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The First Slam Dunk | Recensione

The First Slam Dunk | Recensione

Approdato in Italia il 10 Maggio 2023, The First Slam Dunk è un film animato basato sul manga di Takehiko Inoue, il quale ha anche curato la regia del film stesso, sua prima esperienza in questo campo. Il film ha riscosso grande successo non solo in Giappone, dove gli incassi hanno raggiunto i 102 milioni di dollari, ma anche in tanti altri paesi, testimoniando quindi la grandissima popolarità di cui l’opera del maestro Inoue gode. Slam Dunk è infatti considerato dai più come il manga sportivo migliore di sempre, il quale ha gettato le basi per tutte le produzioni dello stesso tipo realizzate successivamente, segnando un’intera generazione.

Il manga

Il manga segue le vicende del giovane Hanamichi Sakuragi, un teppista scapestrato caratterizzato dall’emblematica chioma rossa, e dei membri della squadra di basket dello Shohoku, formata da elementi altrettanto problematici e singolari che hanno trovato nel basket il mezzo attraverso cui riscattare le proprie vite.

Inizialmente caratterizzato da toni per lo più comici, Slam Dunk è un manga che fa della profonda caratterizzazione dei personaggi, dell’epicità del disegno, della resa avvincente delle partite e della profonda passione per questo sport e per il fumetto in generale che traspare da ogni vignetta i suoi punti forti.

The First Slam Dunk: Il film

The First Slam Dunk copre gli ultimi 54 capitoli del manga che vedono i ragazzi dello Shohoku sfidare l’imbattibile Sannoh nel secondo round del torneo interscolastico.

Il film si focalizza sul personaggio di Ryota Miyagi, di cui ci viene presentato il tragico passato, segnato dalla perdita del padre e del fratello maggiore Souta, eccellente atleta che lo aveva introdotto al basket, e dal rapporto difficile con la madre. La sfida tra Sannoh e Shohoku, per Ryota e gli altri atleti in campo, non rappresenta solamente una semplice partita di pallacanestro, ma un’occasione di riscatto per dimostrare il proprio valore, in un processo di autoaffermazione e di crescita psicologica che permette di venire a patti con sé stessi e con quello che si vuole diventare, dentro e fuori dal campo.

L’aggiunta delle scene che raccontano il passato di Ryota risulta molto efficace, non cadendo mai nel banale e dipingendo un dolore reale e verosimile, capace di colpire la sensibilità dello spettatore in modo autentico. Il percorso di lenta accettazione della morte del fratello, nella cui ombra Ryota finisce inevitabilmente per vivere visto il confronto automatico tra le capacità dei due, e di ricostruzione del rapporto con la madre è intervallato dal match contro il Sannoh, creando un buon equilibrio tra momenti d’azione e altri dove ci si concentra sulle storie dei personaggi. Vincente è anche l’idea di presentare spesso scene con pochi o senza dialoghi, ritraenti paesaggi mozzafiato e scorci di diverso tipo che contribuiscono alla spettacolarità visiva dell’opera.

A questo proposito, l’utilizzo della CGI, che tanto era stato discusso dai fan già dalla distribuzione del primo trailer, rappresenta (in modo quasi unico nelle opere di animazione giapponese) una soluzione che non fa rimpiangere l’uso dell’animazione tradizionale, anche essa comunque presente all’interno del film. Tutte le movenze dei giocatori in campo sono rese, infatti, con una verosimiglianza e un dinamismo unici, dando l’illusione di stare assistendo a una vera partita di basket, regalando momenti di pura adrenalina e aumentando l’immedesimazione dello spettatore che si unisce ai dieci giocatori in campo. Parte del merito della buona riuscita va sicuramente anche al lavoro come regista di Takehiko Inoue che anche in questa nuova sfida ha dimostrato ancora una volta la sua competenza.

A completare il quadro abbiamo poi l’ottima colonna sonora a cura di Satoshi Takebe e Takuma Mitamura, che ben accompagna le parti più movimentate del film.

The First Slam Dunk, al netto di qualche difetto come l’assenza di alcune scene emblematiche presenti nel manga, scene che rispetto al manga presentano un pacing che risulta troppo affrettato, e alcune sequenze in cui (soprattutto nei momenti di staticità) l’utilizzo della CGI può far storcere il naso, rappresenta un ottimo prodotto che permette a chi ha già letto l’opera originale di rivivere l’ultimo match del manga provando nuove emozioni, e a chi non ha mai approcciato l’opera di godere di due ore intense che difficilmente deluderanno.

Fonte immagine in evidenza:  Animefactory.it

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