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La casa degli sguardi di Daniele Mencarelli | Recensione

La casa degli sguardi di Daniele Mencarelli

La casa degli sguardi è il romanzo d’esordio del poeta e narratore romano Daniele Mencarelli, con il quale vince nel 2018 il Premio Volponi, il Premio Severino Cesari opera prima e il Premio John Fante opera prima

La trama

La casa degli sguardi racconta la storia di Daniele, un giovane poeta oppresso da una «malattia invisibile all’altezza del cuore, o del cervello» che non gli permette di adempiere a tutte quelle regole sociali come il matrimonio, il lavoro stabile, la famiglia, i figli. La sua esistenza sembra essere caduta nel vuoto cosmico del nulla, del non-scopo. Daniele non trova neanche più la forza per scrivere, fino a quando, spinto dai genitori, firma un contratto con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Qui il protagonista de La casa degli sguardi incontrerà gli occhi colmi di dolore di bambini segnati dalla malattia, che lo spingeranno a chiedersi perché valga la pena vivere quando è la sofferenza a governare il mondo. Daniele conoscerà la brutalità di una vita spezzata e la bellezza che si cela dietro a squarci di normalità: si sentirà finalmente vivo e grato. Oltre quella spirale di solitudine e dolore, finalmente la liberazione e la rinascita

La recensione de La casa degli sguardi di Daniele Mencarelli

La casa degli sguardi di Daniele Mencarelli, con sincera forza evocativa, ci trascina pagina dopo pagina, come in un romanzo di formazione, dal delirio del suo baratro tra droga e alcool fino alla conoscenza del dolore vero, specchio di redenzione di se stesso. Il dolore, conosciuto sul posto di lavoro presso l’ospedale Bambino Gesù di Roma, a contatto con morti precoci e mali di ogni tipo senza ragione, porterà il protagonista de La casa degli sguardi a comprendere meglio il suo agire inutilmente proteso a farsi del male, a cercarlo, fino a dare un senso alla sua vita per riuscire a salvarsi. Perché la vita ha già troppo male di cui Dio dovrebbe chiederci scusa o farsi perdonare per rovinarcela con le nostre mani: questo il messaggio che tuttavia solo un’anima bella, pura, sensibile può arrivare a cogliere. Solo un’anima di poeta può toccare e conoscere le profondità del proprio inferno e il mostro dei suoi demoni per poi ritrovare la luce di una salvezza profanamente degna di essere chiamata Vita. Daniele Mencarelli con La casa degli sguardi realizza un romanzo che a tratti sembrerebbe una poesia senza versi, senza rime, senza lirica, in prosa sciolta. Lo fa raggiungendo un’incredibile intensità emotiva che talvolta costruisce appoggiandosi all’uso dell’ironia e della comicità, come ad esempio nei dialoghi in romanaccio

«Perderò la luce di questo momento, non so se un poco alla volta, o tutta in un solo istante. Ma ne porterò per sempre testimonianza, perché uno solo di questi momenti basta a illuminare una vita intera.»

Fonte immagine in evidenza: Feltrinelli Editore 

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