Letteratura inglese: 5 autrici da conoscere

letteratura inglese

Tra le letterature più ricche e conosciute al mondo, la letteratura inglese riveste sicuramente un ruolo prioritario. Ciò è dovuto a motivazioni tanto di carattere storico quanto di carattere linguistico. Il grande potere che ha avuto storicamente l’Inghilterra, a livello mondiale e soprattutto all’interno del vasto impero coloniale, ha sicuramente inciso nell’affermazione di una immagine della potenza e della cultura inglese come egemoni. Inoltre, anche a livello linguistico, si è assistito ad una prevaricazione della lingua inglese, ancora oggi la più parlata al mondo, che ha di molto ampliato la diffusione dei testi, garantendo alla letteratura inglese un posto d’onore all’interno del panorama letterario mondiale.

Tuttavia, anche in uno scenario così tanto studiato ed analizzato è possibile perdere dei pezzi che sono poi invece centrali e che possono apportare novità in un campo di cui si pensa già di conoscere tutto. Pur ribadendo l’importanza di maestri come William Shakespeare, Oscar Wilde, Charles Dickens, Samuel Taylor Coleridge e tutta la restante schiera di uomini letterari sempre citati, studiati e criticati, l’obiettivo principale di questo articolo è proprio quello di dare luce a chi una voce, in questi tanti anni di letteratura, non l’ha avuta, a chi una voce, probabilmente, è stata tolta.

Le cinque autrici della letteratura inglese  da conoscere.

La prima grande romanziera: Jane Austen

Il primo nome di questa lista non poteva che essere quello dalla cui penna, e fervida immaginazione, sono nati i Bennet, i Dashwood, i Bertram e tutti i numerosi altri personaggi che hanno caratterizzato il mondo di Jane Austen. Nata a Stevenson, nell’Hampshire, nel 1775 Jane Austen ha rappresentato, all’interno del proprio panorama culturale, un vero spirito rivoluzionario, non a caso è stata definita “la sovversiva della letteratura”. Ad essere sovversive sono, soprattutto, le voci delle eroine dei suoi romanzi, attraverso i quali viene presentato il ritratto della società britannica d’inizio Ottocento. All’interno di questa società patriarcale e maschilista, che educa le ragazze all’unica prospettiva possibile, il matrimonio, spiccano le protagoniste della Austen, tutte con un carattere forte e idee da far sentire. Questo spirito rivoluzionario si intravede già negli scritti giovanili, oggi raccolti nella collezione Juvenilia, dove l’autrice individua una propria tecnica narrativa rivisitando i romanzi sentimentali del tempo con questo nuovo contenuto, ovvero, la lotta femminile per imporsi all’interno dell’ambiente domestico. L’autrice aveva speranza che, leggendo di donne determinate come Elizabeth Bennet, Emma Woodhouse o Anne Elliot, anche le fanciulle inglesi della sua epoca potessero far ascoltare la propria voce. I romanzi scritti dalla Austen sono sei: Orgoglio e pregiudizio, Ragione e sentimento, L’abbazia di Northanger, Mansfield Park, Emma e Persuasione. Tra questi, e per citarlo, “è una verità universalmente riconosciuta” che sia Orgoglio e pregiudizio ad aver riscosso più successo, probabilmente per l’iconicità dei due protagonisti: Elizabeth Bennet e Mr. Darcy, i quali dimostrano, con le loro battute pungenti e sentimenti taciuti, quanto poco conosciamo degli altri e di noi stessi. I romanzi si basano sul presupposto che vi sia un collegamento tra costumi, società e carattere. Le trame si incentrano sui valori tradizionali del tempo ed il lieto fine è un elemento comune, tuttavia, ciò che rende le opere interessanti è l’analisi dei vari ostacoli che i protagonisti devono affrontare prima di giungere al lieto fine. Inoltre, l’amore e la sessualità vengono presentati in maniera particolare, non si dà mai modo a questi ultimi di prevaricare, le ragazze della Austen riescono sempre a venire a patti con i propri sentimenti e ciò consente loro di affermarsi e mantenere una propria autonomia. I personaggi della Austen sono tutti indimenticabili perché riflettono ogni lato dello spirito umano. Le donne, in particolare, sono tutte differenziate tra loro, tutte piene di vita, di spirito e di personalità. Un punto centrale nella scrittura di Jane Austen è l’ironia che pervade tutti i suoi scritti; si potrebbe addirittura azzardare a considerare gli stessi romanzi una “parodia ironica” delle forme commerciali della narrativa contemporanea. L’ironia della Austen è un’arte capace di affermare e negare al tempo stesso, di rispettare i canoni morali dell’epoca ridicolizzandoli, di dire abbastanza senza dire nulla. Jane Austen non può essere definita, quindi, una “scrittrice di storielle d’amore”, come è spesso stata ridotta dalla critica, bensì una scrittrice rivoluzionaria, forse la prima scrittrice femminista del panorama letterario inglese.

