Doppia inaugurazione al Museo Madre con la mostra Essere è tessere, dedicata a Maria Lai, e Living Collapse, seconda mostra del Premio Meridiana.
Curata da Mónica Amor e Carlos Basualdo in collaborazione con l’Archivio e la Fondazione Maria Lai, Essere è tessere mette in luce la complessità della ricerca artistica di Maria Lai, una delle personalità più originali e innovative dell’arte italiana del secondo dopoguerra.
Living Collapse, a cura di Samuele Piazza, è il secondo progetto espositivo della prima edizione del Premio Meridiana, ideato e curato da Mario Francesco Simeone, e riunisce le opere di Andrea Bolognino, Raffaela Naldi Rossano ed Effe Minelli alias Fabio Cirillo.
| Dettaglio mostra | Essere è tessere | Living Collapse |
|---|---|---|
| Artista/i | Maria Lai | Andrea Bolognino, Raffaela Naldi Rossano, Effe Minelli |
| Curatore/i | Mónica Amor, Carlos Basualdo | Samuele Piazza |
| Location | Museo Madre, terzo piano | Museo Madre, secondo piano |
| Data di chiusura | 28 settembre 2026 | 28 settembre 2026 |
Indice dei contenuti
Essere è tessere e Living Collapse: la conferenza stampa
L’inaugurazione delle due mostre, svoltasi il 25 giugno, è stata preceduta da un’anteprima riservata alla stampa.
Secondo Ninni Cutaia, Assessore alla Cultura della Regione Campania, «Portare questo percorso al Madre, assieme alla seconda mostra del Premio Meridiana rivolto ai giovani artisti del Sud Italia, offre una straordinaria opportunità di confronto con una visione artistica che unisce i luoghi e le storie, interpretando la nostra epoca e anticipando scenari futuri».
Per Angela Tecce, Presidente Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, le due mostre sono differenti ma entrambe significative. «Da un lato quella dedicata a Maria Lai […] finalmente restituita dai curatori alla complessità del suo percorso artistico […] Dall’altro lato la seconda mostra del Premio Meridiana rivolto a giovani artisti del Sud Italia […] invitati a confrontarsi con l’opera di un artista come Jimmie Durham».
Eva Fabbris, direttrice del Museo Madre, sottolinea come Essere è Tessere si inserisca in un percorso avviato fin dall’inizio della programmazione del museo, nel 2023, volto a «dare visibilità e rigore storiografico a pratiche di artiste che hanno operato nella seconda metà del Novecento con una radicalità spesso ancora poco conosciuta».
Per Fabbris, inaugurare contemporaneamente le due mostre rappresenta inoltre «un’occasione che riflette l’attenzione costante del museo, in questo caso insieme agli Amici del Madre, nei confronti del Mediterraneo inteso come bacino culturale vivo e complesso».
Essere è tessere: quando il tessere diventa sperimentazione, relazione, memoria
«Maria si era recata spesso a Napoli, a Pompei e a Ischia, rimanendo affascinata dai colori, dall’energia e dall’esuberanza del paesaggio partenopeo», dichiara Maria Sofia Pisu, Presidente dell’Archivio e Fondazione Maria Lai e nipote dell’artista.
«Forse è proprio in questa apparente distanza – aggiunge – tra la vitalità travolgente di Napoli e l’indole solitaria, riservata e isolana dell’artista, che risiede il fascino di questa mostra».
«Se la mostra contribuirà a promuovere l’eredità internazionale di Lai, avrà raggiunto uno dei suoi obiettivi principali», auspicano i curatori Mónica Amor e Carlos Basualdo.
Il catalogo che accompagna la mostra Essere è tessere, pubblicato da Lenz Press, raccoglie il saggio storico di Mónica Amor, le schede di catalogo curate da Carol Armstrong, Giulia Brandinelli, Michele D’Aurizio, Francesca Filisetti e Sharon Hecker, oltre a due contributi di Elisabetta Rattalino e Chandra Livia Candiani. Nel loro insieme, questi testi mettono in luce la costante tensione sperimentale che attraversa l’intera pratica artistica di Maria Lai.
Frutto di un’approfondita ricognizione della documentazione e dei materiali d’archivio, nonché dell’analisi critica di un ampio corpus di opere, la mostra Essere è tessere insieme al catalogo propongono nuove e sorprendenti chiavi di lettura del lavoro di Maria Lai, restituendone la complessità al di là di interpretazioni finora quasi esclusivamente biografiche o regionali.
Il percorso espositivo
Allestita al terzo piano del museo, la mostra, realizzata con il supporto curatoriale e di ricerca di Giulia Brandinelli, si snoda secondo un percorso cronologico e tematico, presentando circa 200 opere provenienti da gallerie, collezioni private e importanti musei italiani ed internazionali tra cui il MART di Trento e Rovereto, il MAXXI di Roma, il MAN di Nuoro, il Magazzino Italian Art Museum di New York.
