InFamous: Second Son è stato uno dei titoli di punta annunciati per PlayStation 4, e il gioco riuscì a mettere in mostra tutti i muscoli della nuova console Sony. Quando uscì nel lontano 2014, c’era una grande attesa per la nuova generazione. La console era potente ma c’era paura tra i fan che potesse arrivare con una mancanza di giochi, come accadde col predecessore PS3 a causa della grande difficoltà nel gestirne l’architettura. Per ovviare a questo problema, già prima del lancio, Sony dichiarò che la nuova macchina sarebbe stata molto più facile da programmare per le case di sviluppo. Questo diede luce verde alle aziende per mettersi subito all’opera, permettendo un ottimo lancio iniziale. Sucker Punch fu una di quelle case ad approfittare di questo vantaggio, portando alla luce il terzo capitolo della serie Infamous.
Ecco le ragioni che resero il titolo una grande dimostrazione di forza per l’ammiraglia Sony.
| Dettagli del Gioco | Informazioni |
|---|---|
| Titolo | inFamous: Second Son |
| Sviluppatore | Sucker Punch Productions |
| Anno di uscita | 2014 |
| Piattaforma | PlayStation 4 |
| Protagonista | Delsin Rowe |
Indice dei contenuti
Il salto generazionale su PlayStation 4
L’idea di Sucker Punch era chiara: mostrare senza mezzi termini cosa potesse fare la nuova console. Graficamente, per l’epoca, il risultato era sbalorditivo. Le luci al neon, la pioggia che bagnava le strade di Seattle, i riflessi realistici nelle pozzanghere: ancora oggi, rigiocandolo, non sembra affatto un titolo vecchio di oltre 10 anni. Al giorno d’oggi molti giochi possono permettersi, grazie al ray tracing, una struttura di luci generata artificialmente sulle superfici 3D, ma all’epoca in Second Son era tutto “fatto a mano”, con un lavoro che risulta impeccabile dal lato visivo e artistico.
Infamous Second Son: trama e personaggi
In Infamous Second Son non controlliamo più Cole MacGrath, lo storico protagonista dei primi due capitoli, ma vestiamo i panni di Delsin Rowe, un giovane graffitaro ribelle che scopre per caso di essere un “Conduit“. Si tratta di esseri umani dotati di superpoteri anomali, ostracizzati dalla società e costantemente in fuga dal governo. Etichettati come “bio-terroristi”, vengono cacciati e rinchiusi in prigioni di massima sicurezza negli Stati Uniti da un’unità militare speciale chiamata D.U.P. (Dipartimento per la Protezione Unificata).
Delsin scopre la vera natura dei suoi poteri: è capace di assorbire l’abilità di qualsiasi altro Conduit col semplice tocco. L’avventura inizia acquisendo il potere del Fumo, utile per passare attraverso i condotti di ventilazione e planare sui tetti. Successivamente otterrà la luce Neon, visivamente l’abilità meglio riuscita dell’intero gioco, usata per correre sui muri alla velocità della luce lasciandosi dietro una scia iridescente. Il tutto culminerà col potere del Video (controllando i fotogrammi televisivi) e del Cemento.
Delsin non sarà solo: suo fratello maggiore Reggie, un poliziotto, lo accompagnerà alla ricerca di una cura per la sua condizione, fungendo da ago della bilancia morale per indirizzare il giocatore verso le scelte giuste per aiutare la città di Seattle.
La storia è decisamente più snella rispetto ai primi due capitoli. Inizialmente, Delsin dà la caccia al Conduit che gli ha trasmesso per sbaglio il potere rendendolo un bersaglio governativo, per poi trovarsi a Seattle dove deciderà se ergersi a salvatore della città o approfittarsi del caos per suo tornaconto personale. Si susseguono vari colpi di scena ben ritmati, con una trama che sfocia in un ottimo finale. La scelta di inquadrare Delsin in un contesto legato alla cultura nativo americana accentua ulteriormente il suo status di outsider della società.
La campagna principale, se giocata linearmente, si conclude in una manciata di giorni. Esiste tuttavia un’ottima espansione stand-alone, First Light, concentrata sulle vicende pregresse di un altro affascinante personaggio: Fetch. In questo DLC il gameplay risulta a tratti persino più divertente del gioco base, poiché il potere del Neon viene approfondito e rifinito in ogni dettaglio.

