Asura’s Wrath: recensione, trama e boss del gioco Capcom

Asura’s Wrath è stato un videogioco parecchio sfortunato. Uscito originariamente nel 2012, in un periodo d’oro dove i puri action game andavano molto forte sul mercato, il gioco prese una strada decisamente diversa e coraggiosa. La casa di sviluppo CyberConnect2 decise infatti di tentare una mossa fortemente innovativa, ovvero creare un action game diviso in episodi in puro stile serie TV anime, mossa ispirata già dalla loro fortunata esperienza commerciale con i giochi di Naruto Storm. Tentare una pratica del genere era un concetto completamente nuovo per l’epoca, e purtroppo si è andata a scontrare duramente con altri problemi legati alle richieste assurde della loro casa di pubblicazione.

Durante la pandemia da COVID del 2020, molti streamer famosi che lo hanno riscoperto e messo in primo piano tramite i loro lunghi gameplay ripubblicati su YouTube, hanno permesso a molti nuovi videogiocatori di riscoprire e apprezzare il gioco. Andiamo quindi ad analizzare nel dettaglio di cosa tratta il gioco.

Scheda tecnica del gioco Asura’s Wrath

Caratteristica Dettaglio
Sviluppatore CyberConnect2
Publisher Capcom
Anno di uscita 2012
Genere Action / Beat ‘em up interattivo
Piattaforme originali PlayStation 3 (PS3), Xbox 360

L’inizio del progetto targato Capcom

Quando CyberConnect2, studio che venne commissionato per l’occasione da Capcom, presentò il peculiare progetto di Asura’s Wrath nel 2012, il pubblico si trovò spiazzato davanti a un videogioco di combattimenti ad arena che, di fatto, non voleva essere “giocato” nel senso tradizionale del termine. Capcom accettò con entusiasmo il progetto perché aveva l’intenzione di offrire una nuova IP originale sul mercato saturo, e CyberConnect2 era la loro casa per eccellenza per l’animazione grazie ai loro grandissimi successi con la saga di Naruto: Ultimate Ninja Storm.

L’idea innovativa dello studio era quella di creare un gioco estremamente interattivo e incentrato unicamente sull’epicità, in una struttura a episodi completa di sigle di apertura, stacchi pubblicitari, intermezzi e anticipazioni del capitolo successivo, dando così un’anima di evidente ispirazione battle shonen. Il giocatore diventa uno spettatore attivo di una trama complessa che attinge a piene mani dalla religione orientale, filtrata però attraverso l’estetica esagerata della fantascienza.

Lato artistico e simbolico in Asura’s Wrath: il Cyber-Induismo

Asura's Wrath, una furia inarrestabile | Recensione
Rappresentazione stilizzata degli otto semidei

Visivamente, Asura’s Wrath è un gioco con un’art direction e un design dei personaggi molto forti che difficilmente oggi qualcuno proverebbe a replicare con quel budget. Lo stile grafico fonde sapientemente l’estetica sacra delle divinità orientali con la fredda tecnologia sci-fi. L’intero mondo di gioco è ambientato su un pianeta Terra chiamato “Gaia”, continuamente dominato e infestato dai Gohma, delle gigantesche creature impure. Per difendere i suoi deboli abitanti, gli esseri celesti invocano gli otto Semidei, esseri colossali per metà macchine e per metà Dei che rappresentano le otto virtù per combattere gli esseri impuri.

Per lottare, gli Dei si alimentano letteralmente delle preghiere dei fedeli, assorbendo una mistica energia chiamata “Mantra” (ciò che nell’induismo è usata come formula vocale per dare energia al corpo). Questa energia vitale, alimentata dalle preghiere e dalle stesse anime umane, viene qui reinterpretata meccanicamente come una risorsa simile al “combustibile” per le armi. Il numero otto degli Dei è lo stesso numero che rappresenta sia l’infinito, sia il numero di petali presenti sul fiore di loto, considerato nel buddhismo il simbolo assoluto di armonia e perfezione. Infatti, quando Asura verrà ingiustamente tradito, ci sarà una violenta rottura che porterà a un catastrofico squilibrio nel mondo.

La Figura di Asura

Statua presente nell’Horyu-ji

L’immagine iconografica di Asura è stata ripresa quasi nella sua totalità dalla ricca tradizione indiana, presentandosi con un aspetto molto feroce, ben 6 braccia meccaniche e un fisico possente. Nella sua controparte giapponese la figura viene rielaborata quando il buddhismo arrivò storicamente in Giappone, e si può notare dall’immagine qui presente che mostra un fisico molto più esile con 3 volti asimmetrici, con vestiti composti da un sottile panno che copre il torace e una tunica inferiore con dei semplici sandali. Nella figura presente nel gioco notiamo una perfetta fusione, con i tratti indiani e giapponesi del canone buddhista che si fondono dando vita all’inarrestabile Asura presente nel gioco.

La Figura di Kannon

Statua presente nel Toshodai-ji

La seconda iconografia più importante del gioco la troviamo con la discussa figura del boss finale, quella del Senju Kannon (il Kannon dalle mille braccia). La figura di Kannon in entrambe le iconografie è quella di un Bodhisattva compassionevole che aiuta attivamente i fedeli nel trovare la salvezza; infatti, il suo stesso nome indica letteralmente “colui che rivolge lo sguardo” con le miriadi di braccia che aiutano quante più persone possibile.

