‘Lo sguardo avanti’ e la testimonianza di Abdullahi Ahmed

Lo sguardo avanti

Lo sguardo avanti è l’intenso racconto con cui Abdullahi Ahmed condivide la propria esperienza di vita in fuga dalla Somalia ma soprattutto della propria vita all’arrivo in Italia, in relazione a progetti presenti e aspirazioni future, in perfetta linea con il titolo del suo libro edito addEditore.

Il suo è il tono di chi, pur nel riferimento a vicende agghiaccianti vissute in prima persona (ancor più toccanti perché tragicamente attuali), non intende farsi compatire, bensì farne strumento e testimonianza che possa invitare a porsi con atteggiamento critico e più empatico nei confronti di realtà spesso liquidate con analisi ciniche e semplicistiche, invitando a un maggiore confronto e dialogo.

Il clima di guerra e la necessità di fuga ne “Lo sguardo avanti”

Abdullahi scrive in primis della sua infanzia e prima adolescenza, dell’amore per la sua famiglia e per i piaceri semplici, come una partita a calcio o un film di Bollywood. La sua è l’esperienza di un’umanità che desidera continuare a vivere, nonostante il substrato denso di violenza in cui si è immersi, a partire dal conflitto civile generato dalla lotta per il potere dei ‘signori della guerra’, personaggi che facevano leva sulle proprie appartenenze tribali per costruire milizie e raggiungere il potere. Abdullahi ci trasporta nell’umanissima realtà di una famiglia che cerca comunque di garantire istruzione e prospettive ai propri figli, tra trasferimenti verso aree più tranquille e scorci commoventi di una madre che si sveglia alle cinque del mattino per preparare da mangiare prima di scuola.

Un’agognata tranquillità strappata via in definitiva dall’arrivo delle truppe etiopi in Somalia, con lo scoppio di una guerra che non permette più di lasciare casa con la certezza di ritornarvi. La scelta di lasciare Mogadiscio è non poco sofferta e ragionata, ma a un certo punto inevitabile per dare un futuro a sé e la propria famiglia, un carico decisamente pesante per un ragazzo di soli 19 anni.

Seguono i racconti dell’attraversamento dell’Africa, passando per l’inferno del Sahara fino all’arrivo in Libia e alla permanenza prima dell’imbarco con destinazione finale Lampedusa. Il suo è un racconto tanto crudo quanto consapevole dell’entità della fortuna di poterlo riportare, tra compagni morti e altri di cui si son perse notizie. È la stessa consapevolezza, unitamente a un’evidente buona dose di audacia e dedizione, che porta Abdullahi a intraprendere le successive scelte una volta spedito a Settimo Torinese, dove ottiene la cittadinanza italiana nel 2016. La sua è una comprensione viva del concetto di integrazione tra culture, consistente nell’interazione tra le parti e nell’impegno di entrambe per conoscersi e arricchirsi vicendevolmente, perché ‘solo il confronto diretto e la conoscenza possono superare le barriere fisiche e mentali costruite nel tempo’.

La costruzione di un progetto di confronto e dialogo

Abdullahi si dedica così al lavoro di mediatore culturale, iniziando poi, un po’ per caso, a partecipare a una serie di incontri nelle scuole torinesi, incontrando migliaia di ragazzi per riportare la sua concezione di migrazione, accoglienza e diritti. Uno dei suoi massimi traguardi è stata la fondazione, nel 2018, dell’associazione GenerAzione Ponte, con l’obiettivo di diffondere una cultura di convivenza pacifica, scambio e dialogo. L’impegno di Abdullahi è nutrito dall’amore per la nazione che lo ha accolto, ma anche quello per la patria lasciata, la Somalia, verso cui si appresta a tornare dopo tredici anni, portando con sé borse di studio per ragazzi somali, ma soprattutto la consapevolezza di quanto il cambiamento sia possibile.

Il messaggio trasmesso viene da chi ha letteralmente sfidato la morte e rovesciato completamente le sorti della propria vita, dimostrando come nonostante tutto il cambiamento sia possibile. Si tratta di ripensare totalmente la forma della cooperazione internazionale, portando strumenti di emancipazione, costruendo il senso di cittadinanza, ancora una volta tramite il confronto e il dialogo, con la finalità di gettare un seme che possa dare effettivamente frutti.

Fonte immagine: https://www.addeditore.it/catalogo/abdullahi-ahmed-lo-sguardo-avanti/

Altri articoli da non perdere
L’amore fatale di Ian McEwan | Recensione
L'amore fatale di Ian McEwan | Recensione

Ian Russel McEwan è uno scrittore e sceneggiatore britannico, nominato tra i 50 più grandi scrittori britannici dal 1945. Tra Scopri di più

Le influenze del mito e della letteratura in Frankenstein di Mary Shelley
Le influenze del mito e della letteratura in Frankenstein di Mary Shelley

Mary Shelley, figlia di Mary Wollstonecraft e William Godwin - nonché compagna e moglie di Percy Shelley -, è l’autrice Scopri di più

Era meglio il libro di Valerio Lundini | Recensione
Era meglio il libro

Era meglio il libro, edito da Rizzoli Lizard nel 2021, raccoglie i racconti migliori di Valerio Lundini: autore comico, musicista, Scopri di più

Short stories di Kate Chopin: le 3 più appassionanti
Short stories, le 3 più appassionanti di Kate Chopin

Kate Chopin fu una scrittrice americana principalmente conosciuta per le sue ‘short stories’ e romanzi e per essere una delle scrittrici Scopri di più

Se vuoi essere fico, usa il latino di Massimo Blasi | Recensione
Se vuoi essere fico, usa il latino. Recensione

Se vuoi essere fico, usa il latino è un libro di Massimo Blasi, edito da Newton Compton. Quando si pensa Scopri di più

Mario Pacelli: il nuovo libro sul caso di Wilma Montesi
Mario Pacelli: il nuovo libro sul caso Wilma Montesi

Non mi piacciono i film di Anna Magnani. Il caso di Wilma Montesi da un libro di Mario Pacelli, edito da Scopri di più

Condividi l'articolo!

A proposito di Arianna Esposito

Vedi tutti gli articoli di Arianna Esposito

Commenta