Never Let Me Go, di Kazuo Ishiguro | Recensione

Never Let Me Go, di Kazuo Ishiguro | Recensione

Never Let Me Go è un romanzo struggente dell’autore britannico di origine giapponese Kazuo Ishiguro, pubblicato nel 2005.

Never Let Me Go: titolo e trama

Possiamo parlare della trama partendo proprio dal significato del titolo, citando pag. 76 dal romanzo:

«Ciò che rendeva quella cassetta tanto speciale per me era una canzone in particolare, la numero tre, Never let me go.
È un lento, musica d’atmosfera, tipicamente americano, e c’è quel verso che si ripete quando Judy canta «Non lasciarmi… Oh, darling… Never Let Me Go…» Avevo undici anni allora, non avevo molta dimestichezza con la musica, ma quella canzone, be’, ne rimasi affascinata. Continuavo a riavvolgere il nastro esattamente
nel punto dell’inizio, in modo da poterla ascoltare ogni volta che me se ne offriva l’occasione.»

Il titolo del romanzo fa quindi riferimento alla canzone “Never Let Me Go” della cantante Judy Bridgewater, che ha avuto una profonda influenza sulla protagonista Kathy. Kathy, Ruth e Tommy sono dei bambini ‘’speciali’’, cresciuti insieme in un collegio nella lussureggiante campagna inglese. Come tutti gli altri studenti di questa scuola, sono senza genitori, ma non sono nemmeno orfani.

Le loro vite coinvolgono l’amicizia e l’amore come unica arma contro un mondo che nasconde il loro egoismo e crudeltà. La storia è chiaramente ambientata in un presente alternativo distopico, e molti dei dettagli che creano l’effetto alienante vengono rivelati nel tempo.

Ci ritroviamo negli anni ’90 ricostruiti in un’altra dimensione ontologica e quindi in un mondo diverso. Ishiguro in quanto scrittore post-modernista, pone la sua dominante di scrittura sul piano ontologico: nel mondo post-moderno non esistono certezze e per questo motivo vediamo che gli anni 90 che ci presenta Ishiguro non sono reali, ma sono stati ricostruiti in un’altra dimensione.
La genialità della scrittura di Ishiguro, è quella di farci capire pagina dopo pagina che c’è qualcosa che non va e il tutto è basato su un equilibrio narrativo molto delicato, molto sfumato dove le cose non vengono mai dette in maniera esplicita ma vengono accennate, dedotte. Egli, infatti, indaga al contempo nell’intimità di ogni individuo e nelle contraddizioni della storia e della nostra società che vive tra omissioni e senso di colpa. D’altra parte, le motivazioni che hanno spinto la commissione ad assegnargli il Nobel sono state: «nei suoi romanzi di grande forza emotiva ha scoperto l’abisso sottostante il nostro illusorio senso di connessione con il mondo».

Never Let Me Go interpretazioni: due chiavi di lettura

  • A livello esistenziale, c’è una condizione nei protagonisti che è metafora per la condizione degli esseri umani, metafora del destino esistenziale di tutti noi, nel fare questa scoperta progressiva di fragilità.
  • A livello bioetico, ci sono una serie di problemi ben più precisi, ovvero quelli che la narrazione ci sottopone: scienza e tecnologia sono due orizzonti particolarmente potenti di arricchimento nella nostra vita e allo stesso tempo sono gli stessi orizzonti che pongono una serie di questioni morali e di minacce. Da un lato servono a vivere meglio, ma dall’altro ci si pone il dubbio sul se stiamo vivendo nel modo giusto, bioeticamente parlando. Quindi è una domanda quello che fa Ishiguro è quello di porci una domanda esistenziale: che ne facciamo della nostra vita? A cosa diamo valore? A cosa diamo senso?

    La storia di Ishiguro ci mette quindi in guardia contro la perdita di individualità e singolarità in un mondo costruito, che risuona significativamente nel territorio del ‘’caregiving’’.  La rete di storie, di cui questo romanzo fa parte, dovrebbe essere preservata, in modo da offrire una speranza radicale a chi soffre e a chi si prende cura di sé.

Never Let Me Go di Kazuo Ishiguro: biografia

Kazuo Ishiguro è uno scrittore nippo-britannico post-modernista nato l’8 novembre 1954 a Nagasaki, in Giappone. In qualche modo Ishiguro rientrerà nella comunità black-asian letterature degli scrittori emigrati, scrittori che poi hanno preso la cittadinanza britannica ( sebbene non provenisse da un paese coloniale, sarebbe stato inserito in questo flusso letterario).

Autore di romanzi, racconti e sceneggiature del cinema, è stato vincitore di vari premi, tra cui nel 1986 il Whitbread Awards per il suo secondo romanzo An Artist of the Floating World. Nel 1989 il Booker Prize per The Remains of the Day, da cui è stato tratto l’omonimo film del regista James Ivory e nel 2017 gli è stato assegnato il Premio Nobel per la letteratura per il suo romanzo Never Let Me Go. Anche questo con un corrispettivo adattamento cinematografico, che il mondo lo ha consacrato come autore bestseller per aver “rivelato l’abisso che sta alla base del nostro senso di connessione illusoria con il mondo in un romanzo di grande impatto emotivo“.

Dopo la pubblicazione di questo bestseller, che la rivista Time ha inserito tra i 100 migliori romanzi in lingua inglese pubblicati tra il 1923 e il 2005, Ishiguro ha fatto il suo atteso ritorno dopo un decennio di silenzio nel 2015 con Il gigante sepolto e nel 2021 è stato pubblicato presso Faber and Faber il suo ottavo romanzo, intitolato Klara and the Sun, tradotto in italiano per Einaudi, con il titolo Klara e il Sole.

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A proposito di Martina Barone

Laureata in Lingue e Culture Comparate presso l'Università degli Studi di Napoli L'Orientale e attualmente studentessa magistrale in Scienze dello Spettacolo e Produzione Multimediale all'Università degli Studi di Padova. La mia passione per le arti in tutte le sue forme dal cinema alla letteratura guida il mio percorso accademico e professionale. Ogni aspetto della creatività mi affascina, e credo fermamente nel potere delle storie e delle immagini di trasformare il mondo che ci circonda!

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