a Bob Dylan story by Martin Scorsese “Life is about creating yourself, and creating things” A un certo punto di Rolling Thunder Revue, il documentario di Martin Scorsese (Casino, Taxi Driver, Goodfellas) sull’omonimo tour degli anni settanta, Bob Dylan pronuncia questa frase che più dilanyana non potrebbe essere. Ma chi è in realtà Robert Allen Zimmerman? Uno, nessuno e centomila, come il personaggio di pirandelliana memoria. Il menestrello di Duluth, bardo delle utopie sessantine, cantore elevato al rango di poeta, emblema degli eccessi di una generazione, premio Nobel per la letteratura. Nessuna di queste maschere corrisponde minimamente al genio di Dylan. Appena lo si prova a catalogare in una definizione, ecco che è lì pronto ad inventarsi una nuova trovata, pronto ad ingannarci tutti, dall’alto dei suoi quasi ottanta anni e del suo patto con il diavolo per l’eterna giovinezza. Su Netflix è appena uscito un documentario del premio Oscar Martin Scorsese che prova a raccontare uno dei momenti salienti della carriera di Dylan: il Rolling Thunder Revue, il lungo tour itinerante gli States durato quasi un anno, a cavallo tra gli anni 1975-1976. Il regista italo-americano non è nuovo a cimentarsi nel racconto di personalità che hanno fatto la storia della musica: i Rolling Stones di Shine a Light e il George Harrison del bellissimo Living a Material World sono un esempio calzante. Già nel 2005 Scorsese aveva girato un documentario su Dylan, No Direction Home, incentrandosi sul primissimo Zimmerman, il ragazzo che nel 1961 giunse a New York direttamente dal Minnesota. Quello di Rolling Thunder Revue è un però un artista completamente diverso. Ha già pubblicato alcuni tra i più dischi più belli della storia della musica (Blonde on Blonde e Highway 61 Revisisted su tutti), ha cambiato per sempre la musica americana e non solo suonando la chitarra elettrica al Festival di Newport. Bob Dylan on the road Dylan sceglie così, in quel momento della sua carriera, di girare in lungo e largo gli Stati Uniti, in un itinerario on the road alla Jack Kerouac (citato a più riprese nel corso del documentario) durato un anno, con 57 date, suddivise in una fase autunnale e in una fase primaverile. Con l’intermezzo del gennaio del 1976, quando fu pubblicato Desire, tra le gemme della carriera del cantautore di Duluth. Il tour parte da Plymouth, una scelta dai connotati fortemente simbolici e che tanto sarebbe piaciuta al vate Kerouac, di cui peraltro Dylan omaggia la tomba in uno degli intermezzi più commoventi del documentario. La città del Massachusetts è il luogo dove nel 1620 sbarcarono i padri pellegrini, il posto dove partì quel grande romanzo americano di cui Bob Dylan è stato e sarà ancora tra i più grandi narratori. Perché l’America è un po’ di tutti, e non solo degli americani, che l’hanno solo presa in affitto, come direbbe qualcuno. Parte così più che un tour una carovana in stile circense, un circo burlesque di musicisti, poeti e addetti ai lavori. Ci sono Joan Baez, di […]

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Attualità

Evolve, intervista ai fondatori del comitato

EvolveU2019, It’s your turn La Generazione Z, Erasmus o Ryanair, quella dei post-millennials, dei nati dal 1995 in avanti è un’annata che troppo spesso viene bollata con dispregiativi o giudicata negativamente. Tanti sono infatti i luoghi comuni che accompagnano questa generazione, da un’assenza di valori comuni ad un eccessivo attaccamento per la tecnologia e i social network. Evolve è un comitato studentesco, un “libero gruppo di studenti e studentesse” come dice il sito, nato nel febbraio del 2018 a Pomigliano d’Arco. Un gruppo di amici, prima che di studenti e colleghi, accomunati da una forte passione per la politica e per il mondo dell’informazione, che si oppone in maniera forte al clima generalmente nichilista che pervade i nostri tempi, non soltanto tra i più giovani. Un vero e proprio punto di riferimento per un ambiente difficile come la provincia napoletana, con forti ambizioni di espansione a livello regionale e nazionale, con tanti progetti in cantiere e che in un anno e mezzo ha già tenuto numerose iniziative, arrivando sino ad un convegno alla Camera dei Deputati, tenutosi la settimana scorsa. Colpisce, aprendo il sito web di Evolve, la lista di obiettivi così decisa e pragmatica. Tenere informati i cittadini, verificare la corrispondenza dei fatti alla realtà, organizzare eventi e convegni sono solo alcuni tra i punti salienti. Quella dei vent’anni è un’età difficile, è l’età delle scelte e in cui si tende maggiormente all’idealismo, ma questi ragazzi hanno le idee chiare e sanno come realizzarle. Valeria Rea e Alessandro Fusco sono tra i fondatori del progetto. Rispettivamente 19 e 21 anni, studenti di Giurisprudenza e Scienze politiche a Napoli e Bologna, hanno raccontato della loro esperienza e delle loro ambizioni e progetti futuri. Come nasce l’idea di Evolve? Evolve nasce ufficialmente nel febbraio del 2018, in pieno clima elettorale dato dalle allora imminenti elezioni politiche. Forti delle nostre esperienze di rappresentanza, a livello sia locale che provinciale, ci rendemmo conto all’epoca che tra i ragazzi della nostra età c’era una disinformazione generale, una vera e propria disaffezione generale nei confronti di quel dovere civico che poi è il voto. Grazie anche all’aiuto di Vito Fiacco, Michele Guadagni e Domenico De Maria, gli altri ragazzi fondatori del comitato, uniti anche da una forte amicizia, nacquero in quel periodo le prime iniziative di Evolve, specie nell’ambito dei nostri licei (l’Imbriani e il Cantone di Pomigliano d’Arco). Dopo un anno e mezzo, fatti i primi bilanci, ci ritroviamo ancora uniti dalla stessa passione e spirito di iniziativa, per di più con l’aiuto di tutte le persone incontrate in questo percorso che è ancora agli inizi. Senza di queste tanti dei traguardi conseguiti da Evolve non sarebbero stati possibili, dai convegni organizzati alla cura del sito web. L’obiettivo è stato sin dall’inizio quello di un’informazione completamente neutrale, di arrivare il più possibile nei luoghi dei nostri coetanei. Siamo consapevoli di vivere in un’epoca fortemente dinamica e di forti cambiamenti sociali e culturali che influiscono sempre di più sulle nostre coscienze. Siete molto giovani, fate parte di […]

