Pizza napoletana patrimonio Unesco e ottava meraviglia italiana

La pizza napoletana ottiene finalmente il meritato riconoscimento internazionale, divenendo Bene Immateriale del Patrimonio dell’Unesco.

La notizia giunge direttamente dall’isola di Jeju nella Corea del Sud. Ad annunciarla la delegazione italiana, lì presente per il 12° Comitato per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco. Tra i presenti ad attendere la proclamazione il Presidente della Fondazione UniVerde Alfonso Pecoraro Scanio, pioniere del tanto atteso orgoglio partenopeo. Fu lui infatti ad annunciare nel 2014, in occasione del Napoli Pizza Village, l’avvio della “World Petition #pizzaUnesco”, ossia della petizione a sostegno dell’Arte del pizzaiuolo napoletano come Patrimonio Unesco.

Dettagli del riconoscimento UNESCO

Elemento Dettaglio
Oggetto del riconoscimento L’Arte del Pizzaiuolo Napoletano
Luogo della proclamazione Isola di Jeju (Corea del Sud)
Data ufficiale 9 dicembre 2017
Promotore chiave Alfonso Pecoraro Scanio (Fondazione UniVerde)

La notizia, urlata a gran voce sui social network, sta già percorrendo le Nazioni, giungendo in tutto il mondo. E il 9 dicembre, con la conclusione dei lavori del Comitato Unesco, l’Arte del Pizzaiuolo si inscrive ufficialmente nella Lista dei Beni Immateriali del Patrimonio Unesco.

Pizza napoletana: vittoria Italiana, orgoglio Partenopeo

È la vittoria dell’Italia nel mondo. È un orgoglio tutto partenopeo. Napoli è ancora una volta in testa alla classifica delle meraviglie, raggiungendo un risultato straordinario proprio alla vigilia del 2018, proclamato l’anno internazionale del cibo italiano nel mondo.

Che la cucina italiana fosse già ampiamente apprezzata a livello mondiale, con i suoi genuini e tradizionali prodotti mediterranei, non è un mistero. Ma questa vittoria ne sottoscrive il primato indiscusso.

È la riaffermazione di una tradizione storica, del sentimento di identità partenopea e coesione sociale. La pizza non è una pietanza comune, ma un’arte viva che si tramanda di padre in figlio, di generazione in generazione. Il tradizionale forno a legna e il bancone su cui i pizzaiuoli lavorano l’impasto costituiscono il palcoscenico di questa straordinaria arte culinaria.

Qualunque straniero, turista o artista di fama mondiale, resta estasiato dalla bontà e semplicità della pizza napoletana, portando con sé il calore e i colori che sciolgono il cuore, il calore verace della generosità del popolo napoletano.

La pizza napoletana e la sua tradizione

È già festa nel cuore di Napoli. In particolare presso alcune pizzerie tra le più rinomate sul suolo partenopeo, quale Pizzeria Sorbillo, e in particolare l’Antica Pizzeria Brandi, in via Chiaia, dove i pizzaiuoli diventano artisti, esibendosi in numeri acrobatici con il ritorno della tradizione della “pizza sospesa”, offerta a quanti non possono pagarla. Pizza napoletana offerta per le strade e nelle piazze. E la leggenda vuole che proprio presso l’Antica Pizzeria Brandi, il cuoco Raffaele Esposito nel 1889 fu convocato al Palazzo di Capodimonte, residenza estiva della famiglia reale, affinché preparasse per sua Maestà la Regina Margherita di Savoia la sua famosa pizza. Da qui la tradizionale ed unica “Pizza Margherita”, realizzata con i colori che rappresentano la bandiera italiana:

  • Il rosso fiammante del pomodoro;
  • Il bianco della deliziosa mozzarella;
  • Il verde del fresco basilico.

Tre colori che simboleggiano tre peculiarità italiane, e in special modo napoletane, quali la passione, la genuinità e la speranza.

E questa volta la speranza non è stata delusa. Grazie all’impegno, alla dedizione, alla bravura e alla maestria (e grazie soprattutto alla passione) che i pizzaiuoli hanno dimostrato il riconoscimento è arrivato, non solo sul suolo italiano, ma in tutto il globo.

Pizza napoletana patrimonio Unesco: ottava meraviglia italiana e nona campana

L’inclusione della pizza napoletana come Bene Immateriale del Patrimonio Unesco la pone come ottava meraviglia italiana. Segue infatti a:

  • L’opera dei pupi siciliani;
  • L’arte liutaia del violino di Cremona;
  • La dieta Mediterranea;
  • Le celebrazioni religiose delle processioni “portate a spalla”;
  • La “vite ad alberello” (lo Zibibbo) di Pantelleria;
  • La falconeria;
  • Il canto a tenore per le canzoni pastorali sarde.

Ma la pizza napoletana risulta essere ora anche il 9° Bene Immateriale del Patrimonio Unesco campano. Dopo il Centro storico di Napoli, la Reggia di Caserta, le Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata, la Costiera Amalfitana, il Parco Nazionale del Cilento, il Complesso di Santa Sofia di Benevento, la dieta Mediterranea e la Rete delle grandi macchine a spalla italiane con la Festa dei Gigli di Nola.

Un’immensa soddisfazione dunque, che sancisce la vittoria non solo culinaria, ma sociale della città protagonista nel mondo, Napoli. Maestra di bellezza, cultura e lotta. Lotta contro i pregiudizi e il marcio che emerge quando a prevalere non è l’unione.

Ma questo nostro trionfo è colmo di gioia, perché giunto non senza fatica e non affatto scontato. La dimostrazione che l’impegno e la dedizione possono quasi tutto.

Beh. L’Italia non gareggerà ai mondiali di calcio nel 2018, ma può vantare oggi un’altrettanto emozionante vittoria grazie alla protagonista indiscussa dell’arte culinaria partenopea: la pizza.

Un grazie a quanti ci hanno creduto fino in fondo.

Fonte immagine: Wikipedia

Articolo aggiornato il: 12/01/2026

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