I primi documenti in volgare italiano sono testimonianze scritte redatte tra l’VIII e il XII secolo d.C. che attestano la prima emersione consapevole della lingua parlata dal popolo (il volgare) distinta dal latino scritto. Non si tratta di vere e proprie opere letterarie, nate solo nel XIII secolo con la scuola siciliana, ma di note a margine, formule notarili giurate, affreschi e preghiere che costituiscono gli atti di nascita della lingua italiana.
🎯 Sintesi per Punti
- Cos’è: Le prime fonti scritte che mostrano la transizione diretta dal latino volgare all’italiano.
- Documenti Chiave: Indovinello Veronese, Catacomba di Commodilla, Placito di Capua (960 d.C.), San Clemente.
- Focus: L’evoluzione funzionale dal ri appunto informale all’uso giuridico e pastorale ufficiale.
Indice dei contenuti
- 1. I primi documenti in volgare a confronto
- 2. L’Indovinello Veronese (fine VIII – inizio IX sec. d.C.)
- 3. L’Iscrizione della Catacomba di Commodilla (IX sec. d.C.)
- 4. Il Placito di Capua (960 d.C.)
- 5. La Formula di confessione umbra (1080 d.C.)
- 6. L’Iscrizione di San Clemente (fine XI sec. d.C.)
- 7. Il Ritmo Bellunese (ca. 1193 d.C.)
I primi documenti in volgare a confronto
Dalla fine del primo millennio fino alla soglia del Duecento, la lingua parlata ha gradualmente occupato spazi di scrittura prima riservati esclusivamente al latino. La seguente tabella sintetizza le tappe fondamentali di questa transizione.
| Documento e Datazione | Contesto di Redazione | Importanza e Innovazione Linguistica |
|---|---|---|
| Indovinello Veronese (VIII-IX sec. d.C.) |
Nota marginale su codice liturgico scritto da un amanuense. | Mostra la transizione spontanea e non ancora del tutto consapevole tra latino e volgare. |
| Iscrizione di Commodilla (IX sec. d.C.) |
Grafito parietale in una catacomba romana. | Registra la prima traccia scritta di raddoppiamento fonosintattico e betacismo nel parlato. |
| Placito di Capua (960 d.C.) |
Sentenza notarile giudiziaria a favore del monastero di Montecassino. | Primo uso intenzionale, ufficiale e legale del volgare distinto dal latino. |
| Formula Umbra (ca. 1080 d.C.) |
Manoscritto penitenziale monastico. | Testimonia l’uso del volgare per esigenze pastorali di confessione e comprensione dei fedeli. |
| Iscrizione di San Clemente (Fine XI sec. d.C.) |
Affresco murale a fumetto nella basilica romana. | Mostra la coesistenza di registri sociolinguistici: il volgare romanesco plebeo e il latino sacro. |
| Ritmo Bellunese (ca. 1193 d.C.) |
Cantilena celebrativa di eventi bellici locali. | Rappresenta uno dei primissimi tentativi di narrazione in versi in volgare veneto-alpino. |
💡 Qual è stato il primissimo documento scritto in volgare italiano?
L’atto di nascita ufficiale della lingua italiana è il Placito di Capua (960 d.C.), poiché è il primo testo in cui chi scrive sceglie volutamente il volgare per scopi legali. Tuttavia, la testimonianza più antica in assoluto di transizione parlata è l’Indovinello Veronese (tra l’VIII e il IX secolo d.C.).
L’Indovinello Veronese (fine VIII – inizio IX sec. d.C.)

Contesto e datazione
Trascritto a margine del codice pergamenaceo Orazionale Mozarabico conservato presso la Biblioteca Capitolare di Verona, l’indovinello è una prova di penna stilata da uno scriptor amanuense. Descrive in forma di metafora agricola l’atto materiale della scrittura.
Testo e traduzione
Testo: Se pareba boves, alba pratalia araba, et albo versorio teneba, et negro semen seminaba.
Traduzione: Teneva davanti a sé i buoi (le dita), arava bianchi prati (i fogli di pergamena), teneva un bianco aratro (la penna d’oca) e seminava un nero seme (l’inchiostro).
L’importanza linguistica
L’importanza dell’indovinello risiede nella caduta sistematica della consonante finale -t nelle forme verbali imperfette latine (pareba al posto di parebat, araba al posto di arabat), fenomeno tipico della fonetica del latino volgare settentrionale.
L’Iscrizione della Catacomba di Commodilla (IX sec. d.C.)
Contesto e datazione
Incisa nella cornice di un affresco all’interno della cripta dei santi Felice e Adautto nella Catacomba di Commodilla a Roma, questa breve scritta risale alla prima metà del IX secolo d.C. ed è un richiamo pratico rivolto ai sacerdoti officianti.
Testo e traduzione
Testo: Non dicere ille secrita a bboce.
Traduzione: Non dire le orazioni segrete della messa ad alta voce.
L’importanza linguistica
La frase registra per la prima volta in assoluto due fenomeni cardine dell’italiano centrale: il raddoppiamento fonosintattico (evidenziato dalla seconda b aggiunta a mano nel graffito: a bboce derivato da ad vocem) e il betacismo (il passaggio dal suono labiale latino v a quello occlusivo b).
Il Placito di Capua (960 d.C.)

