Intermezzo, la mostra di Allegra Hicks, è stata inaugurata nel suggestivo Complesso Monumentale del Purgatorio ad Arco, nel cuore di Napoli.
Venerdì, 20 febbraio 2026, la mostra, a cura di Adriana Rispoli e realizzata in collaborazione con Progetto Museo, si è rivelata una delle esperienze più intense di questa stagione espositiva partenopea. Le cinque opere scultoree, concepite appositamente per gli antri barocchi della chiesa, si dispongono come stazioni di un unico racconto visivo. Non una mostra tradizionale, ma un dispositivo immersivo, “una mostra da vedere con gli occhi della mente, da vivere col corpo dell’anima” spiega la curatrice.
Dettagli dell’evento espositivo
| Dettaglio | Informazione |
|---|---|
| Titolo mostra | Intermezzo |
| Artista | Allegra Hicks |
| Luogo | Complesso Monumentale del Purgatorio ad Arco, Napoli |
| Periodo | Fino al 30 marzo 2026 |
| Tecniche principali | Installazione in crochet, scultura in bronzo |
Indice dei contenuti
Intermezzo: il corpo evocato e il rito della discesa

Il titolo stesso, Intermezzo, evoca una condizione di sospensione – “un invito a sostare in uno spazio intermedio tra interno ed esterno, corpo e assenza, visibilità e pulsazione” – chiarisce Rispoli. In questa soglia instabile l’artista è una presenza che non si impone, è implicita in ogni fibra, in ogni accumulo, in ogni cedimento della tessitura.
Il suo corpo agisce sotto il peso di un’imponente installazione in crochet: cinquemila metri di cotone pazientemente intrecciati che incombono sull’altare maggiore trasformandolo in un luogo di attraversamento, un portale. Nelle cappelle laterali, è ancora il corpo dell’artista a riaffiorare, questa volta evocato in forme ambigue e liminali: il barlume di un feto, la traccia possibile di un cordone ombelicale, l’immagine del suo cranio trasfigurato in supporto plastico ad evocare l’antico culto delle anime pezzentelle.
“Nel modus operandi di Hicks la manualità assume una valenza politica e critica – sottolinea la curatrice – Il lavoro a crochet, tradizionalmente relegato alla sfera domestica e femminile, viene elevato a gesto artistico mettendo in crisi le gerarchie che hanno separato arte e artigianato, pubblico e privato, produzione simbolica e lavoro di cura, come ben evidenziato dalla critica femminista Griselda Pollock”.
Dopo il vernissage di Intermezzo, l’impressione condivisa è quella di aver attraversato un tempo altro, come se la discesa negli ambienti del complesso attivasse un differente regime percettivo. Ne parliamo direttamente con l’artista, per esplorare come ha preso forma il suo progetto.
Intervista esclusiva ad Allegra Hicks
Il luogo sembra avere un ruolo centrale nel suo progetto. Che cosa ha significato per lei lavorare qui?
La potenza di questo luogo, che ha una forza profondissima per me, è stata fondamentale. Quando sono entrata e ho visto quella croce quasi “mangiata” dalla natura, come se il tempo l’avesse assorbita, ho percepito immediatamente un simbolo fortissimo. Questo posto rappresenta per me il passaggio dalla vita alla morte: qui ci sono le anime pezzentelle, c’è un culto legato alla cura dei resti anonimi. È un passaggio che riguarda chiunque, e ho sentito il desiderio di raccontarlo in modo molto personale.
Lavora spesso in spazi carichi di memoria e di morte. Cosa accade al suo processo creativo quando entra in un luogo come questo?
Ti cominci a fare delle domande. E quando ti fai delle domande cominci a pensare; e quando cominci a pensare entri dentro di te. È un movimento inevitabile. Questi luoghi non ti permettono di restare in superficie: ti chiedono di scavare, di interrogarti sul senso delle cose. Il processo creativo nasce proprio da questa immersione interiore.
Con “Intermezzo”, che dialogo ha immaginato tra queste opere, lo spazio e il pubblico?
Mi sono immersa in questo spazio per un paio d’ore in silenzio e ho capito che l’essenza era quella linea sottile tra la nascita e la morte. Gli stadi della vita, della morte sono per me dei traguardi certi, piuttosto mi sono chiesta: sono trasformazioni? sono fini? nuovi inizi? o sono soltanto conclusioni? Ho pensato a un racconto che si potesse vivere da punti diversi. Quando scendi le scale provi una sensazione molto forte; poi ti avvicini e tutto cambia, perché ti rendi conto che quella massa monumentale è in realtà un uncinetto fatto interamente a mano. Da lontano non lo capisci. Nelle nicchie poi vedi – il tabernacolo, il cordone ombelicale, la TAC – elementi molto intimi rispetto allo squarcio nel lavoro a crochet che è qualcosa di molto più più evidente. Uno squarcio, che è poi il nostro squarcio femminile: ferita e nascita insieme.
Il filo e il ricamo sono elementi centrali nel suo lavoro. Che valore hanno per lei?
Adoro lavorare con il ricamo, con l’uncinetto e con il filo. Il filo è fondamentale dal punto di vista concettuale. L’arte applicata è un medium potentissimo per arrivare a concetti profondi. Questo lavoro – sei metri per cinque – è realizzato tutto a mano. Ho impiegato tre mesi. Nel gesto manuale, ripetitivo, c’è anche una forma di zen, una concentrazione che diventa meditazione.
In un’opera il crochet viene trasformato in bronzo. È una scelta simbolica?
Sì. Quando trasformo il crochet in bronzo avviene una trasformazione non solo concettuale ma anche materiale. Si passa da un archetipo tradizionalmente femminile – il filo, il lavoro domestico – a un materiale storicamente percepito come più maschile. È un cambiamento di stato. Ancora una volta, un passaggio.
Il suo background di designer emerge nella precisione formale e nell’uso dei materiali. Cosa guida la scelta della forma: il concetto o la materia?
Dipende. Nel design parti più dal concetto, perché la razionalità è centrale. Nell’arte, invece, non sai neanche da dove inizi: è tutto dentro di te, viene fuori nel modo in cui deve venire fuori. Non è solo un lavoro razionale e concettuale; è la combinazione tra razionalità e intuizione che fa la differenza. Il design non ha l’intenzione che ha l’arte, anche se puoi usare gli stessi materiali. Nell’arte c’è una tensione ulteriore, una necessità che va oltre la funzione.
La mostra sarà visitabile fino al 30 marzo 2026.
Biografia e percorso artistico di Allegra Hicks
Formatasi a Milano e New York, dove ha anche lavorato come assistente di Donald Baechler Allegra Hicks viva tra Londra e Napoli. Nota per la sua sensibilità ai pattern, il suo lavoro trae ispirazione dal mondo naturale, partendo dal colore e trasformando le forme organiche. Artista multidisciplinare si muove agilmente dall’affresco alla fluidità dell’acquerello e dal tessuto ai metalli.
Mostre recenti includono:
- Divinazione, Fondazione Mattera, Castello Aragonese, Ischia (2025);
- La Ginestra e il Vesuvio, Istituto Italiano di Cultura, New York (2024);
- Ti porterò nel Sangue, Chiesa della Misericordiella, Napoli (2023);
- L’uovo di Partenope, Ipogeo dei Cristallini, Napoli (2024).
La sua installazione Upon My Blood I Will Carry You è stata esposta a Palermo (2024) e Napoli (2023). Nel 2022 ha realizzato un arazzo di grandi dimensioni per The Italian Glass Week a Venezia, presentato successivamente a Londra (2023).
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Fonte immagini: Ufficio Stampa

