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Ellie o Abby? Il conflitto morale in The Last of Us II

The Last of Us II: team Ellie o team Abby?

Ellie Williams ed Abby (Abigail) Anderson, protagoniste del secondo capitolo del videogioco di Naughty Dog, The Last of Us Part II , sono mosse dal desiderio di vendetta, ognuna per motivi ben precisi e personali. I loro destini intrecciati hanno suscitato parecchi dibattiti tra i giocatori, con una buona parte del pubblico che afferma di odiare profondamente Abby. Tuttavia, il gioco mira a raccontare una storia complessa, mostrando le vicende attraverso i punti di vista delle due protagoniste.

Abby: tra dolore e vendetta

Abby è vittima di un trauma devastante e la sua ricerca di vendetta è dettata dalla perdita di una persona a lei cara, cioè suo padre, un chirurgo, appartenente alle Luci, che Joel ha ucciso per salvare la vita di Ellie, destinata al sacrificio per la creazione di un vaccino. A primo impatto, assistendo ad una delle scene più tristi del gioco – ossia la morte di Joel per mano di Abby – quest’ultima viene immediatamente percepita come una nemica dal giocatore. Nel corso della storia, però, esplorando il suo passato e ciò che ha subito, non si può fare a meno di empatizzare con lei. Non si tratta di qualcuno che ha ucciso Joel per il puro gusto di farlo: Abby, come Ellie, è consumata dal dolore e dalla rabbia.

Anche lei, come Ellie, è vittima dei suoi traumi irrisolti e piena di vendetta. A differenza di Ellie, però, Abby è la prima ad abbandonare quel ciclo di odio , risparmiando la vita di Ellie e Dina. Ellie, invece, finisce per esserne logorata e perde tutto: gli amici, il piccolo angolo di pace che aveva costruito con Dina e la voglia di suonare la chitarra, un’ultima cosa che la legava a Joel. La vendetta ha condotto Ellie verso la sua più grande paura, ovvero rimanere da sola.

Perchè Ellie non uccide Abby?

Determinata a chiudere i conti, Ellie giunge a Santa Barbara per uccidere Abby. Scopre che la ragazza è stata fatta prigioniera e resa schiava dalle Serpi per poi trovarla legata ad un palo sulla spiaggia. Abby, ormai debilitata dalla fame, stremata, irriconoscibile rispetto alla forza che la caratterizzava all’inizio del gioco, riconosce immediatamente Ellie e le chiede aiuto. In riva al mare, Ellie ha finalmente l’occasione di vendicarsi ma Abby si rifiuta di combattere. Tuttavia, sarà costretta a farlo per evitare che Lev venga ucciso. Le due si scontrano in un combattimento spietato, disperato, ma quando Ellie ha la possibilità di ucciderla, si ferma. In quel momento comprende che toglierle la vita non le restituirà Joel né darà pace al suo dolore.  Risparmiare la sua vita non equivale ad un atto di perdono ma ad un’importante presa di coscienza: Ellie capisce che uccidere Abby significherebbe perdere quell’ultima parte di umanità che le rimane. Lasciando andare via Abby e Lev, anche Ellie spezza finalmente quel ciclo di vendetta che l’ha consumata e che l’ha portata a distruggere tutto ciò che amava— così come Abby aveva fatto prima di lei.

The Last of Us non ha buoni e cattivi

Ellie ed Abby non sono né villain e nemmeno eroine: si tratta di esseri umani, fragili e spietati, ciascuno con le proprie sofferenze. Non c’è bisogno di essere con l’una o con l’altra. Non si può odiare nessuna delle due. Stare solo da una parte significa ignorare le sfumature che il gioco vuole trasmettere: in The Last of Us non esiste bianco e nero ma vi sono persone mosse dal dolore e dal desiderio di vendetta. Forse, la sfida più grande che il videogioco vuole mostrarci è quella di spezzare la catena di odio in cui gli esseri umani corrono il rischio di restare intrappolati. 

Fonte immagine: Wikipedia

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