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La leggenda del Monaciello: storia del fantasma di Napoli

Il Monaciello: storia del fantasma di Napoli

Vi è mai successo di sentire un rumore in cucina nel cuore della notte, di perdere un oggetto che misteriosamente non si trova più dove lo avevate lasciato o, al contrario, di trovare qualche monetina in giro per casa? A Napoli tutto ciò viene attribuito ad una sola figura: O Munaciello. Talvolta spiritello dispettoso, talvolta benefattore inaspettato e, sicuramente, simbolo del folklore napoletano… ma da dove nasce la leggenda del piccolo monaco che si aggira tra le case napoletane? Scopriamo chi è il Monaciello a Napoli e qual è l’origine di questa leggenda.

Elemento identificativo Caratteristiche e dettagli
Statura Bassa statura, simile a quella di un bambino
Abbigliamento Saio lungo e scuro (stile francescano) con ampio cappuccio a punta
Calzature Scarpe con fibbie d’argento o metallo rumorose
Carattere Lunatico, dispettoso, imprevedibile o protettore benefico
Origine leggendaria Figlio deforme dell’amore proibito tra Caterinella Frezza e Stefano Mariconda
Origine storica “Pozzari”, operai minuti addetti ai canali e alle cisterne idriche di Napoli

Identikit del Monaciello: chi è e come si manifesta

Il Monaciello si presenta come una creatura di bassa statura, indicativamente quella di un bambino. Ciò che lo contraddistingue – come si intuisce anche dal nome – è l’abbigliamento: è rappresentato indossando un saio simile a quello dei frati francescani, scuro e lungo, completato inoltre da un ampio e appuntito cappuccio, utilizzato per nascondere il volto, descritto come deforme. Chi sostiene di aver intravisto il Monaciello (spesso veloce e sfuggente) giura di aver visto distintamente la forma “a punta” del suo cappuccio. Le scarpe, coperte dal saio, non sono visibili, ma la leggenda le descrive come calzature arricchite da fibbie d’argento o di metallo: proprio il rumore metallico delle stesse a contatto col pavimento è uno dei primi segnali della presenza del Monaciello.

Caratterialmente, il Monaciello non è né buono né cattivo… è lunatico e permaloso, imprevedibile; le sue azioni sono guidate da simpatie o antipatie profonde nutrite nei confronti degli inquilini che abitano la casa. Se prova simpatia diventa un “protettore”: fa trovare monete sotto al cuscino, nei cassetti, negli angoli remoti della casa, protegge la famiglia dalle sfortune e talvolta sussurra i numeri vincenti del lotto. Al contrario, se prova antipatia o si sente preso in giro esaspera gli inquilini con vari dispetti: nasconde oggetti, li fa sparire, rompe o sposta qualcosa e può arrivare addirittura a disturbare il sonno tirando i piedi ai poveri malcapitati dormienti.

Insomma, quando accade qualcosa di insolito (nel bene e nel male), il Monaciello è il capro espiatorio perfetto.

Le origini del mito, tra storia e leggenda

Storie come quella del Monaciello affondano le loro radici in uno spazio non meglio definito tra leggenda e storia.

Secondo la tradizione popolare, il Monaciello sarebbe il frutto di un amore proibito, compiutosi nella Napoli del XV secolo tra Caterinella Frezza, figlia di un ricco mercante, e Stefano Mariconda, un umile garzone. I due si amano, ma il loro è un amore impossibile e i due si vedono in gran segreto sui tetti di Napoli. La famiglia di Caterinella scopre la relazione: Stefano viene ucciso e lei, incinta, viene rinchiusa in un convento di clausura. Proprio qui nascerà il bambino, che soffre di gravi deformità fisiche; per questo la madre, da un lato per nasconderlo e dell’altro sperando in un miracolo, lo vestiva esclusivamente con un saio. Il piccolo cresce e il popolo lo battezza proprio Monaciello, provando per lui emozioni contrastanti che spaziano dalla pietà alla paura. Il ragazzo scomparirà improvvisamente, probabilmente ucciso dalla famiglia di Caterinella che se ne vergognava, e nessuno saprà più nulla di lui… da quel momento si diffonderà la leggenda che quel ragazzino evitato da tutti fosse diventato uno spirito che infestava la città.

D’altro canto, la versione storica è molto più pragmatica ma non meno affascinante, ed è legata alla figura dei “pozzari”: gli operai addetti alla manutenzione e alla pulizia dei canali e della fitta rete di cisterne sotterranee che distribuivano l’acqua in città. Non è difficile immaginare che per muoversi in cunicoli di quel tipo, piccoli e stretti, era necessario che i pozzari fossero piccoli, magri, di bassa statura ed esile corporatura; inoltre, per proteggersi da umidità ed infiltrazioni utilizzavano un mantello dotato di cappuccio, proprio come quello tradizionalmente attribuito al Monaciello. I pozzari avevano libero accesso alle case tramite questi canali, potevano senza troppe difficoltà entrare nelle case, nelle cucine, nei cortili degli appartamenti: mentre gli inquilini dormivano o erano distratti, i pozzari facevano dispetti (se non erano stati pagati o avevano ricevuto una paga irrisoria) o regali (se la famiglia era stata generosa e gentile).

Nel mondo contemporaneo, dominato dalle tecnologie e dalla razionalità, il Monaciello resiste e non ha perso il fascino e la magia che lo contraddistinguono: questa figura misteriosa resterà per sempre uno dei legami più autentici tra Napoli e la sua dimensione folkloristica. Anche negli appartamenti moderni, di fronte a qualche oggetto scomparso il pensiero va immediatamente a lui… forse perché dare la colpa ad un piccolo monaco dispettoso è più divertente che arrendersi alla logica. E quindi se stasera doveste sentire uno strano rumorino in casa, non parlatene troppo in giro, lasciategli qualche regalino e soprattutto… sperate di stargli simpatici!

 

Immagine di Allie Caulfield su Wikimedia Commons

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