Cos’è il soft clubbing e perchè piace alla Generazione Z

Cos'è il soft clubbing e perchè piace alla Generazione Z

Cos’è il soft clubbing e perchè è cosi apprezzato dalla Generazione Z? Arrivato da poco in Italia, il nuovo concetto di festa consiste nel godersi la musica e ballare si, ma soprattutto riuscire a conversare. Un nuovo modo per divertirsi, abbandonando il caos e le spinte all’eccesso.

Cos’è il soft clubbing

La nuova generazione riscrive le regole del divertimento, scegliendo pratiche più consapevoli e lontano dagli eccessi. La nightlife, da sempre è stata legata alla sregolatezza e il consumo snodato di alcol da parte dei giovani, mentre il “soft” era associato unicamente agli adulti, ma qualcosa sta cambiando. 
I ragazzi continuano ad uscire e socializzare ma lo fanno con consapevolezza e scelgono il benessere e l’equilibrio. In questo contesto si afferma il soft clubbing: una forma di divertimento in cui musica e drink rimangono ma in una forma più ”sobria”, ridefinendo il mito della notte non più come luogo del collasso, eccesso ed oblio ma come esperienza sostenibile e consapevole.

Le scelte della GenZ

In questo nuovo scenario, l’alcool non è più il carburante della socialità: i ragazzi scelgono anche i drink analcolici, evitando gli eccessi e il malessere del giorno dopo per restare sempre produttivi sia a livello fisico che psicologico ma soprattutto sapendo ascoltare il proprio corpo, senza perdere mai il controllo. Non solo, le serate tendono ad iniziare prima e finire prima, puntando non troppo sulla quantità ma sulla qualità di tempo trascorsi in ambienti raccolti come un live jazz e listening bar.
L’offerta culturale e commerciale si sta rapidamente adattando a questa trasformazione, proponendo anche format inediti: eventi diurni come brunch e merende accompagnati da musica, caffetterie che nelle ore serali si trasformano in piste da ballo, sale yoga e gallerie d’arte che ospitano set elettronici e performance musicali in fasce orarie impensabili fino a pochi anni fa.

Il fenomeno in Italia

Per i DJ emergenti, il soft clubbing è un’occasione importante per ottenere visibilità, senza dover attraversare i selettivi canali di ingresso nel settore della musica. Allo stesso modo, per gli organizzatori di eventi, questa tendenza rappresenta la possibilità di offrire un servizio a costi più contenuti, meno vincoli burocratici e un pubblico più ampio e diversificato. Oltre a questo, il soft clubbing, costituisce una opportunità di valorizzare fasce orarie poco sfruttate e spazi inutilizzati.  Come spesso accade, il fenomeno ha avuto origine nel Regno Unito dove sono raddoppiate nel 2024 le ricerche dei “sober party“. Secondo alcune fonti sarebbe nato negli Stati Uniti, per poi diffondersi molto rapidamente in tutta Europa e con un certo ritardo anche l’Italia, dove la tendenza avanza progressivamente con più cautela. Esempi conosciuti di locali che si sono adattati a questa tendenza sono listening bar come 33giri a Roma e Club Giovanile a Milano.

Le critiche 

Non tutti hanno accolto con entusiasmo questa nuova tendenza, definita dagli artisti del settore e dagli appassionati come “trovata di marketing“. Secondo molti, infatti, il fenomeno del clubbing, che per sua stessa natura nasce nell’ambiente notturno, non può essere in alcun modo associato al concetto di “soft“. Soprattutto online, non mancano le critiche degli organizzatori: per loro il clubbing non può ridursi a un corso di yoga con DJ nè a un paio di casse esposte in edicola, come spesso raccontano le pagine dedicate al lifestyle. Il clubbing, spiegano, è “cultura, condivisione, passione autentica per la musica che richiede un immenso lavoro, in primis nella selezione degli artisti. Un’idea interessante, forse, ma sicuramente distante da ciò che il clubbing ha sempre rappresentato. Staremo a vedere l’ evoluzione del fenomeno nel nostro paese.

Fonte immagine: Pexels

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