La madre del femminismo: Mary Wollstonecraft

Nata a Londra nel 1759 fu indubbiamente una donna atipica per l’epoca in cui visse. La sua formazione fu da autodidatta, tutto quello che seppe lo imparò per sua volontà e grazie agli intellettuali che frequentò quando cominciò a collaborare con una rivista letteraria. Da giovane si occupò di fondare, con alcune amiche, una scuola femminile in cui venivano impartite lezioni al di fuori di quelle solitamente riservate alle ragazze, ad esempio si impartivano lezioni di grammatica, storia, matematica e francese. La Wollstonecraft capì che la causa principale per cui le donne erano considerate inferiori agli uomini era legata alla scarsa istruzione che esse ricevevano fin da bambine. Queste venivano allevate, fin da piccole, in funzione del matrimonio, si dedicavano unicamente alla cura del corpo, o dell’abbigliamento, tralasciando gli studi e non acquisendo così alcuna competenza. Tutto ciò faceva in modo che le donne svolgessero unicamente un ruolo decorativo, dipendendo completamente dal marito. Nel 1770, in risposta alle riflessioni del politico e filosofo francese Edmund Burke, scrisse il saggio A vindication of the rights of man (Rivendicazione dei diritti dell’uomo), a cui seguì, nel 1792, il suo capolavoro A vindication of the rights of woman (Rivendicazione dei diritti della donna), considerato il primo manifesto femminista. Già nell’opera Original Stories si era rivolta direttamente alle bambine invitandole a riflettere, studiare, emozionarsi, rispettare, crescere. La vita dell’autrice è stata caratterizzata da continue lotte per affermare l’educazione paritaria, la giusta divisione delle ricchezze, il diritto al divorzio e che le donne non abbandonassero il proprio cognome per assumere quello del marito. Per il suo spirito coraggioso e anticonformista, per la sua caparbietà, fu rifiutata dagli intellettuali dell’epoca e messa a tacere. Nel saggio A vindication of the rights of woman la Wollstonecraft sottolinea come la natura abbia creato delle differenze che gli uomini e la civiltà hanno incrementato, anche attraverso l’istruzione. Il fulcro del pensiero dell’autrice è sottolineare come una istruzione trascurata ed insufficiente causi le debolezze delle donne, rese dipendenti, e quindi sottomesse, agli uomini. Già nei primi paragrafi del testo, paragona le donne ai fiori, che sono: belli ma inutili. Lo scopo è far capire, tanto alle donne quando agli uomini, che esse non sono e non devono essere semplicemente oggetti del piacere maschile. Le donne sono creature umane, dotate di tutte le capacità intellettuali per coltivare le proprie virtù e devono essere lasciate libere di sviluppare queste ultime. Inoltre, per mettere a tacere quelle voci secondo cui una migliore istruzione femminile avrebbe avuto come solo effetto quello di far acquisire loro il potere sugli uomini, Wollstonecraft risponde che lo scopo dell’istruzione è quello di conquistare il potere su ste stesse.

