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Cose che non si raccontano di Antonella Lattanzi | Recensione

Cose che non si raccontano di Antonella Lattanzi

Cose che non si raccontano è l’ultimo romanzo della scrittrice e sceneggiatrice italiana Antonella Lattanzi. Prima del successo di quest’ultima opera, arrivata tra le finaliste del Premio Strega 2023, l’autrice si era resa nota grazie ad altri titoli come Prima che tu mi tradisca, arrivato finalista al Premio Stresa 2013, e Questo giorno che incombe, vincitore del Premio Letterario Elio Vittorini e del Premio Scerbanenco nel 2021. In ambito scenografico, Antonella Lattanzi, è autrice della sceneggiatura di numerosi film come Fiore di Claudio Giovannesi e Il campione di Leonardo D’Agostini

La trama de Cose che non si raccontano di Antonella Lattanzi 

Cose che non si raccontano parla della storia d’amore tra Antonella, omonima dell’autrice Antonella Lattanzi, e Andrea. La protagonista di Cose che non si raccontano, ha passato la vita a seguire il suo sogno di diventare scrittrice, rinunciando volontariamente a due gravidanze. Adesso però, anni dopo quelle interruzioni, la coppia è spinta da un fortissimo desiderio di genitorialità che li porta a ricorrere a vari tentativi, del tutto fallimentari, per riuscire a dare alla luce un figlio. L’occasione arriva quando i due provano la strada della PMA, acronimo per procreazione medicalmente assistita. Nonostante le speranze e i desideri di Antonella ed Andrea, la gravidanza risulta subito estremamente complicata e problematica, tanto da concludersi con un terribile raschiamento, il quale porta gravi conseguenze fisiche e psicologiche ai protagonisti. Cose che non si raccontano di Antonella Lattanzi, dunque, e l’analisi di tutte quelle cose mai raccontate, appunto, sul desiderio di maternità interrotta, e ciò che comporta. 

La recensione di Cose che non si raccontano di Antonella Lattanzi 

Cose che non si raccontano di Antonella Lattanzi, diversamente da quanto il titolo voglia indurci a credere, in realtà racconta molto, tutto, e lo fa con uno stile asciutto e preciso, un ritmo incalzante e vibrante, che sale pagina dopo pagina. Tutto il romanzo verte su cosa voglia realmente dire essere una donna del ventunesimo secolo, alle prese con il lavoro, il successo, l’aspirazione e la maternità, sofferta e sfortunatamente mai avvenuta. Ci sono libri che più di altri “graffiano” il lettore, che lo segnano irreparabilmente perché ne avvertono tutta la brutale sofferenza che trasudano. Uno di questi è Cose che non si raccontano. Nelle sue pagine emerge chiaramente il dolore dell’autrice, la sua forza, il suo desiderio di dare voce a un male per cui non trova le parole adeguate per raccontarlo. Antonella Lattanzi compone quindi un’insieme di pensieri e ricordi dolorosi, di sofferenza e di sogni, di voglia di normalità e disillusione, nella cornice altrettanto allucinante della Pandemia, che stravolge l’esistenza già forgiata dei protagonisti e li cambia. Proprio come fa Cose che non si raccontano al lettore.  

Immagine in evidenza: Feltrinelli Editore 

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