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Il Ponte sullo Stretto di Messina: un progetto antico mai realizzato

Il ponte sullo Stretto di Messina: un progetto antico mai realizzato

L’idea del Ponte sullo Stretto di Messina, ossia quella di collegare stabilmente due lembi di terra attraverso la costruzione di un ponte sullo stretto che le separa, circola dai tempi dell’antica Roma e, ancora oggi, di tanto in tanto torna alla ribalta, ma di fatto l’opera non è mai stata realizzata.

Analisi del progetto e criticità rilevate

Elemento Dettagli del progetto
Struttura prevista Campata unica (la più lunga al mondo) con impalcato aerodinamico
Capacità di trasporto Due carreggiate autostradali e due binari ferroviari
Principali ostacoli Rischio sismico, costi elevati, danni ambientali, infiltrazioni mafiose

Il ponte sullo stretto nell’antichità

L’interesse a mettere in comunicazione le due sponde contrapposte, da sempre separate da un braccio di mare di circa 3 Km in cui si incontrano le maree dello Jonio e quelle del Tirreno, è documentato sin dall’antichità per motivi militari e commerciali. Sono facilmente intuibili le difficoltà che nel tempo hanno reso difficile l’effettiva realizzazione di un ponte stabile sospeso sul mare dello stretto che separa l’isola di Sicilia dal continente. Già Omero nell’Odissea ci rappresenta lo stretto fra i due mostri marini, Scilla e Cariddi, come emblema di un luogo pericoloso. Storici e geografi dell’antichità, come Tucidide, Strabone e Plinio il Vecchio, pur facendo riferimento a zattere che avrebbero facilitato il passaggio da una sponda all’altra per uso militare e commerciale, lasciano ipotizzare la possibilità di mettere in comunicazione le due estremità di terraferma solo in modo transitorio. A livello archeologico ciò troverebbe riscontro per la presenza di antichi insediamenti portuali, in prossimità delle attuali città di Messina e Reggio Calabria, risalenti all’età romana. L’ipotesi è stata avallata anche dal reperimento di resti di strutture probabilmente utilizzate per l’attraversamento dello stretto a mezzo di barche collegate a piattaforme, una sorta di ponte mobile insomma. Non è, invece, mai stata rinvenuta alcuna traccia archeologica che testimoni l’esistenza di ponti permanenti né in epoca antica e certamente non ci è documentato in età moderna. Gli studi dei primi progetti tecnici per la realizzazione di un’opera strutturale risalgono al XIX secolo, ma l’ingegneria dell’epoca non poteva essere sostenuta da un’adeguata tecnologia, necessaria per realizzare un ponte o un passaggio sottomarino ed ancora, in epoca fascista, si tornò a promuovere il disegno di un ponte sospeso secondo lo stile grandioso dell’architettura razionalista. Una cosa è certa: sin dall’antichità il ponte immaginato sullo stretto è stato spesso utilizzato come strumento di propaganda, ma nessun ponte è mai stato realizzato davvero.

Il progetto attuale e le criticità

È notizia di questi giorni l’approvazione da parte del Cipess, il comitato per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, del progetto definitivo per la costruzione di un ponte sullo Stretto al fine di collegare le regioni Calabria e Sicilia. In epoca contemporanea l’ossessione per il ponte comincia con la nascita nel 1971 della Società Stretto di Messina, ma negli anni il progetto di costruzione trova pareri avversi in ambito politico fino ai giorni nostri. Di tanto in tanto in effetti il progetto è tornato alla ribalta, l’ultimo progetto, moderno ed ambizioso, risale al Governo Berlusconi ma è fortemente osteggiato dall’opposizione politica. L’attuale governo italiano rilancia il progetto nel 2023 con l’intento di realizzare con un’unica campata il ponte sospeso più lungo al mondo. Secondo il progetto esso è dotato di due carreggiate autostradali a due corsie e due binari per la circolazione ferroviaria al centro. Tra i principali fattori ostacolanti vi è l’elevato rischio sismico nell’area interessata (si pensi al terremoto del 1908 che rase al suolo Reggio e Messina), i costi elevatissimi di realizzazione di un’opera non a caso definita «faraonica», gli inevitabili danni ambientali dovuti all’alto rischio per le biodiversità e il paesaggio, la carenza di infrastrutture come l’alta velocità, fino e dopo il ponte, per evitare che il ponte resti una cattedrale nel deserto, senza contare le possibili conseguenze che ne deriverebbero anche sul piano sociale e il rischio, sempre in agguato, di infiltrazioni mafiose nelle gare d’appalto. Secondo altre considerazione tecniche, il progetto in questione prevede la realizzazione di un impalcato aerodinamico molto più resistente ai venti e ai sismi, rispetto ad altri impalcati già realizzati altrove. Attualmente il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, annuncia l’avvio dei lavori a settembre parlando di «un grande traguardo» mentre qualcuno già teme di dover lasciare la propria casa sullo stretto perché rientrante nell’area di cantiere. Il progetto resta quindi divisivo mentre si attende l’ultima parola da parte della Corte dei conti e della Commissione Europea, motivo per cui la realizzazione esecutiva del progetto potrebbe andare incontro ad ulteriori verifiche, approvazioni e possibili contenziosi.

Fonte immagine: Gallery – Stretto di Messina S.p.A.

Articolo aggiornato il: 06/01/2026

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A proposito di Fabiola Toma

Giovane articolista in formazione, appassionata di scrittura e comunicazione. Mi occupo di cultura, attualità e territorio. Credo nel potere della scrittura per connettere storie, luoghi e persone.

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