Gameplay: movimento e formula di gioco
Una delle caratteristiche che ha reso Second Son un’esperienza memorabile è senza dubbio il sistema di movimento e di traversal nella mappa, migliorato enormemente rispetto ai predecessori. Non avendo più i limiti tecnici imposti dalla vecchia PS3, gli sviluppatori hanno potuto dare sfogo a tutte quelle idee di mobilità estreme precedentemente scartate. I dettagli particellari delle abilità di Delsin sono fluidi e strabilianti da vedere, conferendo un “feeling” unico sia nelle fasi di esplorazione che in quelle di combattimento frenetico.
Il titolo ripropone lo storico sistema del Karma, ponendo continuamente il giocatore di fronte al dilemma: “vuoi essere un eroe o un mostro?”. Se nel 2009 questa era una grande novità per un action-adventure open world, nel 2014 la meccanica risultava già in parte superata. La divisione morale è fin troppo netta e mancano del tutto zone grigie che avrebbero potuto condurre a finali più sfumati. Scegliendo la via del bene, occorre fare massima attenzione a non ferire i civili; abbracciando il lato oscuro, la popolazione ci insulterà fuggendo terrorizzata. Questa dicotomia estrema rende la crescita del personaggio un po’ piatta, trasformando Delsin da eroe simpatico a spietato sociopatico senza una vera e propria logica transitoria. Gli sviluppatori, tuttavia, sono stati abili nel fornire note visive e musicali differenti a seconda dell’allineamento karmico raggiunto dal protagonista.
Un altro difetto riscontrabile è la ripetitività di fondo. La struttura ricalca quella classica degli open world dell’epoca: vai in un quartiere, distruggi i presidi del D.U.P., raccogli i frammenti sparsi (blast shards) per potenziare le abilità e ripeti il ciclo. Dopo poche ore, si ha già visto gran parte di ciò che il gioco ha da offrire in termini di meccaniche. La differenza sostanziale, però, è che Sucker Punch è specializzata nel creare gameplay talmente godibili da far chiudere un occhio sulla ripetitività. Questa filosofia vincente era già emersa con la saga di Sly Cooper e si ripresenterà, anni dopo, nel pluripremiato Ghost of Tsushima, anch’esso criticato per la struttura classica ma amato per il suo combat system estremamente soddisfacente.
Chi sono gli sviluppatori dietro Infamous Second Son?

Vale la pena spendere due parole sullo studio che ha dato vita a quest’opera. Sucker Punch Productions, fondata nel 1997, è una software house di assoluto rilievo. Hanno iniziato il loro percorso trionfale con Sly Cooper su PS2, un acclamato platform stealth con protagonisti animali antropomorfi. Nella generazione successiva (PS3), hanno intercettato il trend più cupo e dark del mercato, creando l’apprezzata serie di Infamous.
I primi due capitoli vedevano come protagonista Cole MacGrath, il Conduit capace di dominare l’elettricità. Erano titoli graficamente sporchi e urbani, ambientati in metropoli devastate in cui pesava enormemente la scelta morale tra eroismo e infamia. Attualmente, questi due giochi sono purtroppo bloccati nell’ecosistema PS3, poiché non dispongono di edizioni rimasterizzate o conversioni per PC. È vivamente consigliato recuperarli qualora venissero resi disponibili sulle nuove piattaforme, per comprendere appieno lo scheletro narrativo dell’intera saga.
Ci sarà mai un nuovo seguito della serie Infamous?
In attesa di scoprire se Sucker Punch riprenderà mai in mano il franchise, la domanda sorge spontanea: vale la pena recuperare questo capitolo del 2014? La risposta è un sonoro sì, specialmente se amate i titoli d’azione veloci, esplosivi e non pretendete intrecci narrativi eccessivamente filosofici. Ha saputo rivoluzionare il giusto per perfezionare una formula collaudata; pur non avendo riscritto la storia del medium, ha mostrato a tutti la vera, brutale potenza hardware di PS4 al suo debutto.
Infamous Second Son è paragonabile a un eccellente blockbuster d’azione. Ci si gode lo spettacolo degli effetti visivi, ci si diverte immensamente a svolazzare tra i grattacieli di Seattle e si arriva ai titoli di coda pienamente appagati. Non sarà forse un capolavoro esente da difetti, ma rappresenta un pezzo di storia del marchio PlayStation che, pad alla mano, risulta godibilissimo ancora oggi.
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