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Bioarchitettura: l’evoluzione del design sostenibile

Bioarchitettura: l'evoluzione del design sostenibile

L’architettura è quella disciplina che si occupa di progettare e costruire un immobile e sotto certi punti di vista sfocia anche nell’ambito artistico (basti pensare alle numerose opere d’arte architettoniche come le varie cupole). Ad oggi la questione climatica ed ambientale è fondamentale, oltre ad essere fonte di dibattito. In questo contesto l’architettura, come tutte le altre discipline, si muove verso il futuro facendo nascere nuovi filoni che cercano di adattarsi alle problematiche del mondo moderno: stiamo parlando della bioarchitettura: l’evoluzione del design sostenibile.

 

  • BIOARCHITETTURA: L’EVOLUZIONE DEL DESIGN SOSTENIBILE

 

La bioarchitettura è l’insieme delle discipline architettoniche che permettono di avere un atteggiamento sostenibile verso l’ecosistema. La bioarchitettura, infatti, risulta essere l’evoluzione del design sostenibile proprio perché tende ad integrare le attività umane agli elementi ambientali e naturali, al fine di migliorare la qualità della vita (parliamo quindi di uno dei presupposti principali dello sviluppo sostenibile).

 

Quando parliamo di sviluppo sostenibile, ci riferiamo a quell’atteggiamento di consumo delle risorse tale da non impedire alle generazioni future di usufruire di quelle stesse risorse: in questo gioca un ruolo importante proprio questo tipo di architettura.

 

La bioarchitettura si è sviluppata in Italia negli anni ’90 del Novecento, grazie all’architetto Ugo Sasso, proveniente dall’ambiente dell’architettura organica. Alla base della bioarchitettura troviamo diversi principi di progettazione: l’ottimizzazione del rapporto tra l’edificio e l’ambiente circostante, salvaguardia dell’ecosistema, privilegiare la qualità della vita dell’essere umano, l’impiegare risorse rinnovabili e naturali (quindi acqua, vegetazione, clima), evitare di causare emissioni di gas, acque di scarico, rifiuti, concezione di edifici flessibili nel tempo e nell’impiego. Per raggiungere questi obiettivi è necessario l’aiuto di numerosi esperti, proprio perché il settore dell’edilizia è estremamente inquinante, dato che ha un alto consumo energetico. Purtroppo, siamo in un’era in cui inquiniamo facendo ogni minima cosa, anche mandando una mail: figuriamoci costruendo una casa!

 

La tecnica progettuale più efficace della bioarchitettura è la cosiddetta “casa passiva”, chiamata in questo modo perché è autosufficiente e di conseguenza non consuma energia. La progettazione della casa passiva si basa sull’alto isolamento termico e sull’eliminazione dei ponti termici. Grazie a ciò, le persone al loro interno riescono a rinunciare all’impianto di riscaldamento grazie all’energia del calore del sole.

 

Il tipo di progettazione che abbiamo indicato sopra è conveniente soprattutto in nord Europa, in cui troviamo temperature rigidissime. Alle nostre latitudini invece occorrono tecniche progettuali diverse, ovvero non solo riscaldamento, ma anche raffreddamento. Una tecnica che sfrutta la bioarchitettura è quella di utilizzare le fonti energetiche rinnovabili: per la produzione di energia si possono usare i pannelli solari termici, l’energia eolica o in caso di presenza di un corso d’acqua si può usare anche un impianto idroelettrico.

 

Arrivati a questo punto potremmo domandarci perché se la bioarchitettura è così efficace allora non viene usata da tutti: il punto è che ad oggi la costruzione di questi impianti risulta essere molto costosa e non accessibile a tutti, nonostante di anno in anno le varie tecniche progettuali bioarchitettoniche stiano diventando sempre più accessibili.

Fonte immagine: Pixabay.com

Outdoor e bioarchitettura — Cancellare il confine tra dentro e fuori migliora la qualità della vita. Che si tratti di un piccolo terrazzo o di un grande giardino attrezzato, il verde arreda. Per progetti su piscine, case in legno e cura degli esterni, visita Design, arredamento e fai da te.

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A proposito di Di Puorto Paolo

Appassionato di film (di quelli soporiferi, sia chiaro, non di quelli interessanti) ma anche studente di lingua tedesca e russa all'università di Napoli "L'Orientale".

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