1977 2018. Il regista Mario Martone al Museo Madre di Napoli

1977 2018. Mario Martone al Museo Madre

Da venerdì 1 giugno, presso il Museo d’arte contemporanea Donnaregina, cuore giallo dell’arte contemporanea a Napoli, saranno esposti in tre sale i quaranta intensi anni di carriera del regista cinematografico e teatrale Mario Martone. A cura di Gianluca Riccio, l’installazione rimarrà proprietà del Madre a seguito della fine della mostra, il 3 settembre, a disposizione di chi sia interessato alla sua ulteriore esposizione in eventi culturali di certo successo.

In quarant’anni, Mario Martone ha viaggiato fra galassie possibili, che prendono vita in una installazione che i curatori stentano a definire mostra. Quel carattere temporaneo è surclassato dalla valenza ulteriore di questo percorso, che merita lo statuto di vera e propria opera d’arte, la cui protagonista è l’arte stessa. È un viaggio nel tempo, un percorso di sperimentazione costante che gioca con il passaggio da presente a futuro, nella percezione di un legame indissolubile e di un filo conduttore tra ciò che c’è stato e quello che riserva il futuro. Si parte dal futuro, dall’esposizione di oggetti misteriosi che sono una finestra sulla futura opera del regista, Capri-batterie, di cui lui non rivela che un accenno, difficile da interpretare.

1977 2918. Mario Martone Museo Madre

Il nucleo espositivo risiede in una sala buia, nella quale 36 sedute invitano lo spettatore ad assistere a quattro schermi, che proiettano al contempo spezzoni diversi, in un collage audiovisivo di suggestivo impatto. Il gioco dei suoni è ottenuto dalle cuffie annesse alle sedute girevoli, che permettono allo spettatore di guardarsi intorno in qualsiasi direzione. L’effetto visivo è fomentato dal gioco cromatico, dalla differenza di colori caldi e freddi, dal corteo di mondi sempre diversi che inonda la scena.

L’idea di uno spettacolo multiplo è un diretto riferimento a una rappresentazione teatrale realizzata dallo stesso Mario Martone, Ritorno ad Alphaville. L’azione di scena era divisa su diversi palcoscenici, e lo spettatore era invitato così ad assistere a una molteplicità. Eppure, la visione d’insieme e il possibile legame fra scene spesso ben diverse possono essere ritrovati, e il regista napoletano invita con queste registrazioni multiple a cercarli. Ci sono fili che si intersecano nella sua ricerca artistica. E se un criterio per studiare il suo percorso è come quello suggerito dalla terza sala, un vero e proprio viaggio nel tempo dal 1977 al 2018, il titolo della mostra cela tutt’altro messaggio.

Strana combinazione numerica, poiché niente troviamo di regolare in cifre ribaltate. Il senso dell’installazione risiede nel posizionamento orizzontale di quell’8, ultima cifra dell’anno in corso nella quale si riversa la prospettiva di infinito. Il progetto di Mario Martone non è qualcosa di chiuso, così come il suo estro creativo. Il tempo è da immaginare come una dimensione assoluta, non lineare. Il regista partenopeo segue questo insegnamento, e ogni volta che dà energia per una nuova scena lo fa come se davanti a sé avesse una tabula rasa. L’arte riparte costantemente da zero, e il cammino è così inevitabilmente sempre vario.

Il centro assoluto resta lo spettatore, letteralmente immerso nell’opera di Mario Martone, il quale lo esorta a dare un senso al lavoro di una vita. Lo spettatore non deve essere passivo, lo spettatore è un creatore. Questo film-flusso dura complessivamente nove ore e mezzo, e consiste in frammenti delle opere di Martone, spesso spezzoni inediti o parti espunte. Le associazioni possono essere libere, tematiche, come il ricorrente mito di Edipo, studiato a fondo da Mario Martone per la sua indubbia attrattiva. Le associazioni non sono solo da creare tra un frammento e un altro di uno stesso schermo, bensì anche tra le proiezioni su schermi differenti. Questo è un campo sul quale ognuno può costruire la propria ricerca, ragionando, seguendo la logica dell’incastro o lasciandosi abbandonare nella libertà dell’immaginazione. A questo scopo il Museo Madre permette al visitatore di assistere all’intero video anche in momenti diversi, pagando un unico biglietto.

Nel buio si è immersi in un’atmosfera colma di immagini, le immagini della vita di Mario Martone. Quarant’anni di grande lavoro richiedono un grande impegno. Il museo Madre ha lavorato con il nostro artista per due anni, dimostrando di non essere luogo di estemporanea attività, ma fulcro di riflessione e ricerca. L’obiettivo è responsabilizzare anche chi entrerà in contatto con l’opera, e porterà un pezzo di sé nella sua interpretazione, nonché un pezzo dell’opera con sé un volta varcata la soglia. Un passato che sorride al presente, e gli domanda di sopravvivere nella prospettiva futura. Il nomadismo artistico di Mario Martone lo ha portato dal mondo napoletano a quello internazionale, e il suo approdo al museo Madre è non poco significativo. Martone commenta così il suo lavoro: «c’è un metodo in questa follia, e si chiama libertà nel processo creativo».

L’energia del collettivo è linfa di 1977 2018, e dunque non si può fare a meno di ricordare i prossimi fondamentali appuntamenti: dopo l’Opening Party di venerdì 1 giugno, seguiranno per il 2 giugno progetti educativi sulle arti visive, e il 3 giugno il primo ingresso gratuito della Domenica al Museo cui aderisca il Museo Madre, durante il quale ci saranno attività per tutta la famiglia, dai laboratori per bambini alle visite guidate.

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A proposito di Carolina Borrelli

Carolina Borrelli (1996) è iscritta al corso di dottorato in Filologia romanza presso l'Università di Siena. Il suo motto, «Χαλεπὰ τὰ καλά» (le cose belle sono difficili), la incoraggia ogni giorno a dare il meglio di sé, per quanto sappia di essere solo all’inizio di una grande avventura.

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