I romanzi gialli di Agatha Christie

Agatha Christie è la più famosa scrittrice di romanzi gialli, inventrice di personaggi entrati nell’immaginario comune, come Miss Marple ed Hercule Poirot. Nel 1916 Agatha scrive The Mysterious Affair at Styles (Poirot a Styles Court), da cui nascerà l’eccentrico personaggio di Hercule Poirot. Nel 1925 scrive Il segreto di Chimneys, ma è con Dalle nove alle dieci, pubblicato nel 1926, che la Christie comincia ad avere un vero successo come scrittrice. Nonostante numerosi problemi personali, tra cui la morte della madre e il divorzio dal primo marito, la sua fama da scrittrice continuò a crescere. Successivamente ad un viaggio in Medio Oriente e al secondo matrimonio, viene pubblicato La morte nel villaggio, primo romanzo con l’anziana Miss Jane Marple come protagonista. Del 1933 è invece il capolavoro Assassinio sull’Orient-Express, dedicato al marito. Nel 1939 è pubblicato un altro dei capolavori della Christie Dieci piccoli indiani. Nel 1950 divenne membro della Royal Society of Literature e, a partire dal 1951, iniziò anche ad occuparsi di teatro. È stata tra le autrici più prolifiche di sempre ed è riuscita a spaziare tra più generi letterari, sebbene il romanzo giallo resti quello meglio riuscito. Agatha Christie scriveva le proprie storie con una struttura semplice e ricorrente: un omicidio, un detective che indaga e la rivelazione del colpevole. In alcune opere è lo stesso assassino a narrare il romanzo. Nonostante la struttura schematica, nessuna storia è risultata mai banale, grazie all’ingegno e alla fervida immaginazione della scrittrice; ogni libro è un insieme di personaggi memorabili e colpi di scena. Uno stile geniale per un’artista geniale.

Susanna Clarke e il caso Piranesi

Susanna Clarke, classe 1959, è una scrittrice inglese di romanzi fantasy. Nel 1993 inizia a scrivere il primo romanzo Jonathan Strange & il signor Norrell, l’opera è stata completata solo nove anni dopo, nell’ottobre 2004. Scrivere il romanzo non fu affatto facile, essendo quest’ultimo di quasi 900 pagine. Tuttavia, è con il romanzo Piranesi, pubblicato in Inghilterra nel 2020 e in Italia nel 2021, che la scrittrice raggiunge una certa fama. Si è trattato di un vero caso letterario, a cui ha giovato anche l’alta pubblicità che è stata fatta sui diversi social media. Piranesi è un romanzo estremamente originale all’interno del panorama fantasy. L’azione si svolge all’interno della Casa, che diventa protagonista e filo conduttore delle vicende, una casa poggiata sul nulla, potenzialmente infinita, in cui si distribuiscono innumerevoli Saloni e Vestiboli tutti fittamente riempiti di statue. La Casa è abitata da soli due personaggi: Piranesi e L’Altro, l’unico di cui Piranesi abbia memoria. Delle altre tredici persone che vivevano con loro non sono rimaste che ombre e ricordi, che Piranesi ha conservato all’interno dei propri diari. Le giornate scorrono tutte uguali per il protagonista, l’unico riferimento temporale è l’incontro settimanale con L’Altro, in cui discutono della Casa. Ma questa apparente quotidianità viene scombussolata dall’arrivo di un altro personaggio, che Piranesi chiama 16. Il romanzo, a questo punto, è tutto incentrato sulla volontà di Piranesi di scovare questo 16 e sconfiggerlo, poiché L’Altro lo ha avvisato del fatto che questa nuova figura porterà alla distruzione della Casa. Lo stile della Clarke è avvincente ed emozionante. Il libro è costruito su una serie di colpi di scena, si leggerà una storia che, nel finale, sarà completamente stravolta e ci si chiederà, allora, cosa si è letto fino a quel momento. Il nome del protagonista, e del romanzo stesso, è un omaggio all’autore Giovanni Battista Piranesi. Il libro è ricco di riferimenti all’arte e alla letteratura, tra cui i più evidenti sono quelli alla saga delle Cronache di Narnia e al Mito della caverna di Platone. Numerosi sono anche le allusioni alla mitologia e alla cultura in generale. Con Piranesi, Susanna Clarke è riuscita ad affermarsi come una delle migliori autrici fantasy del secolo.