Tra le opere di spicco figurano:
- i disegni d’esordio, ispirati alla vita quotidiana sarda, riconducibili ad un modernismo radicato nel territorio regionale;
- i Telai, realizzati con corde, legno, chiodi e pigmenti residui, che trascendono la rappresentazione tradizionale pur conservando richiami simbolici al sole, al mare e al paesaggio;
- le Tele cucite (1974-76), in cui la cucitura e il collage assumono un ruolo centrale;
- i Polimaterici (metà anni ‘60) che segnano un ulteriore passaggio verso un’economia del residuo;
- i Libri cuciti, ampiamente esposti negli anni ‘80, che evidenziano l’interesse dell’artista per il tempo e il ritmo della poesia;
- le Geografie, sempre nello stesso periodo, con cui l’artista lega l’intimo al cosmico, “agli altri spazi”;
- le Fiabe cucite (1984-2005) in cui superfici tattili e narrazioni non scritte rimandano all’oralità e a forme di tradizione collettiva erose dalla cultura di massa.

La ricerca di Maria Lai: oltre sei decenni di sperimentazione
Nel corso di oltre sessant’anni di attività, Maria Lai dedica tutta la sua vita all’arte e sviluppa una ricerca che, pur restando profondamente radicata nella cultura della sua terra e nei temi dell’universo femminile sardo, costantemente rielaborati in chiave contemporanea, si distingue per una sperimentazione sempre più audace attraverso l’impiego di materiali polimaterici.
Il suo lavoro si pone così in un dialogo intenso e continuo con alcuni dei più significativi dibattiti della contemporaneità: dall’astrazione alla materialità, dal femminismo alla ridefinizione dell’opera d’arte come processo, azione e relazione.
In tale contesto, si ricorda la celebre azione collettiva Legarsi alla montagna, che l’artista realizzò con la collaborazione di tutti gli abitanti di Ulassai, sua città natale, nel 1981, anticipando di quasi un ventennio la teoria estetica di Nicolas Bourriaud.
Tra i momenti chiave approfonditi nella mostra Essere è tessere figura l’esposizione che l’artista tenne nel 1971 presso la Galleria Schneider di Roma, curata da Marcello Venturoli, dove Lai presentò i suoi primi Telai.
Un’esposizione che segnò un momento di svolta fondamentale per l’artista, sancendo il superamento della pittura, progressivamente astratta, in favore di una ricerca sempre più orientata alle istanze dell’Arte Povera e dell’Arte Concettuale.
Tra le opere di quel periodo, è presente in mostra Progetto tridimensionale (1970), in cui Lai sperimenta una pratica molto vicina ai Gobbi di Alberto Burri e alle ricerche di Enrico Castellani e Agostino Bonalumi.
Il progetto espositivo – realizzato con il supporto della Fondazione Tridama ETS e degli Amici del Madre ETS, di M77 e di Walter Baldi – è ulteriormente arricchito da una sezione dedicata alla didattica, sviluppata da Silvia Salvati e Marta Ferrara, che propone attività laboratoriali ispirate alla dimensione educativa della ricerca di Lai, che intreccia pratica artistica e trasmissione del sapere, attribuendo al gioco, alla narrazione e al fare manuale un ruolo essenziale nella costruzione del significato.
Essere è tessere e Living Collapse: due mostre in dialogo

Parallelamente alla mostra dedicata a Maria Lai, il secondo piano del museo ospita Living Collapse, a cura di Samuele Piazza, seconda mostra vincitrice della prima edizione del Premio Meridiana. La mostra dialoga con il tema della prima edizione – curata da Mario Francesco Simeone e promossa dal Museo Madre e dagli Amici del Madre ETS, con il sostegno di Antony Morato e Fondazione Tridama ETS – intitolata Ogni cosa è tutte le cose e ispirata al romanzo Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini.
Il progetto Living Collapse presenta le opere di Andrea Bolognino (Napoli, 1991), Raffaela Naldi Rossano (Napoli, 1990) ed Effe Minelli (Pompei, 1986), articolando una rilettura contemporanea del presepe napoletano a partire da Presepio di Jimmie Durham, opera conservata nella collezione del Madre. Un’opera in cui la complessità di una realtà abitata da presenze multiple ed eterogenee si riflette nel carattere polimaterico della scultura, che diventa il punto di partenza per interrogare il significato del presepe come spazio di convivenza, trasformazione e continua riscrittura.
«Da Goethe a Walter Benjamin, fino a Giorgio Agamben, il presepe ha affascinato pensatori di epoche diverse come dispositivo capace di condensare visioni del mondo, immaginazione e politica», evidenzia Samuele Piazza.
Attraverso linguaggi che spaziano dal disegno alla scultura e all’installazione, le opere dei tre artisti entrano in dialogo tra loro e con un brano di presepe tradizionale realizzato dal maestro Giuseppe Ercolano, proponendo il presepe non solo come tradizione artigianale o come repertorio iconografico, ma come un modo di rappresentare il mondo e la complessità del presente: un paesaggio instabile, in continua tensione e trasformazione, sospeso tra umano e non umano, ordine e caos, costruzione e rovina.
Per Mario Francesco Simeone, seppure le due mostre vincitrici di questa prima edizione restituiscono con chiarezza ricerche, traiettorie e sensibilità differenti, fanno emergere «punti di contatto, ricorrenze e domande condivise. Ed è proprio questa eterogeneità, generatrice di inattese forme di dialogo, a rappresentare uno degli elementi più significativi del Premio».
Le due mostre saranno visitabili fino al 28 settembre 2026.
Per il calendario delle attività laboratoriali e delle visite guidate consulta il sito ufficiale del Museo Madre.
Fonte immagini: Ufficio Stampa











