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Dylan Dog e la nuova Color Fest di Bonelli | Intervista ad Enrico Manzo

Dylan Dog e la nuova Color Fest di Bonelli | Intervista ad Enrico Manzo

Il 16 novembre alle ore 11.30 presso la Sede di Napoli della Scuola Internazionale di Comics, gli autori Enrico Manzo e Alessandro Giordano hanno presentato il nuovo Dylan Dog, la Color Fest, che contiene la storia dal titolo Presenza invisibile.

Abbiamo intervistato Enrico Manzo, vincitore di diversi premi internazionali, tra cui il Premio Fringe Festival, il Premio Fersen nel 2021 per la ricerca e l’innovazione e il Best Fashion Film Italia sempre nel 2021. È, inoltre, sceneggiatore per Dylan Dog di Bonelli, insegnante di storytelling, script-designer, ricercatore e critico di cinematografia indie, underground e pop culture, nonché docente alla Scuola Italiana di Comics di Napoli.

Intervista ad Enrico Manzo, sceneggiatore per Dylan Dog

Come ti è nata la passione per la sceneggiatura?

Ho sempre creduto che la scrittura fosse un ottimo modo per portarmi a ragionare sulle cose che mi capitano. Ho sempre scritto, come ho sempre letto. Poi ho scoperto che potevo dire qualcosa di più profondo utilizzando la narrazione come mezzo. Il resto è arrivato da sé. Il mio sogno è sempre stato quello di poter vedere, oltre che leggere, le cose che traducevo in frasi sui fogli. Così è iniziato il lavoro in teatro, tanti anni fa. In seguito, gli spot e tanti altri prodotti visivi… fino a Dylan Dog. Che leggo da quando ho coscienza.

Da poco è uscita la Color Fest n°47 di Dylan Dog, I vivi e gli altri, targata Bonelli, di cui hai scritto i testi della storia Presenza Invisibile. Come ti senti per questa uscita?

Si realizza un sogno. Sentire i complimenti dalla voce di Barbara Baraldi per il soggetto e la sceneggiatura, ascoltare la sua descrizione accurata della mia persona tramite l’analisi dei miei testi, mi ha emozionato non poco. Sapere di essere all’interno delle corde di uno dei personaggi con cui ha impegnato più tempo nelle mie sedute infinite di lettura non è qualcosa di descrivibile. Ho pianto e ho riso, come quando incontri un amico che ti cerca da tempo mentre lo cercavi anche tu.

Cito: «Niente può essere effimero come la pace eterna. E Bloch non si dà pace: deve ritrovare Dylan, a cominciare dall’ultimo posto in cui è stato visto: il cimitero.» Riusciresti a raccontare in poche parole l’albo e la sua nascita?

Si parla di vuoto. Spesso non abbiamo la capacità di riconoscere le cose di cui abbiamo realmente bisogno. A volte, basta sentire semplicemente la voce di un amico. Bloch, con la paura nel cuore, vive quella disperazione. Ma oltre al vuoto della mancanza di Dylan, all’ispettore terrorizza un altro tipo di vuoto, quello di non aver fatto nulla nella sua intera esistenza. La paura di restare solo un nome nei titoli di coda della vita. Il terrore di tutti, di questi tempi.

Quest’albo con la cover di Alessandro Giordano contiene 3 avventure: la prima Presenza invisibile scritta da te, Enrico Manzo, e disegnata da Alessandro Giordano; la seconda Uno sguardo malvagio di Paola Barbato e disegnata da Jacopo Camagni; e infine Tre Fantasmi di Bruno Enna e disegnata da Piero Dall’Agnol. Come è nata la passione per la scrittura e la sceneggiatura? Scrivere dei gialli come Dylan Dog non è certo da tutti.

Credo che scrivere per Dylan sia una sorta di vocazione. Ho sempre provato piacere nel descrivere nelle storie le stranezze e i dettagli, approfondire psicosi e mostri, veri e non. Ho sempre trasmesso la mia visione obliqua nei miei lavori. Sono abituato a cercare di capire il mostro, non di giustificarlo, ma narrarlo anche nei suoi errori e magari mostrarne le debolezze. Cercare di comprendere ‘quanto’ di quel mostro ci appartiene. Fa parte del mio bagaglio culturale. Sono interessato agli incubi, più che ai sogni. Gli incubi sono resistenti e ci lasciano pensare di più. Non li chiamerei Gialli, quelli di Dylan. Per me, Dog è la ricerca del ‘dettaglio che ci sfugge’, quella piccolezza che ci rende inquieti e a volte può trasformarsi in mostro da uccidere.

A chi o cosa ti sei ispirato? Ma, soprattutto, qual è la tua fonte d’ispirazione quotidiana?

Dovrei fare un lungo elenco. Le visioni infettive nel cinema: Argento, Cronenberg, Jodorowsky, Russell, Lynch, Bergman, i fratelli Quay, Von Trier, Solondz, Hitchcock, Wan, Anger e l’elenco potrebbe continuare all’infinito. Come all’infinito potrei citare i libri che mi hanno sepolto e risorto: Truman Capote, Oscar Wilde, Stephen King, Lovecraft, Poe, Philip K. Dick, Barker, Tolkien, Sclavi e così via tra saggi di Zizek e trattati di Tarkovsky. Nella musica: Bauhaus, Bowie, Cure, Depeche Mode, Sopor Aeternus,  the Banshees, Marc Bolan e tutto il filone dark New Wave. Nei fumetti: DanielcClowes, Andrea Pazienza, Moebius, Enki Bilal, Moore, Bilotta e tantissimi altri. L’ispirazione è incontrollabile. Può capitare passeggiando, parlando con qualcuno, ascoltando una canzone. Credo non esista una risposta definitiva a chi o che cosa può ispirare. So solo che esiste, ed è palpabile, la mia necessità di scrivere.

Fonte immagine in evidenza: Dylan Dog Color Fest n°47, I vivi e gli altri, Bonelli editore

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