Guy Gunaratne, l’odio ne La nostra folle, furiosa città

Guy Gunaratne

La nostra folle, furiosa città, romanzo di debutto di Guy Gunaratne, descrive come l’emarginazione sia il terreno più fertile per piantare i semi dell’odio.

Fazi editore pubblica La nostra folle, furiosa città, romanzo di debutto del giornalista e videomaker Guy Gunaratne. Nato in Sri Lanka, studia film e televisione all’Università di Londra e si dedica prevalentemente alla produzione di documentari, tra cui uno dedicato alla soppressione dei media nel suo paese d’origine. Attualmente vive tra Londra e Malmö, in Svezia, e ha vinto il premio Dylan Thomas Price nel 2019 proprio grazie a La nostra folle, furiosa città.

La nostra folle, furiosa città di Guy Gunaratne. Trama

Il romanzo ruota attorno a tre amici figli di immigrati cresciuti nella periferia nord di Londra: Selvon, giovane promessa del pugilato di origini giamaicane. Adran, un bianco appassionato di rap che scrive rime ispirate alla dura realtà che lo circonda, accompagnato dal fedele cane Max. Yusuf, figlio del deceduto imam della moschea locale che dedica anima e corpo al calcio, nel tentativo di allontanarsi dal clima di radicalizzazione religiosa che ha assorbito suo fratello.

Proprio un episodio legato alla radicalizzazione, l’uccisione di un soldato bianco da parte di un musulmano, interromperà bruscamente l’estate fatta di amicizie, ragazze e partite a calcetto di questi tre ragazzi e li immergerà nel clima di odio e razzismo che si diffonderà a Londra e che toccherà anche il loro quartiere.

Diversi punti di vista, un solo centro in comune

Sembra quasi un capriccio del destino che La nostra folle, furiosa città sia uscito in concomitanza con l’ondata di proteste che sta attraversando gli Stati Uniti sotto il nome del Black Lives Matter, in seguito all’uccisione di George Floyd da parte della polizia. Anche l’opera prima di Guy Gunaratne è una radiografia delle zone più povere e disagiate della capitale del Regno Unito, inquadrata nelle 48 ore che seguono all’assassinio, nel 2013, del soldato della British Army Lee Rigby nel quartiere di Woolwich e descritta attraverso l’espediente della narrazione corale.

Il romanzo è infatti strutturato in tre parti, lunghe dai tre ai quattro capitoli, a loro volta suddivisi in cinque mini capitoli che descrivono il punto di vista dei tre personaggi principali, ma anche di due adulti: il primo è Nelson, padre di Selvon, che fu uno dei tanti immigrati facente parte della Windrush Generation che dagli anni ’50 portò, dall’America del sud e da quella centrale, milioni di immigrati per rifornire di manodopera un Regno Unito ancora martoriato dai danni dell’ultimo conflitto mondiale. L’altra figura è invece quella di Catherine, madre irlandese originaria di Belfast, la cui storia è intrecciata con i drammatici eventi di cui si è reso protagonista l’esercito repubblicano irlandese, noto con la sigla IRA.

Cinque punti di vista completamente differenti, a partire dallo stile. Guy Gunaratne carica di realismo il proprio romanzo facendo parlare i suoi personaggi attraverso il Multicultural London English, una varietà di inglese adoperata dagli immigrati che la traduzione di Giacomo Cuva, per quanto valida, non riesce a restituire del tutto in italiano.

Il luogo in cui queste persone dialogano e parlano è sempre e solo uno: quel quartiere periferico londinese degradato, quasi dimenticato da chi vive nei piani alti della capitale, fatto di mercati abusivi, abitazioni fatiscenti, graffiti sui muri, odore di spezie che esce dalle cucine dei ristoranti etnici e tutto ciò che serve alla città per vestirsi con l’abito di velluto dell’integrazione multirazziale. Un abito che verrà fatto a brandelli sia dalla propaganda razzista dei britannici “bianchi e puri” eredi del movimento Keep Britain White che è parte integrante della storia narrata da Nelson, e sia dalla macchia di radicalizzazione che va a colpire proprio i soggetti più giovani ed emarginati della società, come il fratello di Yusuf che impone al ragazzo di rispettare gli obblighi e i doveri di un musulmano nei confronti della guerra santa.

La nostra folle, furiosa città. Romanzo più che mai attuale

La nostra folle, furiosa città è un romanzo che andrebbe letto proprio in questo periodo anche esso “furioso”, dove un rigurgito di orgoglio nazionalista sta portando comunità di cittadini stranieri a rifiutare l’oppressione di chi ha più potere di loro e a rinnegare qualsiasi simbolo facilmente ricollegabile a un passato di sottomissione.

Guy Gunaratne riesce nell’intento di mostrare come l’odio, un elemento che si annida in poco tempo nelle menti di chi ha la sfortuna di non essere eletto a una vita migliore, assorba e ricomponga gli uomini portandoli a distruggersi tra di loro: tanto tra i sedicenti terroristi quanto tra i puri nazionalisti e sovranisti.

Immagine di copertina: ufficio stampa

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A proposito di Ciro Gianluigi Barbato

Classe 1991, diploma di liceo classico, laurea triennale in lettere moderne e magistrale in filologia moderna. Ha scritto per "Il Ritaglio" e "La Cooltura" e da cinque anni scrive per "Eroica". Ama la letteratura, il cinema, l'arte, la musica, il teatro, i fumetti e le serie tv in ogni loro forma, accademica e nerd/pop. Si dice che preferisca dire ciò che pensa con la scrittura in luogo della voce, ma non si hanno prove a riguardo.

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