Contesto e datazione
Questo documento fa parte dei quattro Placiti Cassinesi registrati tra il 960 d.C. e il 963 d.C. Si tratta di una vertenza giudiziaria relativa al possesso di alcune terre contese tra un proprietario feudale locale e l’Abazia di Montecassino guidata dall’Abate Aligerno.
Testo e traduzione
Testimonianza: Sao ke kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti.
Traduzione: So che quelle terre, entro quei confini che qui sono descritti, le possedette per trent’anni la parte (il monastero) di San Benedetto.
L’importanza linguistica
Mentre la struttura dell’atto notarile è redatta nel consueto latino formale, il notaio inserisce la formula testimoniale in volgare campano per permettere ai testimoni illetterati di comprendere ciò che stavano giurando. È la prima scissione deliberata e ufficiale tra latino giuridico e lingua parlata.
💡 Perché il Placito Capuano è considerato l’atto di nascita dell’italiano?
Perché presenta per la prima volta la separazione consapevole tra il latino notarile e la lingua d’uso. L’estensore del documento sceglie intenzionalmente di trascrivere la testimonianza in volgare per conferirle valore legale, inaugurando la storia documentaria della lingua italiana.
La Formula di confessione umbra (1080 d.C.)
Contesto e datazione
Redatta intorno al 1080 d.C. presso l’Abbazia di Sant’Eutizio in Umbria, questa formula penitenziale serviva ai monaci confessori durante il sacramento della riconciliazione.
Testo e traduzione
Testo: Me accuso de lu corpus Domini, ke indignamente lu ricevì. De tutti li peccati ke homo pote fare et devedi, me nde accuso…
Traduzione: Mi accuso del corpo del Signore, che indegnamente ricevetti. Di tutti i peccati che un uomo può commettere e pensare, me ne accuso…
L’importanza linguistica
Il testo dimostra la penetrazione del volgare umbro nell’ambito religioso della catechesi popolare. Questa tradizione di volgarizzamento del sacro getterà le basi per la grande stagione della lirica religiosa del Duecento, culminante nel Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi.
“Nel Placito Capuano del 960 la distinzione tra latino e volgare è ormai netta e consapevole: l’estensore del documento sa bene di usare due codici diversi per due funzioni diverse.”
— Claudio Marazzini (La lingua italiana. Profilo storico)
L’Iscrizione di San Clemente (fine XI sec. d.C.)

Contesto e datazione
Dipinta alla fine dell’XI secolo d.C. negli affreschi della Basilica inferiore di San Clemente a Roma, l’opera illustra il miracolo del prefetto pagano Sisinnio, rimasto cieco e sordo mentre cercava di arrestare il santo.
Testo e traduzione
- Prefetto Sisinnio: Fili de le pute, traite! (Figli di puttana, tirate!)
- Servi (Gosmari, Albertel, Carvoncelle): Falite de retro co lo palo, Carvoncelle! (Spingi da dietro col palo, Carvoncello!)
- San Clemente: Duritiam cordis vestri, saxa traere meruistis. (A causa della durezza del vostro cuore, avete meritato di trascinare sassi.)
L’importanza linguistica
L’affresco costituisce un vero e proprio antenato del fumetto moderno con marcata contrapposizione sociolinguistica: il volgare romanesco scurrile è affidato ai personaggi pagani e plebei, mentre il latino elevato è riservato alla battuta solenne del Santo.
💡 Che lingua si parla nell’iscrizione di San Clemente?
Nell’iscrizione coesistono due lingue distinte: il volgare romanesco plebeo (usato dai servi e dal prefetto Sisinnio con espressioni scurrili) e il latino ecclesiastico solenne pronunciato da San Clemente.
Il Ritmo Bellunese (ca. 1193 d.C.)
Contesto e datazione
Composto intorno al 1193 d.C., questo testo in versi celebra la vittoria militare dei comuni di Belluno e Feltre contro la città di Treviso con la conquista del castello di Casteldardo.
Testo e traduzione
Testo: De Castel d’Ard ha pres i bona part. / I lo getà tutto intro lo flumo d’Ard…
Traduzione: Di Casteldardo hanno preso la maggior parte. / E lo gettarono tutto dentro il fiume Ardo…
L’importanza linguistica
Il Ritmo Bellunese segna il passaggio dal documento pratico alla narrazione poetica in volgare veneto. È uno dei primissimi frammenti in cui la lingua d’uso viene piegata al ritmo metrico per celebrare un evento epico contemporaneo.
💡 Qual è la differenza tra l’Indovinello Veronese e il Placito Capuano?
La differenza principale risiede nell’intenzionalità: l’Indovinello Veronese è una nota a margine informale in cui il copista mescola latino e volgare senza una precisa volontà scientifica; il Placito Capuano è una sentenza giuridica ufficiale stesa con la deliberata intenzione di separare il latino dal volgare parlato.
Fonte immagini: pubblico dominio
Ultimo aggiornamento: 31 luglio 2026
🇮🇹 Dalle origini dell’italiano all’Ottocento — L’atto di nascita della nostra lingua con il Placito Capuano, la fiaba barocca di Basile, l’Orlando Furioso e il Romanticismo di Leopardi, Foscolo, Verga e Manzoni. Esplora i pilastri della nostra storia letteraria nella nostra Guida alla Letteratura Italiana.

