Sciolgo di Valeria Fittipaldi in mostra alla Foqus

Mercoledì 18 febbraio 2026, l’opera Sciolgo di Valeria Fittipaldi ha trasformato la Fondazione Foqus in uno spazio di intensa partecipazione civile. L’inaugurazione, alla presenza dell’artista, si è svolta con gli interventi della curatrice Maria D’Ambrosio, docente di Pedagogia Generale e Sociale presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, di Enrica D’Aguanno, coordinatrice di Design della comunicazione dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, di Rosaria Iazzetta, coordinatrice della Scuola di Scultura della medesima Accademia, e di Olga Izzo, consigliera di Parità per la Città Metropolitana di Napoli.

Cos’è l’opera Sciolgo di Valeria Fittipaldi

Caratteristica Dettaglio dell’installazione
Artista Valeria Fittipaldi
Luogo Fondazione Foqus (Quartieri Spagnoli, Napoli)
Struttura Corridoio di 9 metri con 100 corde annodate
Obiettivo Contrasto al linguaggio sessista e alla violenza di genere
Collaborazioni Accademia di Belle Arti di Napoli (Scultura e Design)

Sciolgo: un’esperienza di arte partecipata e collettiva

L’installazione, un corridoio di nove metri con cento corde annodate, ha coinvolto il pubblico invitato a sciogliere i nodi, trasformando un gesto semplice in un’azione simbolica condivisa. L’opera, realizzata con la collaborazione della Scuola di Scultura e della Scuola di Design della Comunicazione dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, ha mostrato sin dal primo attraversamento la sua natura relazionale: non un semplice oggetto da contemplare, ma un’esperienza collettiva. Dopo un momento di riflessione, i partecipanti sono stati invitati dall’artista a individuare una parola o espressione sessista da cui liberarsi, per poi tradurre quella consapevolezza nell’azione concreta dello sciogliere un nodo.

Nella foto: l’artista Valeria Fittipaldi durante l’azione.

Non si è trattato di un rituale simbolico fine a se stesso, ma di una presa di posizione in chiave anti-sessista, un atto liberatorio e di sostegno alle donne e di contrasto alla violenza di genere. Ogni nodo sciolto segnava un avanzamento fisico e simbolico nello spazio, un esercizio di responsabilità condivisa. È possibile approfondire le attività della Fondazione FOQUS sul sito ufficiale per comprendere il contesto di rigenerazione urbana in cui si inserisce l’opera.

“Una ricerca – afferma D’Ambrosio – che fa sperimentare la plasticità delle forme, la possibilità di agire e trasformare materia e suoi significati. ‘Sciolgo’ è un invito a prender parte ad uno spazio performativo extraordinario dove un’azione partecipata pubblica fa riflettere sul potere delle parole e su quello del gesto da cui può generarsi una promessa che è già cambiamento”.

Alla conclusione dell’azione, resta non solo l’immagine delle corde che si allentano, ma la consapevolezza di aver preso parte a un processo. L’installazione Sciolgo alla conclusione dell’azione testimonia il successo del coinvolgimento emotivo dei presenti. Abbiamo colto l’opportunità di parlarne direttamente con l’artista per approfondirne il senso e le prospettive.

Intervista all’artista Valeria Fittipaldi

La lotta agli stereotipi di genere e alla violenza contro le donne sono oggi i temi centrali della tua ricerca. Rispetto ai tuoi precedenti lavori in cui hai usato spilli e filo spinato, in quest’opera si percepisce un cambiamento. Cosa rappresenta per te il nodo?

In realtà il nodo era già presente in un mio lavoro precedente, la videoinstallazione “131 anni” (2024), ispirata al dato emerso dal Global Gender Gap Report 2023 del World Economic Forum, secondo cui saranno necessari 131 anni per colmare il divario globale tra uomini e donne. Il nodo, per me, è il punto di tensione tra ciò che blocca e ciò che tiene insieme. È ostacolo, ma anche legame. È il segno di una complessità che non può essere sciolta con un gesto semplice, ma che richiede tempo, consapevolezza e azione.

Nei tuoi lavori c’è anche una particolare attenzione per il linguaggio, in questo caso per il linguaggio sessista. Che ruolo ha per te la parola nel tuo percorso?

Ho scoperto che l’arte è il mio linguaggio più autentico: il mezzo attraverso cui riesco a esprimere le tensioni che mi abitano e la mia visione del mondo, al di fuori delle convenzioni e delle regole imposte. Per molto tempo ho percepito le parole come un limite: mi sembravano insufficienti o intrappolate in schemi culturali che non mi rappresentavano pienamente. Attraverso il processo artistico ho superato quel limite. Ho capito che l’arte stessa è linguaggio, una forma di parola espansa che attraversa il corpo, la materia e lo spazio. Nel lavoro sul linguaggio sessista, la parola diventa materia viva: qualcosa che può ferire, escludere, definire. Metterla in scena significa renderla visibile, smascherarne la forza strutturale e restituirle responsabilità. Per me la parola è uno spazio di potere, ma anche di trasformazione.

In Sciolgo il fruitore dell’opera deve attraversare un corridoio. Cosa immagini possa accadere interiormente a chi lo attraversa?

Posso raccontare ciò che è accaduto durante l’atto partecipativo. Molte persone erano convinte di non utilizzare frasi sessiste o discriminatorie. Tuttavia, leggendo il testo disponibile – che raccoglieva esempi concreti di espressioni comuni – si sono rese conto di quanto quelle frasi facessero in realtà parte del loro lessico quotidiano. Sono formule sedimentate nelle nostre radici culturali, così interiorizzate da diventare invisibili. Questo mi ha fatto riflettere profondamente: non basta affermare che il linguaggio sessista esiste, occorre nominarlo, elencarlo, renderlo esplicito. Solo attraverso la presa di coscienza si può iniziare a sciogliere il nodo. Attraversare quel corridoio, allora, può diventare un’esperienza di consapevolezza: un momento di disorientamento iniziale, seguito da un possibile riconoscimento. Un passaggio simbolico in cui ciascuno è chiamato a interrogarsi sul proprio linguaggio e sulla propria responsabilità.

Chi è Valeria Fittipaldi

Valeria Fittipaldi, artista napoletana (classe ’65), presente in diverse mostre collettive, opera con diversi linguaggi: installazione, scultura, suono, video e performance. Il cuore della sua ricerca incarna la voglia di liberare le donne dagli stereotipi limitanti. I suoi lavori danno voce e amplificano un disagio spesso silenzioso che incide sulla libertà di espressione e sulla quotidianità. L’installazione Sciolgo è parte del suo lavoro di tesi guidato da Rosaria Iazzetta, docente e coordinatrice della Scuola di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Per saperne di più sull’artista e le sue opere clicca qui.

Fonte immagini: ufficio stampa (ph. Emanuela Di Guglielmo)

 

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A proposito di Martina Coppola

Appassionata fin da piccola di arte e cultura; le ritiene tuttora essenziali per la sua formazione personale e professionale, oltre che l'unica strada percorribile per salvare la società dall'individualismo e dall'omologazione.

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