NoIndex: teletrasportati nel futuro

Restiamo in Campania. Da qui come per fare il giro del mondo… anzi del tempo. Citando testualmente dalla presskit: NoIndex è un percorso artistico fondato a Napoli nel 2022, guidato oggi da Francesco Paolo Somma (voce, autore dei testi e compositore) e Cris Pellecchia (bassista, compositore e arrangiatore dei brani). NoIndex è un percorso artistico fondato a Napoli nel 2022, guidato oggi da Francesco Paolo Somma (voce, autore dei testi e compositore) e Cris Pellecchia (bassista, compositore e arrangiatore dei brani). L’immersione dentro questo esordio a forma di EP dal titolo “3024” è decisamente coinvolgente anche e soprattutto per quella resa incondizionata alla distopia che vuol fotografare una società priva di emozioni, quasi a privarle. Un pop che fluttua, un suono che strizza l’occhio al rock d’autore, dai suoni solidi, compatti, di soluzioni digitali… sembra tutto muoversi come dentro un fluido.

 

Ataraxia: da dove vi nasce questa visione del futuro?

Ataraxia nasce osservando il nostro presente mentre tenta di sterilizzare ogni attrito, ogni eccesso emotivo, ogni rumore umano. Ci siamo chiesti cosa accadrebbe se questa tendenza, invece di rallentare, venisse spinta al massimo: un mondo che non vuole più conflitto, né dolore, né disordine — e che per ottenerlo sacrifica la spontaneità, la complessità, perfino l’imperfezione.

È una visione del futuro che è in realtà un ingrandimento dell’oggi: una società talmente desiderosa di pace da perdere il contatto con la vita stessa.

 

I Residuali: sono forme di resa, di fuga o di ribellione? Inevitabile chiedersi come si coniugano queste figure alla vita di oggi…

I Residuali oscillano tra tutte e tre queste dimensioni. Sono esseri umani che non si adattano ai protocolli emotivi di Ataraxia: non sono abbastanza docili per arrendersi, non abbastanza strutturati per combattere frontalmente, non abbastanza insensibili per inserirsi nel sistema. Nella vita di oggi li vediamo in chi “non performa”, in chi sente troppo, in chi non riesce a filtrarsi per diventare presentabile. Sono le parti fragili e irregolari che la società vorrebbe correggere, e che invece raccontano la verità dell’essere umano.

 

“Miracoli e Santi” – Official Video

https://www.youtube.com/watch?v=NT9TBWh8Xgc

 

La dimensione del “pop” sentite di conservarla dentro le vostre scritture? In altre parole ci sono appigli con la cultura italiana main stream secondo voi? È inevitabile?

La dimensione pop la consideriamo un ponte, non un limite. La nostra scrittura parte da un linguaggio cantautoriale, si muove in territori elettronici e, quando serve, conserva quell’accessibilità che permette alle persone di entrare nel mondo narrativo senza sentirsi escluse. Non ci interessa aderire al mainstream, ma nemmeno ignorarlo: la cultura pop italiana è un vocabolario condiviso, e può diventare fertile se usato con consapevolezza. L’importante è che il messaggio rimanga integro.

 

Angela Baraldi ha scritto un disco dal titolo “3021”. Bellissima la frase in cui dice “Oggi sarà tanto tempo fa”. Secondo voi, nel 3024 che cosa avremo ancora di ciò che c’è oggi?

Nel 3024 avremo ancora la nostalgia. È la cosa più resistente che abbiamo. Anche in un mondo iper-tecnologico, anche dentro Ataraxia, il desiderio di guardare indietro continuerà a esistere: ricordi, odori, immagini che sfuggono al controllo delle macchine. La tecnologia cambia, i sistemi politici collassano o evolvono, ma la nostalgia resta una costante umana. È ciò che ci permette di misurare il tempo, di dare significato al passato e di temere il futuro.

 

“Lacrima” – Official Video

https://www.youtube.com/watch?v=d–SHLfxyeY

 

Se non erro la morte dentro il suono di questo disco è “deterioramento” e normale dissoluzione fisica. Se ha senso questa lettura, cosa resta di umano in questo scenario?

Resta la vulnerabilità. Nel nostro immaginario la morte non è spettacolare né romantica: è un processo naturale, una dissolvenza della materia. Ma ciò che resta umano è il modo in cui ci rapportiamo a questo processo — le paure, le memorie, i legami, il tentativo di lasciare un suono che ci sopravviva.

In un mondo iper-razionalizzato, ciò che rimane veramente umano è ciò che non può essere previsto né regolato: il modo in cui sentiamo la fine.

 

Gli aspetti vocali sono assai interessanti. Un taglio che oserei definire “lirico” con molti vibrati sulle code… cosa ne pensate?

La voce, per noi, è il contrappeso emotivo all’elettronica. Non cerchiamo una vocalità perfetta o neutra: vogliamo che si senta il corpo, il fiato, il tremore. Il vibrato e le code non sono scelte estetiche, ma crepe, punti di contatto tra un mondo artificiale e un essere umano che cerca ancora la propria identità.

È il modo in cui ricordiamo all’ascoltatore che dietro quelle macchine c’è qualcuno che respira.

 

“Invisibili” – Official Video

https://www.youtube.com/watch?v=DzM2w-MzFqo

 

“Shiva” è forse il momento spirituale del disco. La spiritualità, ha un peso dentro questo ricamo? Conserveremo le parole per parlare con Dio?

La spiritualità, dentro 3024, è la risposta a un vuoto che la tecnologia non riesce a colmare. “Shiva” rappresenta quel momento in cui l’essere umano, nonostante tutto, sente il bisogno di dialogare con qualcosa di più grande: non necessariamente un Dio, ma un principio, un’eco, una domanda. Non so se conserveremo le parole, ma conserveremo sicuramente la spinta a cercare un contatto con l’oltre. È ciò che ci salva dal diventare solo ingranaggi: il desiderio di confrontarci con l’invisibile.

 

https://open.spotify.com/intl-it/album/4TTDmLwWHRMvR07Ck5YdKJ?si=e88e08e715a84ed2

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