Black Whale: navigando verso l’altrove

Qualcuno lo definirebbe uno spacerock, quando il futuro delle visioni incontra il governo del santo rock internazionale che nella sua compattezza richiama molto il glam inglese e non solo… sono i campani Black Whale che sfornano un primo Ep ufficiale dal titolo “Spaceship” che troviamo dentro tutti i canali digitali. Rientriamo dunque nella nostra Campania e restiamo sempre più affascinati da quanta musica di nuova generazione prenda in prestito stilemi passati ma soprattutto quanto dal nostro territorio finalmente derivi da una contaminazione altra. La “napolitanità” del suono e del teatro finalmente incontra il resto del mondo e delle culture… chissà che non torni il tempo del grande prog, ingredienti che di certo non mancano dentro questa prima prova ufficiale dei Blak Whale.

Restiamo nella nostra Campania. E mi chiedo sempre: come si hanno contaminazioni così esterofile dentro una terra ampiamente devota alla tradizione del mondo?

La nostra terra rappresenta un luogo di contaminazione fortissima che vive di influenze provenienti dalla musica del mondo antica e moderna. La voglia di ripercorrere le sonorità grunge degli anni 90 ci ha portato a seguire le influenze dei nostri riferimenti (Nirvana, Nothing But Thieves, Royal Blood, Red Hot Chili Peppers…).

Abbiamo preso in modo naturale questa strada, ci siamo “trovati” sui gusti e abbiamo iniziato a lavorare sugli inediti in maniera spontanea.

 

E in qualche modo Napoli e la sua napolitanità, città a parte, intendendo più la terra e il suo popolo… in qualche modo entra dentro “Spaceship”?

La napoletanità è un mindset che ti aiuta ad affrontare la vita ragionando outside the box. Questo bagaglio verrà sempre con noi perché risuona nel sangue, anche se abbiamo scelto un genere lontano dal popolo. Napoli è una terra d’arte piena di fermento, il problema è che mancano figure che aiutino a canalizzare nel modo giusto la creatività: che a volte emerge, a volte resta nell’aria trasformandosi in fumo, che spesso diventa un elemento di caos.

https://www.youtube.com/watch?v=wRwFGz3A0t0

 

La navigazione verso cosa punta?

Andiamo alla ricerca di nuove soluzioni e sonorità elettroniche da integrare nei prossimi brani. Ci piacerebbe raggiungere dei club fuori regione per tornare alla musica suonata.

 

Persino i prog della PFM ha investito attenzione verso tematiche così attuali: le macchine o l’uomo? Per voi i Cyborg?

Quando è stata scritta la storia di Machine il nostro immaginario si è proiettato automaticamente verso una cultura underground che vive in ambientazioni futuristiche. L’uomo o la macchina? O addirittura una fusione? È un argomento molto complesso che abbiamo affrontato perché ci siamo ritrovati a riflettere su quanto abbiamo corso e corriamo tuttora nelle nostre vite personali lavorando parallelamente anche sul progetto Black Whale. Tante Emozioni, tempo, risorse economiche, difficoltà da gestire: essere meno umani e più macchine ci aiuterebbe? O c’è il rischio di perdere quella magia che solo un essere emotivo può generare stando insieme agli altri?

La critica al mondo iper-moderno è nascosta nella domanda principale.

Crediamo nelle emozioni, ma allo stesso modo ci affascina la tecnologia.

Bellissimo il video di Nico Vecchione: perché questa scelta così antica come un “cartone animato”?

E le virgolette sono dovute immagino… Grazie! Abbiamo scelto un’animazione 2D per via della complessità della trama, delle ambientazioni e per efficientare i processi di creazione e produzione. C’è da dire anche che siamo anche fan di Cowboy Bebop e Trigun. Influenze a parte, Nico ha sposato il progetto diventando parte integrante della nostra comunicazione: è un professionista molto disponibile e siamo stati felici di trovarlo sul nostro cammino.

 

https://open.spotify.com/album/6qDi1e05pr3T9r0oYbGYKa?si=052ee01304404b55

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