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Il capo del mondo: tra grottesco e politicamente scorretto

Il 23 maggio 2025 uscirà in Italia Il capo del mondo, commedia dai toni grotteschi e politicamente scorretti, che affronta temi sociali e culturali scottanti con un’ironia tagliente.

Il 19 maggio, al Teatro Prati di Roma, si è tenuta la conferenza stampa del film Il capo del mondo, scritto e diretto dal regista Salvo Campisano. La data scelta per l’uscita in Italia di questa commedia di libertà e di denuncia è il 23 maggio. Una scelta non casuale, in quanto si tratta della Giornata della Legalità. L’intento è stato proprio quello, infatti, di sottolineare il forte messaggio civile del film. Un lavoro che si presenta come una sorta di tributo a tutte le voci che, anche sotto minaccia della criminalità organizzata, hanno scelto di non tacere, nonostante il silenzio di molti. Il capo del mondo ha già registrato il sold out delle prevendite per le tre proiezioni previste a Catania, Urbino e Pescara. Per chi non è riuscito a cogliere queste occasioni, la commedia sarà disponibile, a partire dal 30 maggio, su Amazon Prime Video e su tutte le altre principali piattaforme online.

La trama de Il capo del mondo

«Il fine giustifica sempre i mezzi?» È questa la domanda che aleggia durante tutti i 97 minuti del lungometraggio. Ambientato in una terra complicata come quella della Sicilia, Il capo del mondo si presenta innanzitutto come una commedia di denuncia. Una denuncia delle difficoltà nel fare arte e cinema in un territorio del genere, minacciato spesso dalla criminalità organizzata, tra ricatti, discriminazioni e stereotipi. Salvo Gulisano (Salvo Campisano) è, infatti, un regista che viene costretto dal produttore locale Turi Prezzavento (Turi Condorelli) a girare un film su un importante personaggio della provincia di Catania. Dal momento che produzione e messaggio non sono in linea con il proprio pensiero artistico e morale, Salvo declina l’offerta, ma il rifiuto non è minimamente contemplato. Infatti, viene obbligato a realizzare il film sotto minaccia e seguendo tutte le condizioni imposte da Turi. Unico pensiero che spinge il regista a sottostare a questo genere di vessazioni: utilizzare il denaro promesso per rendere la Sicilia un luogo dove i sogni possono essere realizzati e dove fare cinema può essere una soluzione plausibile. Ma «il fine giustifica sempre i mezzi?»

Da tutto ciò viene fuori una mentalità chiusa e stereotipata, talmente fuori luogo che il racconto raggiunge note di un grottesco che suscita il sorriso nello spettatore, ma gli lascia addosso anche un senso di amarezza.

Un film tra finzione e realismo

Il capo del mondo viene girato come fosse un backstage, utilizzando il genere del Mockumentary. Il risultato è un realismo quasi cinico che spoglia gli attori del loro ruolo per far vedere allo spettatore quello che realmente sono, cioè persone comuni alle prese con problemi di tutti i giorni. È un realismo che si può notare anche grazie ad altri elementi utilizzati: il piano sequenza, il montaggio in asse per dare maggiore velocità, la scenografia e i costumi, i dialoghi caratterizzati da quella gestualità tipica dei siciliani (spesso improntata sulla goliardia), la scelta del cast, quasi del tutto amatoriale, in quanto si tratta di attori teatrali con poca esperienza cinematografica. Il tutto per conferire una dimensione più credibile e sincera al lungometraggio, facendo entrare il più possibile lo spettatore nella vita e nella condizione del protagonista.

Infatti, è un film che nasce da esperienze personali. Lo stesso Campisano ha affermato: «Ho interpretato me stesso, partendo dalle tante esperienze che mi sono capitate in più di vent’anni di attività. Come il protagonista del film ho cercato di realizzare le mie opere sulla mia isola per mostrare il grande bagaglio culturale che essa possiede ma mi sono dovuto scontrare spesso con le difficoltà che vive il regista de Il capo del mondo e non sempre è stato facile superarle».

Si tratta, poi, di un film indipendente, prodotto da Green Film S.r.l. e Geko Film Production S.r.l., che va contro corrente rispetto alla cultura cinematografica e televisiva di oggi. Una cultura che valorizza l’idea dell’eroe nero, dove la giustizia appare sempre in secondo piano. Bisogna, invece, continuare a trasmettere questa giustizia anche con le immagini per dare un esempio ai giovani di oggi.

Fonte immagine: locandina ufficiale, trailer Easy Cinema

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