La Capsula del Tempo: la prima volta in Campania

Capsula del tempo

La Capsula del Tempo: l’intervista

Per la prima volta in Campania, verrà allestita la Capsula del Tempo. Ve ne abbiamo già parlato qui e di seguito trovate l’intervista agli organizzatori, con tante informazioni preziose su un evento davvero unico nel suo genere!

L’intervista

Che cos’è la Capsula del Tempo e come funziona nello specifico?

 «La Capsula del Tempo è un contenitore appositamente preparato per conservare oggetti o informazioni destinate a essere ritrovate in un’epoca futura, un oggetto speciale appositamente ideato per essere inaugurato e poi essere riaperto dopo un certo numero di anni. Molte Capsule del tempo sono preparate da singole persone, altre vengono deposte in cerimonie di inaugurazione di edifici o eventi importanti. Il contenuto di solito comprende oggetti rappresentativi dell’epoca: giornali, registrazioni, fotografie, monete, etc. la prima Capsula del tempo fu allestita ad Atalanta nel 1936, ma pare che già in epoca vittoriana fu collocato a Londra un antico obelisco egizio chiamato Ago di Cleopatra, che contiene una capsula destinata alla posterità con artefatti della stessa epoca.

La nostra Capsula sarà realizzata da Mauro Rea e Michele Lubrano. Si tratta del primo esemplare in assoluto in Campania ed è tra le pochissime in Italia. I protagonisti della creazione della Capsula del Tempo, che viaggerà fino al 2065, saranno soprattutto le persone che il futuro se lo immaginano senza sforzo: i bambini ed i ragazzi. Saranno raccolti disegni e brevi testi ispirati al futuro, ma anche messaggi per le generazioni future o per persone specifiche (figli, nipoti) e potranno presentare i lavori di persone di tutte le età. Saranno prodotte tre chiavi: una resterà all’Edenlandia, una sarà affidata al comune di Napoli e una resterà in custodia alla nostra organizzazione.»  

Quale idea anima il progetto della Capsula del Tempo?

«L’idea è agire, per quanto ci è concesso, sul tempo. Valorizzarlo nella sua interezza: passato, presente e futuro. E quale posto migliore del Parco Storico dell’Edenlandia? Un luogo che evoca ricordi di ben quattro generazioni di napoletani. Lì i miei genitori hanno avuto uno dei loro primi appuntamenti, mi ci hanno portato da bambina, ci sono ritornata con gli amici da ragazza e poi da mamma ed i miei figli ora ci vanno con gli amici e molto probabilmente ci porteranno i loro figli. Il tempo passa, la magia resta. Trovo molto romantica l’idea che i bambini di oggi ritroveranno i loro disegni o messaggi tra più di quarant’anni o che ritroveranno un messaggio dei propri genitori.»

In che modo questo progetto si articolerà attraverso un approccio multidisciplinare incentrato sulle arti?

«Il 18 dicembre ci sarà la cerimonia di istallazione della Capsula. Per celebrare questo evento unico, abbiamo immaginato un calendario di eventi adatti a tutti orgogliosamente intergenerazionale, come ci piace dire. Teatro, musica, danza e circo, anche mescolate tra loro, sono le arti che arrivano direttamente alle persone, non c’è filtro, solo emozione. Artisti straordinari stanno condividendo il loro prezioso lavoro con noi. Oltre a Baracca dei Buffoni – teatro di strada – e Artgarage danza, che sono i miei partner ideali per competenza, passione e visione, abbiamo ospitato un meraviglioso concerto di Lino Cannavacciuolo, la Compagnia di circo contemporaneo Nando e Maila e tanti altri e aspettiamo con ansia il coloratissimo Grande Canta Giro Barattoli (10 dicembre). Tutto a ingresso gratuito. Trovo molto importante la scelta del Comune di Napoli di promuovere gli ingressi gratuiti, sono soldi pubblici ed i cittadini hanno pagato già il biglietto!»

Perché portare un progetto simile ai giorni nostri?

«Perché no? Credo che qualsiasi momento sia giusto per immaginare il futuro e soprattutto per immaginarlo positivo e dolce come il ricordo di un bambino che passa una giornata di gioia con chi lo ama. L’idea del progetto La Capsula del Tempo nasce già nel 2020 ma non avevamo avuto modo di passare ai fatti, tra pandemia e ripresa. Grazie al bando del Comune di Napoli e alla collaborazione dell’Edenlandia, abbiamo l’occasione di realizzare una cosa straordinaria.»

Dal momento che è stato presentato come un progetto interattivo, chi saranno i protagonisti che renderanno possibile l’attivarsi della Capsula del Tempo?

«Il progetto coinvolge il pubblico su vari livelli. Da semplice spettatore a protagonista di un evento unico. Stanno arrivando dei materiali bellissimi, disegni di bambini e messaggi dolcissimi di giovani mamme e papà, anche qualche nonno ha voluto lasciare un messaggio ai nipotini. Riguardo gli spettacoli nello specifico, molti sono in giro per il parco quindi coinvolgono il pubblico a 360°. La performance Misteri e leggende: l’ora d’aria, pensata con Orazio De Rosa, ha coinvolto fisicamente il pubblico. Gli spettatori indossavano una camicia di forza e vivevano la loro ora d’aria con un carceriere/filosofo della vita. Una performance totalizzante, molti si sono commossi, alcuni sono tornati. È stato molto emozionante. Lo spettacolo Fratelli cavallo ha coinvolto grandi e piccini in gag esilaranti, mentre il circo di Nando e Maila ha lasciato tutti a bocca aperta. La condivisione della meraviglia è uno degli obiettivi principali del nostro lavoro.»

 

Immagine di copertina: Eroica Fenice

 

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A proposito di Francesca Hasson

Francesca Hasson è giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 14/12/2023. Appassionata di cultura in tutte le sue declinazioni, unisce alla formazione umanistica una visione critica e sensibile della realtà artistica storica e contemporanea. Dopo avere intrapreso gli studi in Letteratura Classica, consegue la laurea in Lettere Moderne e in Discipline della Musica e dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Durante la carriera accademica, riscopre una passione viva per la ricerca e la critica, strumenti che esercita attraverso il giornalismo culturale. Carta e penna in mano, crede fortemente nel valore di questa professione, capace di generare dubbi, stimolare riflessioni e spianare la strada verso processi di consapevolezza. Un tipo di approccio che alimenta la sua scrittura e il suo sguardo sul mondo e che la orienta in una dimensione catartica di riconoscimento, identità e comprensione.

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