Sally Rooney e il romanzo di formazione contemporaneo

Sally Rooney è una scrittrice, poetessa e saggista irlandese ad oggi considerata come una delle migliori scrittrici della sua generazione, non solo della letteratura inglese. Esordisce nel 2017 con il romanzo Parlarne tra amici, il quale ruota intorno ai complicati rapporti tra quattro persone: Frances, Bobbi, Nick e Melissa, le cui vite sono destinate non solo ad incrociarsi, bensì ad incastrarsi fra loro. Dei tre romanzi ad oggi pubblicati il suo capolavoro, molto acclamato e discusso dalla critica, è sicuramente Persone Normali, pubblicato nel 2018 e che è valso all’autrice ben tre premi: Irish Book Awards nella categoria “Romanzo dell’anno”, Costa Book Awards come “Miglior Romanzo” e Encore Award. Lo stile della Rooney è asciutto, netto, penetrante. L’autrice aspira a creare uno stile di scrittura trasgressivo ed innovatore, che trascenda le forme tradizionali di descrizione, specialmente dell’universo femminile. In relazione a questa volontà di novità e trasgressione, una caratteristica fondamentale nei romanzi della Rooney, e che l’ha resa riconoscibile all’interno del mercato letterario, è l’assenza di punteggiatura all’interno dei dialoghi, che risultano quindi non evidenziati, contribuendo a rendere le discussioni tra i personaggi come un infinito flusso di coscienza. La parola è l’elemento cruciale di tutti i suoi romanzi, opere in cui i problematici personaggi vivono un percorso di formazione che ha come principale traguardo quello di scoprire l’importanza della parola e della comunicazione. L’incomunicabilità, la scoperta di sé stessi e delle proprie problematicità sono solo alcuni dei temi che rientrano nel romanzo Persone Normali, opera maestra dell’autrice. I due protagonisti, Connell e Marianne, e il rapporto che i due instaurano rappresentano lo specchio della società contemporanea. Il punto forte del romanzo è proprio il forte senso di realtà che pervade l’intero testo, il libro è scritto in un modo tale che ogni giovane della attuale generazione si possa rispecchiare in esso, ciò lo rende un romanzo generazionale. Persone Normali normalizza le fragilità, i sentimenti, l’importanza di comunicare con gli altri e agli altri ciò che sentiamo; il romanzo funge da specchio a chiunque si trovi a leggerlo. Connell non fa che scappare davanti alla stabilità, Marianne non può fare a meno di amare le persone che le fanno del male, perché è ciò che pensa di meritare. La trama non fa che seguirli nella loro vita, nella loro crescita perché, come conclude il romanzo, Connell e Marianne “sono stati due pianticelle che hanno condiviso lo stesso pezzo di terra, crescendo l’una vicina all’altra, contorcendosi per farsi spazio, assumendo posizioni improbabili.” Di citazioni memorabili è pieno il libro, frasi che ti colpiscono e non liberano la mente, che riflettono la storia di due ragazzi che scoprono quanto l’ambiente intorno a loro possa essere complicato. Significativo è che entrambi i personaggi si percepiscano, in momenti diversi, come degli emarginati, disfunzionali rispetto al mondo che li circonda, ciò porta entrambi a risposte traumatiche differenti. Per entrambi, è l’altro il principale antidoto alla solitudine e a questo senso di inferiorità. Sally Rooney ha avuto la grande capacità di dipingere la nostra società e poi fare un passo indietro, senza proporre ipotetiche teorie o soluzioni.

Fonte immagine: Pixabay.

A proposito di Alessia Nastri

Studentessa di venti anni iscritta all'università l'Orientale di Napoli. Appassionata dell'arte in ogni sua forma, amo particolarmente leggere e studiare le letterature. La mia personalità si costruisce su pochi aspetti: i libri, la scrittura, Taylor Swift e la mia frangetta.

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