L’Esistenzialismo: tra realtà, scelte e responsabilità

L'Esistenzialismo

L’Esistenzialismo è una corrente filosofica nata tra i due conflitti mondiali, le cui radici sono strettamente annesse al pensiero di Søren Kierkegaard. Con il termine esistenzialismo s’intende ogni filosofia che si propone come analisi dell’esistente; si tratta di una corrente di pensiero che trova espressione in vari ambiti: nella filosofia, nella letteratura, nelle arti, nella quotidianità. Gli studiosi che si approcciarono alla disciplina, fortemente studiata ed analizzata ancora oggi, miravano a descrivere razionalmente il mondo, tutto ciò che circonda l’uomo, per fornire una risposta, o meglio, una spiegazione universalmente valida.

Principali esponenti dell’Esistenzialismo e concetti chiave

Autore Concetto Cardine Focus Filosofico
Jean-Paul Sartre Nausea Irrazionalità dell’esistenza e responsabilità assoluta.
Søren Kierkegaard Singolo Distinzione tra pensiero razionale e realtà esistente.
Fëdor Dostoevskij Libertà e Scelta Il peso della responsabilità di fronte alle possibilità della vita.
Albert Camus Assurdo Riconoscimento del silenzio del mondo di fronte ai bisogni umani.

L’Esistenzialismo tra filosofia e letteratura

Ammesso che l’uomo sia artefice della propria esistenza, che però ha un carattere spesso irrazionale. Ad affermarlo fu il celebre filosofo Jean-Paul Sartre, secondo cui l’esistenza è qualcosa di irrazionale, ossia estranea a qualsiasi spiegazione esterna. Semplicemente l’uomo esiste, catapultato in una realtà alla quale spesso non sente di appartenere, verso cui si oppone, nutre risentimento, e della quale non comprende tutti gli aspetti in modo razionale. La sensazione emotiva di questa mancanza di senso dell’esistenza è ciò che Sartre chiama “nausea”. In balia di questa esistenza quasi “sconfinata”, l’uomo può provare a dare un senso alla propria esistenza, decidendo (attraverso i propri comportamenti) cosa essere all’interno della società.

Una riflessione, quella di Sartre, che si oppone al pensiero espresso da Kierkegaard; secondo il filosofo danese, infatti, l’insieme dei concetti, dei pensieri, e di tutte quelle realtà razionali, rappresentano qualcosa di differente rispetto alle realtà esistenti; pensiero e realtà sono due aspetti diversi, e non è vero che ciò che è reale è razionale e viceversa. Per approfondire questa dicotomia, è possibile consultare la voce Existentialism sulla Stanford Encyclopedia of Philosophy.

Ricordiamo che l’Esistenzialismo, in quanto corrente filosofico-letteraria, s’inserisce in un periodo storico piuttosto complicato e frammentato, quello dei conflitti mondiali. Durante quegli anni, guerra, odio, distruzione, fecero emergere una serie di problematiche relative alla persona intesa come individuo. Una vera e propria frattura sociale, costellata di domande ed interrogativi di natura esistenziale, alimentata anche dalla forte delusione culturale e dalla decadenza di tutti quegli ideali propri delle correnti del pensiero ottocentesco.

Come detto poc’anzi, l’Esistenzialismo può definirsi una corrente letteraria vera e propria, e ciò perché esso è fortemente collegato a vari aspetti propri della letteratura. Autori esistenzialisti furono Franz Kafka, Fëdor Dostoevskij, Albert Camus; i primi sono intesi come ispiratori dell’Esistenzialismo, invece Camus appartiene al periodo storico nel corso del quale si sviluppò l’Esistenzialismo vero e proprio. Con Dostoevskij emerge il problema dell’uomo che, posto di fronte alle possibilità della vita, deve scegliere e subire il peso di tale responsabilità, tema magistralmente trattato nelle Memorie dal sottosuolo. Proprio il concetto della responsabilità riprende la posizione di Sartre, che prendendo in esame la malafede dell’uomo, evidente in alcune situazioni e/o circostanze, sceglie, o meglio, si auto-convince di una determinata cosa, ma senza assumersi la responsabilità delle proprie azioni.

Tanti temi ed argomentazioni ancora oggi valide

Ciò si collega ad un altro aspetto importante, una caratteristica dell’Esistenzialismo alla quale non si può non alludere: l’angoscia davanti alla scelta. Nessuno è capace di scegliere facilmente qualcosa, e il grado di difficoltà della scelta stessa angoscia l’uomo. Spesso da quella scelta dipendono poi azioni successive e dunque quella libertà (il cosiddetto libero arbitrio) diventa per l’uomo motivo di preoccupazione.

Chi vive in malafede non si assume la responsabilità delle proprie scelte e così facendo mette da parte ogni forma di libertà cercando di anestetizzare quell’angoscia nata dal dover sempre scegliere liberamente. L’uomo, a causa della sua finitezza, non ha a disposizione una formula certa e sicura che gli dica quale sia il modo migliore di esistere e quindi è costretto a scegliere tra diverse possibilità, respingendone altre, per paura di fare la scelta sbagliata. Probabilmente fu proprio quel senso di angoscia che spinse alcuni uomini della società borghese, soprattutto in Francia, a classificare gli esponenti dell’Esistenzialismo quali persone angoscianti, destabilizzanti, fatalisticamente deleterie.

In un discorso perfettamente contestualizzabile, si può affermare che l’uomo, per crescere e vivere libero, deve prendere coscienza di sé, di ciò che è, anche in relazione al ruolo all’interno della società. Ecco dunque che l’Esistenzialismo è una corrente letteraria senza tempo, un sentire sì individuale, ma che abbraccia tutti gli uomini, in quanto parte integrante del mondo.

Articolo aggiornato il: 03/02/2026

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