Razzismo ambientale: cos’è, la lotta contro e due casi

Razzismo ambientale: cos'è, la lotta contro e due casi

Il razzismo ambientale è una delle numerose ingiustizie sociali che caratterizza la società in cui viviamo e che vede collegati l’inquinamento e la disparità sociale, in particolare la discriminazione delle minoranze etniche.

Si è parlato per la prima volta di razzismo ambientale nel 1982: l’espressione è stata coniata da Benjamin Chavis, leader dei diritti civili afroamericani e tra le altre cose ambientalista, che nei suoi studi si è concentrato sul legame fra razza e l’inquinamento che caratterizzava la zona in cui vivevano gli afroamericani.

Questo legame su cui si fonda il concetto di razzismo ambientale si basa sul fatto che le cause dell’ennesima forma di discriminazione sono da rinvenirsi nel ruolo chiave del razzismo all’interno delle decisioni prese da istituzioni governative, economiche, politiche e militari che riguardano la progettazione dell’ambiente e che hanno un impatto negativo sulle comunità che vivono al loro interno, in particolar modo sulle condizioni di salute della comunità e sul diritto alla vita.

Nello specifico, quanto scritto a proposito del ruolo del razzismo nel processo decisionale è documentato attraverso studi e analisi che provano come gli ambienti in cui vivono le minoranze etniche siano caratterizzati da inquinamento dell’aria, presenza di inceneritori, discariche e rifiuti tossici abbandonati, consumo di cibo contaminato e, andando oltre il tema dell’inquinamento, anche da edifici pericolanti, scuole inadeguate, disoccupazione, alto tasso di povertà e criminalità.

La lotta contro il razzismo ambientale

Per la stessa forma di discriminazione basata sull’etnia, queste persone non hanno lo stesso potere di opporsi a tali decisioni che hanno le persone bianche, soprattutto quelle appartenenti dalle classi medie in su. Difatti, il movimento ambientalista nato il secolo scorso si è concentrato solo su temi come l’inquinamento, la salvaguardia della natura e degli animali e utilizzo adeguato delle risorse, ignorando completamente le condizioni ambientali in cui le comunità etniche erano state abbandonate.

Per tale ragione, successivamente sono nati movimenti di giustizia ambientale che lottano e si concentrano su una distribuzione più equa di benefici e costi ambientali che debba essere indipendente dall’etnia e dalla classe sociale. Questi gruppi di base sono guidati da attivisti appartenenti alle minoranze e sfidano sia le istituzioni governative, che non li tutelano pur avendo il potere di cambiare questo meccanismo di cui beneficia l’economia, che le imprese. Molti di questi gruppi hanno nella loro agenda non solo la questione ambientale ma altri temi che possono essere racchiusi in due parole: equità e giustizia.

Negli ultimi anni, i movimenti ambientalisti “mainstream” e quelli di giustizia sociale stanno cooperando con l’obiettivo di combattere l’inquinamento ma anche di supportarsi e migliorarsi a vicenda, ad esempio con i primi che ampliano il loro programma oltre le questioni ambientali e sulla scia delle questioni sociali affrontate dai secondi.

Razzismo ambientale negli U.S.A

Uno dei casi documentati di razzismo ambientale, oltre che della presenza di movimenti di giustizia ambientale, riguarda le comunità etniche presenti in città statunitensi come Houston (TX), Dallas (TX) e Los Angeles (CA). Nella prima città, il quartiere di periferia in cui vivevano per lo più afroamericani è stato scelto come la zona per la discarica comunale di rifiuti solidi. A Dallas, invece, la comunità afroamericana è costretta a convivere con una fonderia di piombo da decenni ormai. Infine, a Los Angeles un quartiere in cui vivono per lo più afroamericani e latinoamericani è stato scelto come luogo per il primo inceneritore della città.

In queste città, sono nati dei gruppi di base che hanno come uno degli obiettivi del loro programma combattere chi permette tali presenze che danneggiano la salute delle minoranze etniche.

Razzismo ambientale oltre i confini nazionali

Il secondo caso vede protagonista la multinazionale Shell che, come documentato da Amnesty International, nella gestione delle fuoriuscite di petrolio nel Delta del fiume Niger, ha aggravato la crisi ambientale e, in particolar modo, causato un inquinamento distruttivo di alcune comunità che vivono in quel territorio.

I danni inferti a questo territorio da parte delle multinazionali petrolifere vanno oltre la questione ambientale. Difatti, delle proteste pacifiche contro il loro operato portò a una repressione violenta da parte delle forze di sicurezza nigeriane in cui si suppone il coinvolgimento della multinazionale britannica.

Fonte immagine: Pixabay

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