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Teatro

Scene da un matrimonio, allo Stabile la versione di Bergman

Al Teatro Mercadante arriva Scene da un matrimonio, in scena fino al 14 aprile Dopo l’allestimento della shakespeariana Bisbetica domata (2013-2014), Andrei Konchalovsky firma la sua seconda regia italiana per lo Stabile di Napoli, affrontando uno dei lavori più noti di Ingmar Bergman, Scene da un matrimonio. Il Teatro Stabile, forte della sua biforcazione in Teatro Mercadante e Teatro San Ferdinando, si conferma così sempre di più come un punto di riferimento per la scena culturale napoletana e non solo. Questa volta è il turno, in una fitta e stimolante stagione teatrale come quella di quest’anno, di un capolavoro cinematografico trasposto in una brillante versione teatrale. Inizialmente girato in sei episodi per la televisione della durata complessiva di 300 minuti, Scene da un matrimonio (1972), capolavoro del cineasta svedese Ingmar Bergman, fu  proposto anche per il cinema in una versione di 167 minuti. Il capolavoro di Ingrid Bergman nella versione teatrale di Andrei Konchalovsky Andrei Konchalovsky l’artefice di questa brillante operazione di comunicazione tra differenti campi visivi ed artistici. Nato a Mosca nel 1937, il russo è tra i più noti autori cinematografici e teatrali del nostro tempo. Sceneggiatore di  Andrej Rublëv e L’infanzia di Ivan del connazionale Tarkovskij, il regista è alla sua seconda esperienza teatrale italiana.  Dopo il debutto la scorsa estate al Napoli Teatro Festival, Scene da un matrimonio calcherà il palco del Teatro Mercante fino al 14 aprile. Julia Vysotskaya e Federico Vanni vestono i panni, rispettivamente, di Marianne e Johan, una coppia solo apparentemente felice. La vicenda viene trasposta dal freddo della Scandinavia di Bergman alla più familiare Roma. Quartieri Parioli, anni sessanta. Marianne e Johan non sono che una delle tante coppie borghesi segnate dal boom economico. Il non detto dei due finisce con l’esplodere con violenza in seguito alla decisione di lui di abbandonare moglie e figlie per una studentessa. Johan si rivela però come una persona estremamente fragile, vittima delle proprie pulsioni e di un perbenismo fino a quel momento autoimposto. Chi in definitiva riesce ad avere una tenuta più a lungo termine (nonostante l’ansia, le suppliche e gli incubi) finisce con l’essere Marianne, nei confronti della quale l’ormai ex marito vorrebbe continuare a mantenere una forma assurda di possesso non concedendole il divorzio ed essendo geloso dei rapporti con altri uomini da lei a sua volta instaurati. Il matrimonio come fonte di inganni reciproci Marianne e Johan vedono insomma rompersi, poco alla volta, il meccanismo così fragile del matrimonio. Il castello di bugie sul quale si costruisce l’unione fra i due viene analizzata da Konchalovsky con perfezione certosina e sensibilità fuori dal comune. Nell’angoscia esistenziale e straziante della coppia emerge la critica a un istituto di fatto egemonizzato da logiche borghesi come quello del matrimonio. Le vicende introdotte da Bergman e qui trasposte da Konchalovsky sono infatti universali. Emblematica a riguardo è la scena finale, con Marianne e Johan abbracciati ancora una volta nello stesso letto ad augurarsi nuovamente la buonanotte. Anni dopo i tradimenti e i fallimenti di una vita coniugale di fatto fallita […]

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