Nel gioco di Asura’s Wrath la sua immagine appare per la prima volta sotto il finto aspetto di un ragno dorato che, con un filo esile, scende nell’inferno in cui Asura viene brutalmente rispedito a ogni sua singola sconfitta. Questo dettaglio è ripreso apertamente dalla storia del “Filo del Ragno” del famoso letterato giapponese Akutagawa, dove il Buddha, per salvare un peccatore, fece calare un filo di ragno per accoglierlo nel suo paradiso. L’antagonista cambia forma assumendo in molti aspetti i tratti del Buddha e dei classici mandala buddhisti, fino ad arrivare alla sua forma finale suprema, Chakravartin, “colui che gira la ruota”, l’essere onnipotente che permette il continuo e doloroso ciclo delle reincarnazioni che portano alla sofferenza dell’esistenza.

Il Combat System

Parlando del lato puramente legato al gameplay, Asura’s Wrath è stato spesso aspramente criticato per la sua spiccata semplicità. I combattimenti si dividono ciclicamente in fasi shooting su binari e sezioni action più classiche, chiaramente ispirate all’esperienza dei battle arena di Naruto Storm, con l’onnipresente aggiunta di una serie di Quick Time Events (QTE) spettacolari durante gli scontri corpo a corpo.

Il gioco non presenta una classica barra della vita visibile per i nemici, ma solo una per l’energia di Asura e un’altra dedicata all’accumulo della sua immensa rabbia che, una volta riempita al massimo, porta a scatenare il “Burst”, segnando l’inizio di una sequenza di combattimento epica e scriptata. Il gameplay gioca molto sulla partecipazione emotiva del giocatore tramite sezioni frenetiche, con una “danza di collisioni” in cui ogni colpo sferrato serve a dare al pad la sensazione tattile di essere la rabbia stessa di Asura. Inoltre, il titolo gioca costantemente e in modo sbalorditivo con la scala dei combattenti, passando in pochi secondi da scazzottate corpo a corpo a battaglie spaziali contro esseri giganteschi, grandi addirittura quanto l’intero pianeta Terra.

Asura’s Wrath: musiche e sonoro

Ispirata ancora una volta dalla serie videoludica di Naruto, l’eccezionale colonna sonora curata magistralmente da Chikayo Fukuda è l’elemento artistico che eleva definitivamente il titolo nelle sue prolungate fasi di combattimento. La fusione perfetta tra orchestrazioni epiche occidentali, cori solenni e strumenti tradizionali giapponesi crea un tappeto sonoro che, tutt’oggi, è la parte più apprezzata all’unanimità di tutta l’opera.

Con il memorabile uso della sinfonia classica di Dvořák (la N.9 in E minore, “Dal Nuovo Mondo”) durante uno degli scontri finali con l’antagonista Augus, si fa raggiungere un momento catartico di una potenza che raramente si riesce a replicare oggi nel medium videoludico moderno, dove la musica classica accompagna perfettamente un duello all’ultimo sangue sulla Luna visivamente sbalorditivo.

I lati negativi di Asura’s Wrath (e lo scandalo DLC)

Passiamo ora ai pesanti lati negativi del titolo che, purtroppo, nel 2012 hanno causato i problemi principali che portarono al rapido fallimento commerciale del progetto di Capcom. In primis, la durata della storia principale raggiunge appena le 7 ore di gioco totali, una durata che oggigiorno sarebbe anche accettabile per un prodotto narrativo che offre una buona esperienza concentrata, ma che per i canoni e i prezzi dell’epoca era un qualcosa di estremamente difficile da digerire per gli acquirenti a prezzo pieno.

Ma fu altrettanto difficile da accettare la terribile pratica commerciale che all’epoca venne considerata una vera e propria “infamata” da parte dei giocatori nei confronti di Capcom: la vendita del vero finale di gioco sotto forma di DLC a pagamento (Episodi 19-22). Questo triste fenomeno videoludico (che prese ampiamente piede nei primi anni del 2010) causò a molti produttori il desiderio di tentare questa pratica per aumentare ancora di più i loro guadagni al day one; un esempio affine fu lo scandaloso finale del gioco Alan Wake, che venne venduto separatamente. Tutto questo, combinato con l’immaturità del pubblico dell’epoca nell’apprezzare e comprendere a pieno la natura da serie TV ibrida del gioco, ha portato le vendite totali del suo primo anno a sole 100.000 copie piazzate in tutto il mondo, decretandone la fine.

Come è possibile giocare ad Asura’s Wrath oggi?

Sfortunatamente il titolo, proprio come molti altri iconici giochi esclusivi PlayStation 3 (come ad esempio Resistance: Fall of Man), non è ancora uscito con una versione Remastered per le altre piattaforme moderne, rimanendo così di fatto bloccato nella passata generazione di console. Tuttavia, per gli utenti Xbox è attualmente retrocompatibile sullo store digitale, acquistando gioco base e DLC.

Per gli utenti PC, invece, per fortuna grazie al potente emulatore RPCS3, è possibile giocarlo legalmente comprando prima la copia fisica originale e poi “dumpando” la ROM del gioco, una pratica di preservazione che rimane ancora in una zona d’ombra legislativa ma che non è strettamente considerata illegale se si possiede l’originale.

In definitiva, Asura’s Wrath non è un gioco per tutti. È un’opera profondamente divisiva e ludicamente imperfetta, che richiede di accettare alcuni pesanti compromessi strutturali per essere goduta. Ma è anche una delle dichiarazioni d’amore più pure e viscerali verso il senso stesso di epicità di un videogioco, lasciando nel giocatore un senso di estasi che pochissimi tripla A moderni sanno ancora offrire. A distanza di oltre un decennio, il titolo rimane un unicum assoluto tra i titoli Capcom. Un coraggioso esperimento dove il gameplay si piega interamente alla narrazione, che però venne ingiustamente sommerso e boicottato a causa di varie pratiche commerciali sbagliate.

Fonte immagini: Wikipedia, Fandom / Immagine in evidenza: Copertina pubblicitaria del gioco

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A proposito di Di Puorto Ugo

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