Latinismi nella lingua italiana: significato, elenco ed esempi

Latinismi più usati in italiano

Anche se spesso viene definita una “lingua morta”, il latino sopravvive quotidianamente all’interno della lingua italiana. I latinismi, ovvero parole o intere frasi ereditate dal latino e integrate nel nostro lessico, sono molto più frequenti di quanto si pensi. Si trovano in ambiti specifici come quello giuridico, scientifico e religioso, ma anche in moltissime espressioni di uso comune. Il fatto che l’italiano sia una lingua romanza, derivata direttamente dal latino, ha favorito la conservazione di questo immenso patrimonio linguistico. Vediamo insieme alcuni dei latinismi più diffusi.

Cosa sono i latinismi in breve

Concetto chiave Spiegazione sintetica
Definizione Parola o locuzione propria della lingua latina accolta in un’altra lingua (es. l’italiano).
Esempi comuni Iter, virus, curriculum, gratis, agenda.
Ambiti d’uso Diritto, burocrazia, medicina, linguaggio quotidiano.

Quali sono i latinismi più comuni: elenco e significato

Questi termini sono entrati a far parte del nostro linguaggio quotidiano, a volte senza che ci rendiamo conto della loro origine. Spesso si tratta di parole legate alla vita pratica o alla tecnologia.

Latinismo Traduzione letterale Uso corrente
Agenda “Cose da farsi” Il taccuino o diario su cui si annotano impegni e appuntamenti.
Alibi “Altrove” Prova che dimostra la propria estraneità a un fatto, trovandosi in un altro luogo.
Alter ego “Altro io” Una seconda personalità o una persona talmente affine da essere considerata un altro sé stesso.
Bis “Due volte” Richiesta di ripetere un’esibizione o di avere una seconda porzione di cibo.
Extra “Fuori” Indica qualcosa in più, non compreso nel consueto o qualcosa di eccezionale.
Focus “Focolare”, “fuoco” Il centro, il punto principale di un discorso, di un’immagine o di un problema.
Gratis Per “grazia”, “benevolenza” Senza pagamento, in modo gratuito.
Lapsus “Scivolone”, “caduta” Errore involontario nel parlare o nello scrivere.
Video “(Io) vedo” Usato come sostantivo per indicare una registrazione audiovisiva.
Virus “Veleno”, “tossina” Agente patogeno responsabile di malattie o, in informatica, un software dannoso.

Latinismi adattati e non adattati: le differenze

Per capire a fondo come il latino influenza l’italiano, è fondamentale distinguere tra due tipologie di prestiti linguistici, una classificazione spesso citata anche dall’Accademia della Crusca:

  • Latinismi non adattati: Sono parole rimaste identiche alla forma latina originale. Vengono usate come se fossero parole straniere, mantenendo la grafia e spesso la pronuncia (es. iter, virus, referendum, tutor).
  • Latinismi adattati: Sono parole che derivano dal latino ma hanno subito una trasformazione morfologica per adattarsi alle regole grammaticali dell’italiano, come la perdita della consonante finale o il cambio di desinenza (es. causa da “causa”, vizio da “vitium”).

Latinismi giuridici e del linguaggio burocratico

L’ambito del diritto e dell’università è quello in cui i latinismi puri sopravvivono con maggior vigore, garantendo un linguaggio tecnico preciso e universale.

Latinismo Traduzione letterale Uso corrente
Ad hoc “Per questo” Indica una soluzione o una commissione creata appositamente per un determinato scopo.
Curriculum vitae “Corso della vita” Documento che riassume le esperienze formative e professionali di una persona.
Deficit “Manca” Utilizzato in economia per indicare un’eccedenza delle uscite sulle entrate.
Ex aequo “A parità di merito” Indica una posizione di parità in una classifica o competizione.
Iter “Percorso”, “cammino” La procedura da seguire per compiere un atto, specialmente in ambito burocratico o legislativo.
Qui pro quo “Qualcosa per qualcos’altro” Un equivoco o un malinteso, scambiare una persona o una cosa per un’altra.
Sine qua non “(Condizione) senza la quale no” Una condizione indispensabile, un requisito necessario.

Frasi latine celebri e proverbi ancora in uso

Oltre ai singoli vocaboli, usiamo anche intere frasi latine diventate celebri, spesso derivate da grandi autori come Orazio o dalla tradizione ecclesiastica.

  • Carpe diem: “Cogli l’attimo”. Celebre frase del poeta Orazio, un invito a vivere il presente.
  • De gustibus non est disputandum: “Sui gusti non si deve discutere”. Usata per affermare che le preferenze personali sono soggettive.
  • Melius abundare quam deficere: “Meglio abbondare che scarseggiare”. Un invito alla generosità o alla prudenza nell’avere più del necessario.
  • Non plus ultra: “Non più oltre”. Indica il limite massimo, l’apice di perfezione o qualità.

Domande frequenti (FAQ)

Perché usiamo ancora così tanti vocaboli latini?

L’italiano è una diretta evoluzione del latino volgare. Molti termini sono rimasti nel lessico per tradizione ininterrotta. Altri, invece, sono stati recuperati dal latino classico in epoche successive (prestiti dotti) per la loro precisione, specialmente in ambito scientifico, filosofico e giuridico.

Tutti questi termini sono considerati latinismi?

Tecnicamente, si definisce latinismo una parola o espressione che mantiene la sua forma latina originale (es. ad hoc, iter). Termini come “agenda” o “virus”, pur avendo un’origine latina identica, sono ormai parole italiane a tutti gli effetti, completamente integrate nella nostra morfologia e pronuncia.

Quanti sono i vocaboli latini in totale?

È difficile dare un numero preciso. Si stima che il lessico del latino classico contasse tra le 20.000 e le 60.000 parole. L’eredità che ha lasciato all’italiano è immensa, costituendo la base della stragrande maggioranza del nostro vocabolario.

Fonte immagine: Pixabay.

Articolo aggiornato il: 28 gennaio 2026

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A proposito di Alessandra Nazzaro

Nata e cresciuta a Napoli, classe 1996, sotto il segno dei Gemelli. Cantautrice, in arte Lena A., appassionata di musica, cinema e teatro. Studia Filologia Moderna all'Università Federico II di Napoli.

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