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Sara Rattaro, intervista all’autrice di "Uomini che restano"

Sara Rattaro

Sara Rattaro, celebre autrice genovese, ci ha concesso un’intervista su Uomini che restano, suo ultimo lavoro. Scopri com’è andata!

Si è conclusa domenica 7 ottobre, presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la quinta edizione di Ricomincio dai Libri, una interessante e gratuita fiera del libro, che risponde alla volontà di riaffermare un’abitudine, quella della lettura, sempre meno diffusa fra i giovani.

All’evento, diretto dallo scrittore Lorenzo Marone, ha preso parte anche Sara Rattaro, che ha presentato il suo ottavo romanzo, edito da Sperling & Kupfer, dal titolo Uomini che restano. Per l’occasione, l’autrice genovese – vincitrice del Premio Bancarella 2015 e del Premio Rapallo Carige per la donna scrittrice 2016 – si è resa disponibile per un’intervista.

L’intervista a Sara Rattaro

Valeria e Fosca, le protagoniste del libro, si incontrano per caso nella loro città e si scoprono, più avanti, accomunate dal senso di abbandono. C’è, fra le due, una che preferisce? Ma soprattutto, tenendo conto dei comportamenti e delle azioni di entrambe, si sente più vicina alla prima o alla seconda?

Le ho amate tutte e due perché i personaggi dei libri sono un po’ come i figli, cioè è difficile scegliere chi si preferisce. Entrambe, secondo me, hanno un carattere molto forte, in cui mi potrei riconoscere se avessi vissuto quelle situazioni. Probabilmente anche io, difronte alla situazione di Fosca, sarei fuggita come fa lei; e ancora, probabilmente avrei avuto lo stesso comportamento di Valeria se mi fosse successo quello che è successo a lei. Quindi, ho tentato di pensare a me, mentre raccontavo di loro.

Le due donne, condividendo la cattiva sorte, diventano subito buone amiche. Legami del genere, cioè che nascono da un eguale sentimento di sofferenza e di solitudine, sono realmente sinceri?

Credo proprio di sì, perché nel momento in cui parliamo di noi stessi con qualcuno che non conosciamo e che sta vivendo una situazione di sofferenza simile alla nostra, non abbiamo filtri e temiamo di meno il suo giudizio.

Nel romanzo, associato al tradimento, è forte il desiderio di vendetta. Fosca cerca di colpire verbalmente il marito; Valeria, invece, decide di far scomparire l’auto di lusso dell’uomo amato. Non crede, perciò, che siano anche loro delle eroine imperfette?

Eccome. Sono delle eroine super imperfette. Non esistono le eroine perfette e, anzi, siamo tutti eroi imperfetti. Nessun personaggio fa sempre la cosa giusta o subisce il torto adeguato al male che ha fatto. Così non capita nella vita. Il desiderio di vendetta, per quanto siano piccolissime cose quelle che fanno, le rende molto umane.

Per la prima volta, dopo ben otto romanzi, c’è Genova. Come mai ha atteso così a lungo? Che rapporto ha con la sua città natale?

Ho atteso cosi tanto perché Genova è una città difficile. È stata raccontata e cantata poco ma dai più grandi, come De André. Perciò, desideravo renderle omaggio nella maniera più adeguata possibile e per farlo serviva, come autrice, una maggiore sicurezza.

Nelle pagine finali, attraverso una voce fuori campo, a parlare è proprio la città Superba, che si esprime in maniera apocalittica. Ciò mi ha subito riportato alla tragedia del 14 agosto 2018. Ha qualche ricordo, magari adolescenziale, del Ponte Morandi?

Certo. Era il nostro collegamento col mondo. Di racconti e di ricordi ne ho troppi, perché su quel ponte ci sono passata da figlia, da neopatentata, da studentessa, da laureata, da innamorata, da ferita, da incinta. Personalmente, quando hanno dato la notizia del crollo, non ho subito capito di che ponte stessero parlando perché, per noi genovesi, il Ponte Morandi è semplicemente il Ponte. Quello, per noi, non era il suo nome: è un po’ come «mamma e papà», che potrebbero essere «mamma e papà» per sempre, perché poco importa come, effettivamente, si chiamano.

Sta già lavorando al prossimo romanzo?

Sì, ci sto già lavorando. Intanto, il 6 di novembre esce il sequel di “Non volare mia”.

 

Grazie a Sara Rattaro per la gentilezza e la disponibilità offerte. E non dimenticate, lettori, l’appuntamento in libreria, il 6 novembre, con il nuovo romanzo dell’autrice.

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A proposito di Davide Traglia

Davide Traglia. Nato a Formia il 18 maggio 1998, laureato in Lettere Moderne, studente di Filologia Moderna presso l'Università 'Federico II' di Napoli. Scrivo per Eroica Fenice dal 2018. Collaboro/Ho collaborato con testate come Tpi, The Vision, Linkiesta, Youmanist, La Stampa Tuttogreen. TPI, Eroica Fenice e The Vision.

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