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Album di Avril Lavigne: i 3 da ascoltare

Album di Avril Lavigne: i 3 da ascoltare

Avril Ramona Lavigne, nata il 27 settembre 1984, è una delle cantanti più amate e conosciute della scena pop mondiale, dopo essersi conquistata il titolo di regina del Pop Punk con il suo esordio. Ha raggiunto oltre 40 milioni di vendite e il terzo posto come artista canadese di maggiore successo in termini di vendite, subito sotto a Céline Dion. Non è solo cantante ma anche imprenditrice con le sue tre fragranze di profumi e la catena di moda giovanile chiamata Abbey Dawn, oltre a essere la proprietaria di una fondazione benefica denominata The Avril Lavigne Foundation. Per restare aggiornati sulle sue iniziative e tour, è possibile consultare il suo sito ufficiale. Avril Lavigne conta oggi 7 album pubblicati e siamo qui per consigliarvi i 3 album fondamentali da ascoltare nel caso si volesse approfondire questa straordinaria artista.

Album Caratteristiche principali
Let go Esordio pop punk iconico
Under my skin Sound più dark e introspettivo
Goodbye lullaby Atmosfere fiabesche e pop maturo

Avril Lavigne: i 3 album da ascoltare

1. Let go

Per cominciare bisogna partire dal principio. Let Go, album d’esordio di Avril Lavigne pubblicato nel 2002, è la perfetta spiegazione di che pasta è fatta la cantante: un album pop ma con sfumature di punk e dai brani più iconici quali Complicated e Sk8er Boi si percepisce fino in fondo lo spirito ribelle dell’artista. Non mancano inoltre altri pezzi immortali come Losing Grip e Anything but Ordinary. Inoltre vi sono anche dei brani più delicati e calmi come Tomorrow e Naked, infine addirittura un pezzo rap, My World, dove fa molto riferimento alla sua infanzia e a quando viveva a Napanee (Canada). Il brano Mobile invece è particolare perché vi è presente su YouTube il video musicale mai rilasciato sui profili ufficiali dell’artista, un grande peccato dato che quest’ultimo è uno dei pezzi migliori. A livello strumentale tutti i brani sono composti da melodie e accordi semplici ma ben amalgamati con il resto degli strumenti, sia dalla voce che dalla batteria, mentre nei pezzi più pop è la voce di Avril a farla da padrona.

2. Under my skin

Per la stragrande maggioranza del fandom è l’album migliore di tutta la carriera di Avril Lavigne: c’è l’apoteosi del punk, canzoni strazianti a livello di testi e sound aggressivo; qui Avril anche a livello di look sprigiona il suo lato più ribelle, dark e punk. Dopo una piccola pausa con il rilascio di Let Go, Avril scrive questo album più duro e personale. Con il suo migliore amico Evan Taubenfeld scrive Take Me Away e Don’t Tell Me, quest’ultimo è un brano di punta. Con la cantautrice Chantal Kreviazuk realizza altri tormentoni come Together, He Wasn’t, How does it Feel, Forgotten e Who Knows. Questo fu anche l’anno della morte di suo nonno e per commemorarlo scrive Slipped Away. Infine vi è una collaborazione con il chitarrista degli Evanescence con il pezzo Nobody’s Home.

3. Goodbye lullaby

Come ultimo consiglio vi proponiamo Goodbye Lullaby, quarto album di Avril Lavigne. Quest’ultimo segna la quasi fine della sua punk era, portandoci a un album quasi interamente pop dal concept fiabesco che per certi aspetti ricorda vagamente Cenerentola e Alice in Wonderland. Alice non è un caso perché all’interno vi è proprio un brano intitolato Alice. Celebre è l’inizio del periodo dei capelli verdi accompagnato dal music video di Smile, canzone di punta di questo album e l’unica che ricorda vagamente un accenno della sua epoca precedente. Ma non fu Smile la canzone più adorata di questo disco, bensì What The Hell, diventato un tormentone in tutto il mondo, capace di conquistare l’intera estate del 2011. Questo fu anche l’anno in cui Avril Lavigne fu invitata al Festival di Sanremo, condotto da Gianni Morandi. Goodbye Lullaby è il disco perfetto per chi vuole una Avril Lavigne ormai matura con dei brani più rilassanti.

Con questi album di Avril Lavigne vi auguriamo un buon ascolto.

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia

Articolo aggiornato il: 25/11/2025

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A proposito di Alessio Gentile

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