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Il Gigante di Palazzo: La statua parlante di piazza Plebiscito

Il Gigante di Palazzo: La statua parlante di piazza Plebiscito

Nei giardini del museo Nazionale di Napoli giace, semi dimenticato, il Gigante di Palazzo, un imponente busto di marmo, rinvenuto a Cuma, e risalente al periodo compreso tra la fine del I secolo e gli inizi del II secolo d.C.

Cos’è il Gigante di Palazzo e dove si trova oggi

Dettaglio Storico Informazione
Soggetto dell’opera Torso colossale di Giove
Epoca di realizzazione Tra la fine del I sec. e gli inizi del II sec. d.C.
Luogo di ritrovamento Scavi archeologici di Cuma
Collocazione originaria a Napoli Piazza Plebiscito (1668)
Collocazione attuale Giardini del Museo Nazionale di Napoli
Data di rimozione dalla piazza 1806 (per ordine di Giuseppe Bonaparte)

Le origini del busto colossale di Giove

Purtroppo, come spesso accade per le opere ammassate nei musei, la storia di questa statua non è adeguatamente valorizzata ed, in particolare, pochissimi sono a conoscenza della enorme importanza che essa ha avuto nella storia di Napoli. Sulla targa posta accanto all’opera vi è scritto “torso colossale di Giove, cosiddetto Gigante di Palazzo”, ed è quest’ultimo l’appellativo che maggiormente assume rilievo poiché esso è il nome dato alla statua dal popolo napoletano.

Il busto di Giove, opera avente circa 2000 anni, fu rinvenuta durante gli scavi effettuati a Cuma, e venne portato a Napoli nel 1668 per volere del viceré Spagnolo don Pedro Antonio D’Aragona. Alla statua vennero aggiunte braccia e gambe e fu posta su di una base di marmo posizionata accanto al palazzo vicereale di piazza Plebiscito (da qui il nome gigante di palazzo). La strada che conduceva verso Santa Lucia fu denominata salita del gigante, e lo stesso appellativo fu dato anche alla maestosa fontana dell’Immacolatella (oggigiorno collocata in via Partenope) che all’epoca si erigeva proprio accanto all’opera, e che per questo fu chiamata fontana del gigante.

Il Gigante di Palazzo: la voce del popolo napoletano

Tralasciando la grande bellezza dell’opera, ciò che rileva ai fini della comprensione della sua importanza storica, è l’utilizzo che i napoletani ne hanno fatto. Infatti la statua, che doveva essere il simbolo del potere precostituito, divenne invece, ben presto, lo strumento con il quale il popolo partenopeo manifestò il proprio dissenso contro i regnanti. I napoletani iniziarono ad utilizzare la statua come punto di ritrovo dove fare satira e leggere componimenti aventi lo scopo di attaccare e schernire il potere politico. Il gigante di piazza Plebiscito (o Gigante di Palazzo) divenne tanto importante per i rivoltosi che, lo stesso viceré don Antonio, decise di porre una sentinella a guardia della statua così da impedire a chiunque di soffermarsi a leggere versi.

Nonostante le iniziative dei sovrani, i napoletani continuarono ad attaccare le autorità utilizzando il Gigante di Palazzo come portavoce del proprio dissenso. Il popolo, sfidando la sorveglianza e non curante del rischio, riusciva puntualmente ad apporre sul gigante componimenti, critiche ed offese.

In tale ottica, assume particolare rilievo la vicenda che vide come protagonista il viceré Luis De la Cerda, Duca di Medinaceli. Quest’ultimo per combattere l’impudenza partenopea annunciò la sua intenzione di offrire 8.000 scudi a chiunque avesse fornito notizie utili all’arresto dei rivoltosi. Come risposta a questa iniziativa, i napoletani, il giorno seguente, fecero trovare sul gigante un foglio con il quale venivano offerti ben 80.000 scudi a chi avesse portato la testa del viceré in piazza Mercato.

La rimozione della statua e la satira contro Giuseppe Bonaparte

Per quanto le autorità si sforzassero di frenare il fenomeno, il Gigante di Palazzo continuò ad essere per molto tempo la voce del popolo napoletano. Purtroppo però nel 1806, Giuseppe Bonaparte, re di Napoli e fratello di Napoleone, non sopportando l’irriverenza partenopea e le critiche che, tramite la statua, il popolo gli muoveva contro, decise di estirpare il problema alla radice, ordinando di rimuovere la statua dalla piazza per farla riporre nelle scuderie di Palazzo Reale.

Appresa la notizia, i napoletani ebbero però il tempo di lasciare un ultimo significativo messaggio sulla statua, prima che questa fosse smontata per il trasposto. Quelle che possiamo definire come le ultime parole del gigante furono:

“Lascio la testa al Consiglio di Stato, le braccia ai ministri, lo stomaco ai ciambellani, le gambe ai generali e tutto il resto a re Giuseppe”

Ovviamente tutti intesero quale fosse la parte riservata al sovrano…

Purtroppo, oggigiorno, pochi conoscono la storia del Gigante di Palazzo e ciò è inaccettabile. Il gigante di piazza Plebiscito, per la sua bellezza e soprattutto per il ruolo che ha rivestito nella storia di Napoli, merita di essere ricordato e valorizzato, poiché esso è un monumento alla irriverenza e allo spirito combattivo dei napoletani che, nonostante le difficoltà, hanno sempre trovato il coraggio di far sentire la propria voce.

Articolo aggiornato il: 19 aprile 2026

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A proposito di Francesco La Barbera

Nato e cresciuto in provincia di Napoli, sono il classico studente con la valigia sempre pronta e la testa tra la nuvole. Un ragazzo che ama viaggiare, scoprire e raccontare!

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