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El cantar de mio Cid e la figura storica di Rodrigo Díaz de Vivar

el cantar de mio cid

El Cantar de mio Cid può essere considerato come uno dei testi più importanti della letteratura medievale spagnola e il primo grande poema epico scritto in lingua castigliana. Il testo fu composto probabilmente intorno al 1200 e racconta le leggendarie imprese dell’eroe castigliano Rodrigo Díaz de Vivar, una figura storica realmente esistita vissuta nell’undicesimo secolo.

Egli è conosciuto in tutto il mondo con il celebre soprannome di “El Cid Campeador” e fu un nobile e abile condottiero castigliano nato intorno al 1043 nel piccolo villaggio di Vivar del Cid, che si trova vicino alla città di Burgos. Il nome “Cid” deriva dall’arabo sīd, che significa letteralmente “signore”, mentre l’epiteto “Campeador” indica un campione o un guerriero particolarmente vittorioso in battaglia. Il suo nome fu presto conosciuto grazie alle sue innegabili abilità militari e alle sue virtù, che lo resero una figura leggendaria già molti anni prima della composizione del poema.

Vediamo di seguito la relazione tra El Cantar de mio Cid e la figura storica

Dettaglio dell’opera Informazione
Titolo El Cantar de mio Cid
Epoca di composizione Intorno all’anno 1200
Lingua originale Castigliano antico
Protagonista storico Rodrigo Díaz de Vivar (El Cid Campeador)
Tematiche principali Onore, giustizia, fedeltà al re, esilio

L’esilio e il recupero dell’onore

El Cantar de mio Cid si concentra in larga parte sul periodo dell’esilio del protagonista dal regno di Castiglia. All’interno del poema si legge che il Cid viene accusato ingiustamente dai suoi nemici e costretto a lasciare il regno dal Re Alfonso VI, sovrano al quale era sempre stato profondamente obbediente e fedele. Il valoroso cavaliere, però, non andrà via da solo, ma sarà accompagnato da un piccolo gruppo di fedeli compagni d’arme per poter continuare a portare avanti le sue imprese militari e, soprattutto, recuperare il suo onore. La perdita e il successivo, faticoso recupero dell’onore rappresentano infatti uno dei temi centrali e portanti dell’intera opera. In questo lungo periodo di esilio, il Cid combatte valorosamente contro diversi nemici e ottiene importanti vittorie, attraverso le quali riesce ad accumulare enormi ricchezze e prestigio. Nonostante il torto subito, egli decide magnanimamente di inviare parte del ricco bottino di guerra al re per dimostrare, ancora una volta, la sua incrollabile fedeltà.

L’affronto subito dalle figlie del Cid

Le figlie del Cid rappresentano un punto narrativo fondamentale all’interno del poema. Le due giovani donne, infatti, vengono date in sposa agli Infanti di Carrión, due nobili della corte castigliana apparentemente prestigiosi ma che, nei fatti, si dimostreranno ben presto codardi, invidiosi e indegni del loro titolo. Dopo aver subito una cocente umiliazione pubblica in battaglia a causa della loro pavidità, gli Infanti decidono di vendicarsi in modo meschino maltrattando e abbandonando le due donne in fin di vita nel buio bosco di Corpes, ripudiandole formalmente e minacciando così il loro onore e quello della famiglia. Questo drammatico episodio è molto importante perché non solo mette in evidenza nuovamente il delicato tema della perdita dell’onore, ma introduce prepotentemente anche il tema della giustizia. Il Cid, furioso ma rispettoso della legge, chiede un processo formale davanti alla corte reale e ottiene la giusta condanna degli Infanti, ristabilendo così, una volta per tutte, l’onore della sua stirpe.

El cantar de mio cid
Le figlie del Cid (Fonte: Wikipedia)

El Cantar de mio Cid: differenza tra la rappresentazione letteraria e la figura storica

La figura storica di Rodrigo Díaz de Vivar presenta alcune sostanziali differenze rispetto alla seppur fedele rappresentazione letteraria del Cantar de mio Cid. Ad esempio, le fonti storiche accertate dimostrano che il vero Cid fu un condottiero pragmatico e un mercenario che combatté non solo per i sovrani cristiani, ma anche al servizio di vari governanti musulmani (i cosiddetti regni di Taifas). Il poema epico, invece, omette volontariamente questa particolare sfumatura storica per dipingere il protagonista esclusivamente come un eroe ideale della cristianità e della cavalleria. In questo modo letterario, il Cid diventa il modello assoluto del cavaliere perfetto: sempre fedele al proprio re (anche quando quest’ultimo sbaglia), valoroso e invincibile in battaglia e profondamente legato all’onore e alla salvezza della sua famiglia.

Ad ogni modo, possiamo affermare con certezza che, nel corso dei secoli, Rodrigo Díaz de Vivar è diventato uno dei più grandi simboli nazionali della Spagna e la sua straordinaria storia è stata raccontata, rielaborata e romanzata in innumerevoli opere letterarie, teatrali e cinematografiche. La città di Burgos, a lui legata, conserva ancora oggi imponenti monumenti e fiere tradizioni legate alla sua figura immortale.

El cantar de mio Cid
Statua del Cid a Burgos (Fonte: Wikipedia, di Zarateman)

Fonte immagine di copertina: Wikipedia

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